Mistica e Psicologia |
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A c c a d e m i a
del
B e n e s s e r e
P s i c o s o m a t i c o
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Discorsi Meditativi di Mistici Rivoluzionari OSHO - Krishnamurti
“Il futuro uscirà da questo presente”
Indice: Introduzione alla vita - Ho sentito una storia... - Mi ami? - Per paura... - Paura della vita - Chi ha paura della morte? - Che cos’è questa paura? - Paura e senso di colpa - Sulla soglia dell’ignoto - Il bambino in panico - Che cosa è la paura? - Le quattro Grandi Paure dei Bambino Interiore Ferito - Le nostre paure sono mascherate da rifiuto - Da dove nasce la paura? - Il primo passo è accettare la paura - Giudicare: un male dell’anima - “Il segreto dei 15 lumi” - Sufi di ora e di allora. Tanti mondi, un solo mondo - La mistica secondo le Tradizioni - Parole di Osho… - Il tuo potenziale - La meditazione - I sogni - Il vuoto interiore - Lo scopo di questi discorsi - Cosa dicono i dottori sulle meditazioni dinamiche di Osho - E per creare l'uomo nuovo devi cominciare proprio da te - Una nuova educazione per l’uomo nuovo - La psicologia della rabbia - Il conflitto religioso - L’evoluzione - U.G.K. Uppaluri Gopala Krishnamurti - Il coraggio di essere liberi dal passato - Uppaluri Gopala Krishnamurti - U.G. I primi anni - L’incontro con Ramana Maharishi - La frequentazione con Jiddu Krishanamurti - Il periodo di Londra - Il periodo Svizzero - La calamità
Esistono due tipi di persone: quelle che continuano a pensare al futuro, senza preoccuparsi affatto del presente; e quelle che non se ne preoccupano. Io non penso al futuro, sono un tipo di persona completamente diverso: il futuro non ha importanza. Tutto il mio sforzo è abbellire questo momento presente, rendere la gente più celebrativa e felice, darle un bagliore della beatitudine, portare la risata nella loro vita. A quel punto il futuro si prenderà cura di se stesso. Non abbiamo bisogno di preoccuparci del futuro, viene da sé; deriva da questo momento. Lasciamo che questo momento sia di grande celebrazione…
Trasforma in meglio Il peggio: questa è l’arte di vivere.
Quando ami una persona cominci subito a pensare al matrimonio, a un contratto legale. Perché? Cosa c’entra la legge con l’amore? C’entra, perché manca l’amore. E solo una fantasia che sai essere effimera. E prima che scompaia è bene sistemare le cose, adoperarsi affinché diventi impossibile separarsi. Esistono Fiori dell’amore che sbocciano solo dopo una lunga intimità, e ne esistono altri che sono stagionali: in sei settimane si aprono al Sole, e dopo altre sei sono spariti per sempre. Esistono fiori che impiegano anni per spuntare, e ce ne sono altri che impiegano ancora più tempo. Più lunga l’attesa, maggiore sarà la profondità. Dimenticati le relazioni e impara a relazionarti. Quando sei in una relazione cominci a darti per scontato. Ecco ciò che distrugge le storie d’amore. La donna pensa di conoscere l’uomo e l’uomo pensa di conoscere la donna. Nessuno invece sa nulla. E impossibile conoscere l’altro: resta un mistero. E dare per scontato è irrispettoso, offensivo. Pensare di conoscere tua moglie è molto, molto presuntuoso. Come puoi conoscere quella donna? Come puoi conoscere quell’uomo? Sono processi, non cose. La donna che hai conosciuto ieri, oggi non c’è più. Tantissima acqua è passata nel Gange: è sempre un’altra, totalmente diversa. Relazionati daccapo, ricomincia di nuovo, non darla per scontata. E osserva in viso l’uomo con cui hai dormito l’altra notte. Non è più la stessa persona, è cambiato moltissimo; tantissime cose, in numero incalcolabile, sono cambiate. Questa è la differenza