Ipnosi Umanistica e Problem Solving

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Ipnosi Umanistica e Problem Solving

 

 

Tutti i grandi avvenimenti hanno luogo nella nostra mente”

O.Wilde

 

 

Indice: Ipnosi Umanistica - Perdere peso con l'Ipnosi - Smettere di fumare con l'Ipnosi - Tecniche Immaginative Guidate - Ipnosi e narrazioni: il costruttivismo nell’approccio strategico - La costruzione di "realtà" cliniche di Paul Watzlawick - Definire la normalità - Implicazioni per la psicoterapia - Realtà di primo e secondo ordine - Realtà e Psicoterapia - Intervista: Giorgio Nardone e la Terapia Breve Strategica - Il Problem Solving

 

 

Ipnosi Umanistica

L'Ipnosi rientra a pieno titolo nel gruppo delle Terapie Alternative perchè i risultati di decenni di applicazione nel trattamento psichiatrico sono la base scientifica della sua impostazione odierna. Derivano da Milton H. Erickson e collaboratori le novità e le sperimentazioni più ardite dell'Ipnosi Clinica. Dall'America, ricca di Scuole, di correnti ideologiche, di ricercatori spregiudicati, proviene il contributo più corposo e organico alla sistemazione della Nuova Ipnosi. L'Ipnosi trae la sua forza semplicemente dalla potenza della Parola.

 

Il Cliente trova aiuto e conforto per alleviare, controllare o eliminare disturbi come: dolore fisico, depressione, ansia, attacchi di panico, panico forense o del palcoscenico, stanchezza, vergogna, insonnia, scarsa memoria, abitudini nocive ( fumare e mangiare in eccesso, rosicchiare le unghie, ingoiare i capelli ecc.), sentimenti repressi, fobie di varia natura, e non solo, ma molto altro ancora…

 

L’ipnosi altro non è che uno strumento per comunicare con il nostro profondo… Riappropriarci di noi stessi, di quello che siamo veramente, attingendo alle nostre potenzialità profonde, ci permette di trovare le possibili soluzioni ai nostri problemi. L’ipnosi è proprio questo: un viaggio. Un percorso all’interno di noi stessi, durante il quale il terapeuta ci accompagna, aiutandoci a rendere agevole il compito… Un viaggio che il terapeuta e il cliente compiono insieme e sullo stesso piano, durante il quale guardano delle cose, le ascoltano, le percepiscono, le gustano… Non si porta il compagno di viaggio a diventare quello che non è, ma a recuperare quello che è! E’ un processo, a volte lento ma comunque inarrestabile, di conoscenza e di comprensione delle infinite potenzialità che spesso non sapevamo di avere… E’ anche un modo per semplificare la vita, liberandoci delle cose che non ci servono più e ricercando invece quelle che ci piacciono, quelle che sono rimaste in fondo a un cassetto, del quale, nel corso degli anni, avevamo persino dimenticato l’esistenza…

 

[Che sia chiaro… tutto ciò non ha nulla a che fare con l’ipnosi adottata dalla televisione o dal teatro: quella è solo ipnosi autoritaria che non ha alcun scopo nobile e terapeutico, ma vuole invece ottenere obbedienza al solo fine di fare spettacolo e quindi servendosi di individui naturalmente e facilmente manipolabili…]

 

“L’ipnosi è come uno stato fluido, come lo scorrere dei liquidi vitali all’interno del nostro corpo, come la via dell’acqua che scorre. Allo stesso modo di un torrente in piena a primavera, che rimuove i detriti accumulati nel suo alveo, l’ipnosi porta via e rinnova i pensieri, fa scorrere le idee nella direzione del mare, dove si perdono come vele tra i flutti. Un ciclo di andate e ritorni, poiché quell’acqua arrivata al mare si mescola e si confonde, si riassorbe ai raggi del sole, si condensa in nuvole che spinte dal vento si dirigono verso le montagne e tra le vette inviolate, quindi ricade come pioggia, neve, ghiaccio, per riprendere il suo ciclo. L’acqua nel suo scorrere nutre la terra che bagna e la rende fertile, recettiva a essere seminata da nuove e feconde idee. Erode i fianchi delle grandi montagne mutando il paesaggio, scava e s’insinua nei grandi massi e a poco a poco li frantuma, liberando rosso rubino, verde smeraldo e blu zaffiro. E quei sassi affrancati dalla roccia corrono nel letto del fiume, sagomandosi e arrotolandosi come biglie colorate. E nel continuo scorrere si frantumano e diventano sabbia, spiaggia sulla quale stendersi e lasciare l’impronta del corpo consentendo all’anima di vagare nello spazio e nel tempo…”