tra una cosa e una persona. I mobili della stanza sono gli stessi, ma l’uomo e la donna no. Esplora ancora, ricomincia di nuovo. Ecco il significato del relazionarsi. Relazionarsi vuol dire ricominciare in continuazione, sforzarsi sempre di arrivare a conoscersi e acquisire familiarità con l’altro, presentarsi e ripresentarsi sempre e di nuovo: provare a scorgere tutte le sfaccettature della personalità altrui, andare sempre più in profondità nel mondo dei suoi sentimenti, nei più profondi recessi del suo essere; tentare di sciogliere un mistero che non può essere sciolto. Questa è la gioia dell’amore: l’esplorazione della consapevolezza. E se ti relazioni, senza scadere nella relazione, l’altro diventerà uno specchio. Esplorandolo, esplorerai te stesso senza accorgertene. Scendendo in profondità nell’altro e arrivando a conoscere i suoi sentimenti, i suoi pensieri e i moti più profondi del suo animo, conoscerai anche i moti del tuo animo. Gli amanti diventano uno specchio l’uno dell’altro, e l’amore si trasforma in una meditazione. La relazione è brutta, il relazionarsi è splendido. Nella relazione entrambe le persone diventano cieche l’una dell’altra. Prova a pensarci: quanto tempo è passato dall’ultima volta che hai guardato tua moglie, o tuo marito negli occhi? Forse anni. Dai già per scontato di conoscerla o conoscerlo. Cosa c’è da guardare ancora? Ti interessano più gli sconosciuti che le persone che conosci; perché di queste credi di conoscere l’intera conformazione dei loro corpi, il modo in cui rispondono, tutto ciò che è successo e si ripeterà di nuovo. È un circolo vizioso. Non è così, in realtà non è così. Nulla mai si ripete: tutto è nuovo ogni giorno. Solo i tuoi occhi e le tue supposizioni invecchiano; solo sul tuo specchio si raccoglie la polvere che ti rende incapace di riflettere l’altro. Per questo dico: “Relazionati”. E con questo voglio dire: «Resta sempre in luna di miele». Continuate sempre a cercare e a indagarvi l’un l’altra, a trovare nuovi modi di stare insieme e di amarvi. E ogni persona è un tale mistero infinito, imprevedibile e insondabile, che non si può mai dire: «Io la conosco» o «Lo conosco». Tutt’al più si può affermare: «Ho fatto de mio meglio per conoscerlo, ma il mistero resta tale». Di fatto, più conosci, più l’altro diventa misterioso. Allora l’amore è un’avventura senza fine. La gelosia non ha nulla a che fare con l’amore. In pratica, il tuo cosiddetto amore non ha nulla a che fare con l’amore. È una bellissima parola che usi senza conoscerne il significato, senza aver sperimentato cosa voglia dire. Continui a usare la parola «amore»; la usi al punto da aver dimenticato che non l’hai ancora sperimentata. Ecco uno dei pericoli nell’usare parole cosi belle; «Dio>’, «amore», «nirvana», «preghiera», parole splendide. Continui a ripeterle, e a poco a poco la ripetizione stessa ti dà la sensazione di sapere cosa vogliano dire. Cosa sai dell’amore? Se ne sapessi qualcosa, non potresti interrogarmi sulla gelosia, perché non è mai presente nell’amore. E ogni volta che è presente la gelosia, l’amore è assente. La gelosia non è parte dell’amore, ma della possessività. La possessività non ha nulla a che vedere con l’amore. Tu vuoi possedere: attraverso il possesso ti senti forte, il tuo territorio è più grande. E se qualcun altro provasse a oltrepassarlo, ti arrabbieresti. Se qualcuno avesse una casa più grande della tua, ti sentiresti geloso. Se qualcuno provasse a spogliarti della tua proprietà, ti sentiresti furente e geloso. Se ami, la gelosia è impossibile.
Prendi le cose con semplicità, non essere serio. La vita è un gioco, se lo comprendi in te affiora un intimo divertimento.
Ho sentito raccontare…Nel gelido Yukon, due cacciatori si fermano all’ultimo emporio per fare rifornimento in vista del lungo, buio inverno. Dopo aver caricato le loro slitte con farina, cibo in scatola, kerosene, fiammiferi e munizioni, sono pronti per sopravvivere nella distesa di neve che li aspetta. «Aspettate un secondo, ragazzi» dice loro il negoziante. «Che ne dite di prendere una di queste?», e mostra loro una larga asse ricurva simile a una clessidra. «Che cos’è?» chiede uno dei cacciatori. Il negoziante strizza l’occhio. «Si chiama asse dell’amore. Potete abbracciarla quando vi sentite soli. » «Ne prendiamo due!» esclamano gli uomini. Sei mesi dopo, uno dei cacciatori, barbuto e smunto, fa ritorno all’emporio. «Dov’è il tuo compagno?» chiede il negoziante. « Ho dovuto farlo fuori » brontolò il cacciatore. «L’ho sorpreso mentre si dava da fare con la mia asse dell’amore!» La gelosia non ha nulla a che fare con l’amore. Se ami la tua donna o il tuo uomo, come puoi essere geloso? Se la tua donna ride con qualcun altro, come puoi essere geloso? Sarai felice, perché la tua donna è felice; la sua felicità è la tua. Come puoi pensare contro la sua felicità? Ma guarda, osserva. Hai riso di questa storia, ma è ciò che accade ovunque, in ogni famiglia. La moglie diventa gelosa perfino del giornale, se il marito continua a leggerlo. Arriva a strapparglielo di mano: diventa gelosa. Il giornale distrae l’attenzione del marito: mentre lei è presente, come osa leggere il giornale? E un’offesa! Mentre c’è lei, deve essere totalmente posseduto da lei. Il giornale diventa un rivale. Che dire poi se il rivale è un essere umano? Basta che davanti alla moglie il marito cominci a parlare con un’altra donna mostrandosi contento — il che è naturale: la gente si stanca l’uno dell’altra, e qualunque novità diventa interessante — perché lei si arrabbi. Quando vedi passare una coppia e l’uomo è triste, puoi star certo che lui è il marito. Se è contento, allora non sono sposati; lei non è sua moglie. L’amore sa dare totale libertà; solo l’amore sa dare totale libertà. E se non la dà, non è amore, ma qualcos’altro. E un trip dell’ego. Se hai una donna bellissima, la vuoi mostrare in giro, farla vedere a tutta la città, quasi fosse una tua proprietà. È come quando possiedi una bella macchina e ci vai in giro, perché tutti sappiano che nessuno ha una macchina così bella. Alla tua donna regali dei diamanti, ma non per amore: lei è un ornamento del tuo ego. La porti da un club all’altro, ma deve restarti attaccata e far sempre mostra di appartenerti. Qualsiasi violazione del tuo diritto è sufficiente a farti arrabbiare: in quel caso la puoi anche uccidere... E pensi di amarla. Dietro ogni cosa c’è sempre un grande ego in azione. Vogliamo che le persone siano come oggetti. Le possediamo come tali, le riduciamo a oggetti. E la stessa cosa vale anche per gli oggetti .in quanto tali.
La calamità più grande che possa accadere A un uomo è di essere troppo serio e troppo pratico. Dopotutto, un po’ di follia e di eccentricità Fanno solo bene.
Un prete e un rabbino, vicini di casa, erano sempre in competizione. Se i Cohen rimettevano a nuovo il loro viale, padre O’Flynn ripavimentava il suo, e così via. Un giorno il prete comprò una Jaguar nuova, per cui il rabbino dovette prendere una Bentley. Quando questi si affacciò alla finestra, vide il prete che versava acqua sul cofano della macchina. Aprì la finestra e urlò: «Ehi, lo sai che non si mette così l’acqua nel radiatore?>,. «Ah» disse il prete. «La sto battezzando con l’acqua santa, ed è molto più di quanto tu possa fare con la tua.» Poco dopo il prete rimase sbalordito vedendo il rabbino sdraiato in strada, con il seghetto in mano, che tagliava via un centimetro dal tubo di scappamento della sua macchina! Ecco la mente: sempre in competizione. Il rabbino, dovendo fare qualcosa, pratica la circoncisione. Questo è il modo in cui stiamo vivendo: il modo dell’ego. L’ego non conosce amore, né amicizia, né compassione. L’ego è aggressione, violenza. L’amore non contiene gelosia, non ha ombre. L’amore è tanto trasparente da non proiettarne alcuna. Non è un oggetto solido, è trasparenza. L’amore è l’unico fenomeno sulla Terra che non crei ombre.
Il primo passo per aprirti alla vita È riconoscere la prigione nella quale vivi.