 

Perdere peso con l’Ipnosi

La maggior parte della ricerca scientifica in merito indica che il senso più rapido e più sano perdere il peso è seguire semplicemente una dieta controllata e più esercizio fisico. Tuttavia come soluzione a breve e a lungo termine non si rivela affatto semplice, ci vogliono grandi dosi di intenzione e volontà per modificare delle abitudini perpetuate magari per anni. Allora cosa fare se trovi difficoltà a fare più esercizio fisico o a modificare le tue abitudini alimentari? Come e in che modo dovresti modificare le tue abitudini disfunzionali prima di poter realmente vedere una differenza significativa e definitiva? L’ipnosi è la risposta concreta a tutte le tue esigenze! Le tecniche ipnotiche per la perdita del peso, ormai comprovate scientificamente, ti aiuteranno a sviluppare un nuovo atteggiamento nei confronti della gestione del peso. Ti inciterà a ripensare al tuo atteggiamento e credenze circa te e il tuo approccio con il cibo. Acquisterai una maggiore carica sia fisica che mentale e contemporaneamente inizierai a notare i risultati chiaramente visibili. Inoltre proverai maggiore soddisfazione dal gustare ogni alimento da te consumato. Acquisterai un senso reale di soddisfazione e di realizzazione concretizzando in pieno i tuoi obiettivi.

 

Smettere di fumare con l’Ipnosi

Una ricerca condotta nel 1980 sugli studi riguardanti l’applicazione dell’Ipnosi nel trattamento dei fumatori ha mostrato che si sono potute ottenere percentuali di totale astinenza dal fumo entro un lasso di tempo di sei mesi fino ad arrivare all’ottanta per cento di successi dei casi trattati. Un vero passo in avanti! Comunque il problema maggiore non è tanto quello di smettere di fumare, ma quanto quello di non ricominciare. E gli appassionati della sigaretta, in genere, lo sanno benissimo per esperienza personale: non c’è nulla di più facile di decidere di smettere di fumare, perché tanto qualche giorno dopo, invariabilmente si ricomincia. Comunque, altro risultato sorprendente è stato quello di constatare che i soggetti che coprivano la percentuale di non astinenza dal fumo dopo il trattamento, hanno comunque ridotto il consumo di sigarette da tre, quattro pacchetti a cinque sei sigarette al giorno. Sorprendente direi.  Ormai le argomentazioni dei medici si conoscono a memoria: il fumo provoca danni ai polmoni, il cuore riceve una minore quantità di ossigeno, i vasi sanguigni vengono danneggiati, il sangue si coagula più facilmente e, di conseguenza, aumenta il rischio di enfisema polmonare e asma, cancro ai polmoni, infarto miocardico, arteriopatia obliterante con amputazione degli arti, ictus o embolia… e che, oltre che danneggiare se stessi, si procura del male anche alle persone amate. Ma tutto ciò non sembra costituire affatto un deterrente per il fumatore accanito. D’altra parte il fumo procura anche un piacere incredibile. In realtà la nicotina ha effetto calmante o eccitante a seconda dello stato d’animo di fondo. Tutto ciò può essere spiegato da un punto di vista medico in quanto questa sostanza agisce su entrambi i “tipi di nervi” del sistema nervoso autonomo, sia su quelli che esercitano un’azione stimolante sia su quelli che esercitano l’azione opposta. Inoltre fumare è un modo eccellente per sognare, si sprofonda perfino in una piccola trance, ci si sente forti o protetti, vivaci e creativi. Naturalmente la sigaretta rappresenta un surrogato all’appagamento di molti altri bisogni, che in quel momento non possono essere soddisfatti; si finisce così con “l’accendersene una”. Chi decide di smettere di fumare innanzitutto deve conoscere i rappresentanti di entrambe le parti in causa per poter meglio raggiungere il proprio obiettivo. L’ Ipnosi opera su più aspetti contemporaneamente, si è rivelata scientificamente un’ottima alleata, e rappresenta attualmente una delle maggiori risoluzioni, efficiente e risolutiva, per permettersi il lusso di dire addio a questa abitudine dannosa, malsana, autodistruttiva.