Mi ami? No! Mai! Perché io non faccio nulla. Se tu senti il mio amore, non è perché ti amo; è perché io sono amore. Tu lo avverti, ma io non ho niente a che fare con questo. È come quando un fiore si apre e la sua fragranza si spande. Non è che il fiore stia facendo qualcosa per diffonderla, che ci sia uno sforzo da parte del fiore; non è che, poiché gli stavi passando vicino, il fiore ti ha inondato con la sua fragranza. Anche se non fosse passato nessuno, la fragranza avrebbe comunque aleggiato sul sentiero vuoto, lo avrebbe colmato di sé. Essa non è diretta; non c’è alcuno sforzo. Semplicemente è: il fiore è sbocciato. Non c’è niente da fare. Quando il fiore sboccia, la fragranza si spande. Quando realizzi la tua più intima essenza, l’amore si diffonde. L’amore è la fragranza. Quello che tu chiami amore non è amore. Quello che tu chiami amore può essere tante cose diverse, ma non è amore. Può essere sesso; può essere avidità; può essere solitudine; può essere dipendenza; può essere possessività; può essere tante altre cose, ma non è amore. L’amore è non-possessivo. L’amore non ha niente a che vedere con qualcun altro, è lo stato del tuo essere. Una relazione è possibile, ma l’amore non è relazione. Una relazione può esistere, ma l’amore non è confinato a essa. È al di là, è più di questo. L’amore è uno stato dell’essere. Quando è una relazione, non può essere amore, perché esistono i due. E quando due ego sono presenti è inevitabile che vi sia un conflitto costante. Perciò quello che tu chiami amore è una lotta costante. A volte succede che, quando siete stanchi non vi scontrate, ma appena siete pronti vi scontrate di nuovo. Raramente accade che l’amore fluisca. Altrimenti, si tratta quasi sempre di un trip dell’ego. Stai cercando di manipolare l’altro; l’altro sta cercando di manipolare te. Stai cercando di possedere l’altro; l’altro sta cercando di possedere te. È politica, non e amore, sono giochi di potere Ecco perchè dall’amore nasce tanta infelicità, Se fosse stato amore, il mondo sarebbe stato un paradiso, non lo è. Anzi, non troverai un altro inferno più infernale di questo mondo. E come ha fatto a diventare un tale inferno? A partire dalle buone intenzioni. Siete in una condizione tale per cui non potete amare. Quando venite e mi chiedete dell’amore, ho sempre la sensazione che sia impossibile parlarne, perché voi volete dire una cosa e io ne intendo un’altra. Possiamo continuare a parlare per secoli e non ci sarà un incontro, un vero colloquio, perché voi avrete etichettato come “amore” una cosa che non lo è. Rimuovi quell’etichetta; guarda il suo contenuto, guarda in profondità il suo contenuto: odio, rabbia, avidità, gelosia, ambizione, ambizione di potere, distruttività. No, io non ti amo in questo modo. E non ti amo in nessun altro modo. Perché l’amore, per me, non può essere un fare. Non puoi fare uno sforzo per raggiungerlo; l’amore non può essere “fatto”. Puoi essere amore, ma non lo puoi fare: allora l’amore ha una tremenda bellezza e una quiete, un silenzio. In quel caso l’amore diventa preghiera. Allora non c’è bisogno di andare in un altro tempio; lo stato d’amore è il tempio. E i saggi hasidici hanno sostenuto questo amore. Hanno amato il mondo; hanno amato il mondo ordinario d’un amore straordinario. Hanno vissuto nel mondo, vi sono fioriti. Non sono mai fuggiti: erano mariti, padri. Vivevano in modo molto ordinario. Un marito lascia la moglie e va sull’Himalaya. Pensa che era nei guai, infelice, a causa della moglie. Questo è assolutamente sbagliato. Era nei guai, infelice, perché non era nello stato d’amore. Nello stato d’amore nessuno ti può rendete infelice. È impossibile. Un uomo che ha conosciuto l’amore rimane estatico.. incondizionatamente. Qualsiasi cosa succeda è irrilevante per lo stato del suo essere. Lo puoi uccidere, ma non puoi renderlo infelice. Lo puoi gettare in prigione, ma non puoi renderlo infelice. La sua libertà rimane totale. La sua libertà rimane intoccata, incorrotta.
Il mondo intero è un ciclone, ma una volta trovato il centro, il ciclone scompare: questo nulla è la vetta suprema della consapevolezza.
Esistono le paure ed esiste a perenne aspirazione a cercare, a indagare. E io spero che non siano le tue paure a vincere, poiché chiunque vive soggiogato dalle paure, non vive affatto: è già morto. La paura è parte della morte, non della vita. Il rischio, l’avventura, addentrarsi nell’ignoto, ecco che cos’è la vita! Dunque, cerca di comprendere le tue paure. E ricorda una cosa: non sostenerle, sono tue nemiche.
Per paura... Per paura noi creiamo una divisione tra la vita e La morte. Riteniamo che la vita sia buona e la morte cattiva, che la prima sia da desiderare e la seconda da evitare. Noi crediamo di doverci proteggere, in qualche modo, dalla morte. Questa idea assurda crea nella nostra vita un’angoscia profonda, perché una persona che si protegge dalla morte è incapace di vivere. Quella persona ha paura di espirare, quindi ha paura di inspirare, e di conseguenza è bloccata. Vive trascinandosi; la sua vita non è un fluire, non è più un fiume che scorre. Se desideri veramente vivere, devi essere pronto a morire. Ma chi è, dentro dite, a temere la morte? La vita teme la morte? Non è possibile. Come può la vita temere qualcosa che fa parte del suo processo? Qualcos’altro in te la teme: il tuo io. L’io è contrario sia alla vita sia alla morte, l’io teme sia la vita sia la morte. Teme la vita perché ogni sforzo, ogni passo verso la vita, avvicina la morte. Se vivi, ti avvicini alla morte. L’io teme la morte, quindi ha paura di vivere. L’io si limita a trascinarsi. Molte persone non sono né vive né morte, e questo è il peggio che ti possa capitare. Ogni volta che ti accade un istante di assoluta vitalità, vedi come, improvvisamente, è presente anche la morte. Accade in amore. Nell’amore la vita raggiunge il suo culmine, per questo la gente ne ha paura. Che cos’è questa paura dell’amore? È l’io... perché quando ami veramente una persona il tuo io inizia a sciogliersi. Non puoi amare se l’io è presente: diventa una barriera, e quando decidi di farla cadere l’io dirà: «Attenzione! Questa può essere una morte». Ricorda: la morte dell’io non è la tua morte, ma la tua vera possibilità di vita. L’io è solo una crosta dura e priva di vita che ti avvolge: deve essere spezzata e buttata via. Si è formata naturalmente: come un viaggiatore che, nel corso del viaggio, ha raccolto polvere sul suo abito, sul suo corpo, e deve lavarsi per liberarsene. Man mano che il tempo scorre, la polvere delle esperienze, della cultura, delle vite passate si deposita su di te. Quella polvere diventa il tuo io; si accumula e diventa una crosta attorno a te: deve essere spezzata e buttata via. Ci si deve lavare di continuo, ogni giorno, anzi ogni istante, in modo che non diventi una prigione. L’io ha paura dell’amore, perché con l’amore la vita raggiunge il suo culmine.., ma ogni volta che c’è un apice di vita, c’è un apice di morte: le due cose si accompagnano. Nell’amore, nella meditazione, nella fiducia, ogni volta che la vita diventa totale, è presente la morte. Senza la morte, la vita non può essere totale. Ma l’io pensa sempre in termini di divisione, di dualità; separa ogni cosa. L’esistenza è indivisibile, non può essere divisa. I processi non possono essere distinti. Sai indicare il momento in cui sei nato? Quando veramente la tua esistenza ebbe inizio? La vita inizia quando il neonato comincia a respirare, quando emette il primo vagito? Oppure prima, quando lo spermatozoo penetra l’ovulo? Quando esattamente inizia la vita? È un processo senza fine e senza inizio. Non ha inizio. Siamo esistiti dall’inizio, se mai un inizio c’è stato, e saremo qui fino alla fine, se mai una fine ci sarà. In realtà, non ci può essere alcun inizio e non ci può essere alcuna fine. Noi siamo vita, anche se le forme cambiano, anche se i corpi e le menti sono diverse. Ciò che noi chiamiamo vita è solo l’identificazione con un certo corpo, con una cena mente, portamento, e ciò che noi definiamo morte non è altro che uscire da quella forma, da quel corpo, da quel concetto.