 

 

Tecniche Immaginative Guidate

Ogni immagine racconta una storia… “Quello dell’immaginazione è il linguaggio fondamentale che abbiamo. Tutto ciò che facciamo viene elaborato dalla mente sotto forma di immagini”, dice Dennis Gersten, psichiatra di San Diego ed editore di ‘Atlantis’, pubblicazione bimensile di tecniche immaginative. “Se pensate alla vostra infanzia, probabilmente ne ricorderete le immagini, non le parole. Chiedete a qualcuno del primo ricordo che ha dei suoi genitori: difficilmente vi riporterà una conversazione.”

Un’ immagine vale più di mille cure… Suona troppo fantasioso? Non tanto, secondo un numero sempre più crescente di medici, di vari operatori della salute, secondo i quali l’immaginazione è una terapia troppo a lungo sottovalutata dalla medicina classica. Le tecniche immaginative guidate accelerano la guarigione e sostengono l’organismo nella lotta contro centinaia di affezioni, comprese la depressione, l’impotenza, le allergie e l’asma. “La capacità della mente di influenzare il corpo è notevole”, afferma Martin L. Rossman, medico e condirettore dell’ Accademia di Tecniche Immaginative Guidate di Mill Valley in California. “Anche se non sono sempre sufficienti a curare un disturbo, le fantasie guidate possono essere di grande aiuto nel novanta per cento delle affezioni che vengono sottoposte al medico di famiglia.” Diverse ricerche suggeriscono che l’immaginazione può amplificare le difese immunitarie. Alcuni ricercatori danesi, per esempio, hanno rivelato una maggiore attività dei linfociti killer in dieci studenti universitari che si erano immaginati che il loro sistema immunitario stava diventando molto forte. I linfociti killer rappresentano una parte fondamentale del sistema immunitario perché sono in grado di riconoscere e distruggere le cellule di un virus, quelle tumorali e altri pericolosi invasori. Altri studi hanno dimostrato che con la visualizzazione si possono abbassare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, e influenzare positivamente problemi come l’insonnia, l’obesità, le fobie e gli attacchi di panico. Le tecniche immaginative guidate operano dei veri e propri miracoli nell’organismo in quanto il cervello reagisce agli stimoli immaginari nello stesso modo in cui reagisce a quelli reali. “La fantasia somiglia alla realtà nel senso che, se osserviamo l’attività del cervello nel momento in cui si immagina qualcosa, la sua attività è sorprendentemente simile a quella che mostra quando ciò che percepisce è reale”.

 

 

Il Problem Solving

Problem Solving significa letteralmente “risolvere problemi”. Il termine è stato utilizzato originariamente soprattutto in riferimento ai problemi logico-matematici, ma negli ultimi anni è stato sempre più utilizzato per riferirsi allo studio delle abilità e dei processi implicati nell’affrontare i problemi di ogni genere (da quelli pratici e organizzativi, a quelli comunicazionali e psicologici) in modo positivo ed efficace.

Il Problem solving come abilità generale di approccio ai problemi, viene insegnato ormai da molti anni con notevoli risultati in vari ambiti: nelle organizzazioni, nel business, nell'insegnamento, nel coaching, nel counseling e in psicoterapia. In ciascuno di questi campi, la sua utilizzazione si è affermata come strumento principe per incrementare le abilità di management, di insegnamento, nella relazione di aiuto e per migliorare la comunicazione tra le persone e la crescita personale.

A seconda dell'ambito di utilizzazione del Problem solving, sono stati individuati strumenti specifici che consentono di inquadrare i problemi in modo accurato. Tuttavia le abilità di base ed i processi fondamentali di Problem solving sono gli stessi, qualunque sia il campo di applicazione.

Negli ultimi dieci, quindici anni, è stato sperimentato con successo l'insegnamento dei fondamenti del Problem solving in condizioni di disagio psicologico e sociale con notevoli risultati. Per cui il Problem Solving è divenuto uno strumento essenziale nella psicoterapia, nel counseling, nell'insegnamento, nella psicoeducazione, nella riabilitazione psichiatrica e come inquadramento della relazione di aiuto.

L’arte di risolvere i problemi si compone di diverse abilità. Tutti ne siamo dotati in qualche misura, ma è ben difficile che le possediamo tutte in grado elevato. Un buon risolutore di problemi non è necessariamente, contemporaneamente, un genio creativo come Pablo Picasso, un forte ragionatore come Immanuel Kant, e non è necessariamente un impeccabile e rigoroso Sherlock Holmes, e, allo stesso tempo, una persona dotata di straordinario senso pratico e di fulminante capacità di improvvisazione come James Bond.

Un buon solutore di problemi è colui che possiede tutte queste abilità in modo saldo e stabile, armonico e bilanciato.

Problemi, ostacoli, obiettivi e soluzioni

I problemi esistono in quanto esistono degli obiettivi.

Ci accorgiamo di avere un problema quando incontriamo una difficoltà sul nostro cammino, quando ciò che stiamo facendo non consente di ottenere gli effetti desiderati.

Quando ci rendiamo conto di avere un problema (sia perché ci accorgiamo di uno specifico ostacolo, sia perché viviamo uno stato di disagio), ci stiamo trovando, in realtà, di fronte alla necessità, se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi, di cambiare qualcosa nel nostro modo di vedere, sentire e capire le cose e nel nostro comportamento.

Se non ci accorgiamo di questa necessità, si genera un opprimente paradosso: più rimaniamo ancorati all’ostacolo o al disagio, concentrandoci su di essi nel tentativo di trovare soluzioni, meno ci riusciamo. E ciò accade perché ripercorriamo mentalmente e con il comportamento sempre le stesse vie, che sono quelle che in realtà sostengono il problema. Per risolvere il problema dobbiamo, invece, cambiare qualcosa. Dobbiamo inventare dei percorsi alternativi, nuovi, efficaci, per raggiungere i nostri obiettivi.

Il Problem solving è dunque l’arte delle strategie per raggiungere gli obiettivi.

Un obiettivo è uno stato al quale aspiriamo consapevolmente, a partire dal nostro stato attuale.

Un problema è una condizione in cui ciò che stiamo facendo, o le azioni che compiamo abitualmente, o le conoscenze che abbiamo non sono sufficienti per raggiungere i nostri obiettivi; da ciò risulta uno stato di disagio e l’identificazione di ostacoli nel nostro cammino. Un problema è un implicito invito al cambiamento.

Un ostacolo è l’insieme degli impedimenti a procedere come di consueto o secondo le nostre conoscenze ed esperienze, in direzione di un obiettivo.

Una soluzione è l’insieme dei cambiamenti nello stato mentale e nei comportamenti che ci consentono di raggiungere il nostro obiettivo. Non sempre le soluzioni coincidono con la rimozione di ostacoli.

Un problema è pertanto il riconoscimento della necessità di inventare e sperimentare dei cambiamenti che ci consentano di raggiungere i nostri obiettivi. Avere un problema significa che la nostra mappa della realtà è insufficiente, e che se vogliamo raggiungere il nostro obiettivo dobbiamo impegnarci a modificarla, ampliarla o integrarla; quindi dobbiamo individuare, inventare e sperimentare stati mentali e comportamenti nuovi.


Le fasi del problem solving

Sebbene un processo di PS comprenda numerosi passaggi che possono essere variamente intrecciati ed integrati tra di loro, possiamo suddividerlo complessivamente in 4 fasi.

 

Prima fase: identifichiamo il problema/obiettivo.
Seconda fase: generiamo delle possibili soluzioni.
Terza fase: scegliamo, valutiamo e pianifichiamo la soluzione.
Quarta fase: eseguiamo il piano e valutiamo i risultati.

 

Ogni fase ha un suo preciso scopo e si avvale di uno specifico atteggiamento mentale.