Forse puoi cambiare le condizioni esteriori: non sarai mai soddisfatto perché qualcosa dovrà sempre essere modificato. Se non cambi dentro di te, la dimensione esteriore sarà sempre imperfetta.
Esiste soltanto una paura fondamentale; tutte le altre piccole paure derivano dall’unica paura che ogni essere umano porta dentro di sé. Si ha paura di perdere se stessi. Può essere nella morte; può essere in amore, ma la paura è sempre la stessa: tu hai paura di perdere te stesso. E la cosa strana è questa: solo coloro che non possiedono il proprio sé hanno paura di perdere se stessi. Coloro che possiedono se stessi, non hanno alcuna paura. Dunque, in realtà si tratta di un mettersi a nudo: non hai nulla da perdere, credi semplicemente di avere qualcosa da perdere.
Paura della vita No, non ho mai incontrato qualcuno che la temesse; viceversa, praticamente tutte le persone che ho incontrato hanno paura della vita. Lascia cadere questa paura della vita... infatti, puoi fare solo una delle due cose: puoi avere paura o puoi vivere, dipende da te. E che cosa c’è da temere tanto? Non puoi perdere nulla, non hai nulla da guadagnare. Abbandona ogni paura e tuffati totalmente nella vita. A un certo punto, un giorno, la morte arriverà come un ospite benvenuto non come un tuo nemico, e tu godrai della morte più di quanto abbia goduto la vita, poiché la morte ha la sua bellezza. E la morte è qualcosa di molto raro, accade una volta ogni tanto, la vita accade ogni giorno!
Che cos’è questa paura? La paura è speciale… quando non riesci a trovare alcun oggetto cui riferirla, quando non esiste alcun motivo di avere paura: in quel caso una persona è realmente terrorizzata. Se riesci a trovare un motivo, la mente si rilassa. Se riesci a rispondere al “perché?”, la mente trova una spiegazione a cui aggrapparsi. Tutte le spiegazioni servono solo a razionalizzare le cose: non risolvono nulla, semplicemente, una volta avuta una spiegazione razionale, ti senti tranquillo. Ecco perché la gente continua ad andare dallo psicanalista: per trovare delle spiegazioni. Perfino la spiegazione più stupida è meglio di niente: perlomeno ti puoi aggrappare a qualcosa!
In Amore tu liberi l’altro e, grazie alla sua liberazione, liberi te stesso.
Paura e senso di colpa La paura è naturale, il senso di colpa è una creazione dei preti. Il senso di colpa è un prodotto dell’uomo. La paura è qualcosa di innato, ed è essenziale: senza la paura non saresti in grado di sopravvivere. La paura è qualcosa di normale. Grazie alla paura, eviti di mettere una mano sul fuoco. Grazie alla paura, guidi a destra o a sinistra, rispettando il codice della strada del Paese in cui ti trovi. Grazie alla paura, eviti di ingerire veleni. Grazie alla paura, quando una macchina suona il clacson fai un balzo e ti sposti dalla strada. Se un bambino non avesse paura non avrebbe la benché minima possibilità di sopravvivere. La sua aura è un mezzo per proteggere la sua vita. Ma questa tendenza naturale a proteggerti può diventare eccessiva... Che ti separa dalla tua sostanza luminosa, che ti isola dal mondo intero… e dove c’è paura non ci può mai essere amore… sono due correnti, come il giorno e la notte… sono due energie che circolano incessantemente e creano un processo… la paura e l’amore… da qui tutto prende forma… nel male o nel bene… tu puoi scegliere dove stare! In realtà, non hai altre possibilità… solo due! da il tutto né è una conseguenza… tutte le forme prendono vita da queste due correnti… sta a te decidere dove stare… nella vita o nella morte, nell’amore o nella paura, nella luce o nel buio!
Sulla soglia dell’ignoto Non sapere con esattezza di che paura si tratti, è un tipo di paura ottimo. Significa che ti trovi sulla soglia dell’ignoto. Quando la paura ha un qualsiasi oggetto di riferimento si tratta di una paura comune. Si ha paura della morte: è una paura comune, istintiva; non c’è nulla di grandioso in questo, nulla di speciale. Qualcuno teme la vecchiaia, le malattie, le disgrazie: si tratta di paure comuni, varietà coltivate nel proprio giardino. Tu hai paura, non chiederti: «Perché?»...