La prima fase serve per conoscere bene la natura del problema e degli obiettivi. Presuppone un atteggiamento osservativo o conoscitivo. Conoscere, però, ha qui un significato più ampio di quello normalmente attribuito a questa parola. Non si tratta di conoscenza logico-scientifica, ma di avere accesso agli aspetti più profondi della nostra vita, si tratta di ri-conoscere ed accettare i nostri autentici bisogni, i nostri desideri, le nostre esigenze e, perché no, le nostre paure. Di questo aspetto abbiamo parlato nelle pagine precedenti.

La seconda fase è decisamente la più creativa del PS in quanto ha come scopo quello di generare soluzioni possibili. Si richiede un atteggiamento che lasci campo libero al pensiero e permetta di abbandonarsi alle proprie visioni, intuizioni, sensazioni e persino emozioni. In questa fase è importante lasciare la mente libera di collegare tra di loro elementi apparentemente lontani, avere accesso alle nostre risorse e formulare anche quelle ipotesi che normalmente escluderemmo perché apparentemente poco realistiche o incompatibili con le nostre idee di fondo. La ricerca di soluzioni, infatti, richiede a volte l’abbandono di alcune convinzioni che ci hanno guidato in precedenza, oppure la loro integrazione o modifica.

La terza fase ha lo scopo di produrre dei veri e propri piani di azione dettagliati. Presuppone un atteggiamento realistico e critico. Quando le idee diventano progetti, è importante valutare il loro grado di realismo, cioè il loro impatto con la realtà.

La quarta fase è l’esecuzione del piano. Il suo scopo è di rendere effettivo il progetto e include la valutazione empirica della sua efficacia. È caratterizzata da un atteggiamento mentale operativo, pratico, esecutivo.

Le diverse fasi ed i diversi atteggiamenti mentali (conoscitivo, creativo, critico ed esecutivo) fanno parte della stessa squadra ed è bene che imparino a lavorare per lo stesso scopo, invece di giocare l’uno contro l’altro, come invece a volte accade.

In un gruppo di lavoro o in una famiglia, ad esempio, è possibile che persone con uno stile cognitivo maggiormente tendente all’esame critico della realtà vengano percepite come “bastoni tra le ruote” quando si tratta di fare qualcosa. Allo stesso modo, chi tende ad una esuberante produzione creativa, può essere considerato “avventato” e inconcludente dalle componenti realistiche del gruppo.

Nessun problema può essere affrontato e superato solo con la chiarezza delle idee o solo con la creatività, né è possibile farlo solo con la critica, il realismo o un buon atteggiamento pratico. Tutte queste componenti sono indispensabili. Perciò a nulla vale biasimare chi, in un gruppo di persone, abbia una maggiore predisposizione ad un tipo di atteggiamento rispetto agli altri. Il suo ruolo deve essere valorizzato ed utilizzato per il buon funzionamento di tutto il gruppo.

A volte, quando affrontiamo il PS da soli, questa lotta avviene tra le varie parti di noi stessi. In questo caso il nostro scopo sarà quello di attivare, stimolare e far crescere le parti più “pigre”, contribuendo così alla nostra crescita complessiva. In tal caso, il Problem Solving può essere considerato, a ragione, l’arte di armonizzare le nostre parti creative con quelle osservative, realistiche e pratiche e di orientarle agli obiettivi che vogliamo raggiungere.

Ecco una sintesi delle quattro fasi del Problem Solving.

 

Fase I (Osservativa)
IDENTIFICARE IL PROBLEMA/OBIETTIVO
1. Definire l’obiettivo.
2. Analizzare gli ostacoli.

 

Fase II (Creativa)
TROVARE LE SOLUZIONI
1. Generare le idee (Brain Storming).
2. Trasformare delle idee generiche in opzioni concrete.

 

Fase III (Critica-realistica)
VALUTARE E PIANIFICARE
1. Valutare efficacia, fattibilità e conseguenze.
2. Scegliere la soluzione.
3. Pianificare (chi, cosa, quando, come e con quali risorse).

 

Fase IV (Esecutiva)
METTERE IN PRATICA
1. Eseguire il piano.
2. Valutare i risultati.

 

 

 

 

 

 

 
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