Nelle tue mani hai solo questo istante di realtà. E questo momento non tornerà mai più. O lo vivi, oppure lo lasci per sempre non vissuto.
“Incominci a cercare una donna o un uomo che possa creare un certo insieme organico con te, una unità nella tua vita, in modo che questa carenza costante, questo qualcosa che manca, questo pesante senso di incompletezza nel tuo essere Venga rimosso... Ma nessuno ha mai trovato una donna o un uomo in grado di esaudire il desiderio di diventate un insieme completo.” Il nostro viaggio comincia esplorando la coscienza del bambino interiore. Queste sono le fondamenta della guarigione e del “ritorno a casa”. L’innocenza, la fiducia e la spontaneità con cui tutti nascemmo, sono state coperte a causa dei traumi che subimmo. Ciò che ora troviamo quando penetriamo la nostra vulnerabilità è un nucleo di paura, un mondo di paure molto profonde, di panico e addirittura di terrore. Chiameremo questo aspetto della coscienza della nostra infanzia “il bambino in panico”. Sin dalla più tenera età abbiamo imparato a trovare modi per compensare queste paure, profondamente insediate nel nostro essere, per poter sopravvivere. Il nostro bambino interiore ferito ha una sua propria mente, che opera abbastanza indipendentemente dal nostro adulto “compensato”. Lui — o lei — vive in un mondo tutto suo, basato sulle. esperienze e sui ricordi di un passato distante ma ancora molto vivo, che condiziona in maniera molto forte il presente. Il mio bambino interiore, per la maggior parte della mia vita, ha agito in maniera inconscia ma potentissima. Ora sono più consapevole di come si sente, di perché lo sente e in che modo operai; Esploriamo insieme il mondo di questo bambino fèrito. In fondo alla coscienza del nostro bambino ferito c’è la paura, non riconosciuta né accettata. Ma il problema non è la paura: è la nostra mancanza di consapevolezza e di accettazione di questa paura a causare difficoltà. Sabotiamo la nostra creatività, la nostra autostima e le nostre relazioni perché rintanato nel nostro inconscio c’è un bambino che ha perso la sua fiducia in se stesso e negli altri, è profondamente spaventato e ha sofferto la fame d’amore. Quelbambino reagisce da quello spazio di paura, da quella mancanza d’amore, in molti modi inconsapevoli. La mente irrequieta, l’ansia e la velocità con la quale molti mangiano, parlano, si muovono e si tengono occupati sono alcuni dei sintomi con cui si manifesta il bambino in panico.
Solo se porti un pesce fuori dall’oceano, capirà che quell’acqua era una benedizione. Altrimenti non capirà mai di esistere nell’oceano, e che Viverci è un dono meraviglioso: deve essere portato a riva, lasciato sotto il sole cocente sulla sabbia arida, solo così capirà il valore di quell’acqua. E se riuscirà a tornare nell’oceano, quel pesce Proverà una riconoscenza infinita. La stessa cosa è vera per noi… anche noi Dobbiamo perderci… per poi ritrovarci. Che cosa è la paura? Ora vedo che quel tipo di situazioni è soltanto la punta dell’iceberg. La nostra paura va molto più in profondità. E intensa. Abbiamo delle paure molto profonde legate alla sopravvivenza come guadagnare abbastanza soldi ed essere in grado di mantenerci. Temiamo di essere inadeguati sessualmente, temiamo le disfunzioni e l’impotenza. Tremiamo all’idea di non essere amati, di non essere desiderati o addirittura di esser respinti. Abbiamo paura che ci manchino di rispetto, che si abusi di noi, abbiamo paura di confrontarci con qualcuno, abbiamo paura di non sapere chi siamo. Abbiamo paura di non essere in grado di esprimere noi stessi, di essere insignificanti. A un livello più profondo, c’è sempre la paura del vuoto e della morte, probabilmente è alla base di tutte le altre. Le paure del nostro essere e quelle del nostro bambino interiore sono differenti. Le prime riguardano il morire e lo scomparire, le seconde, invece, coinvolgono le attività della nostra vita, il nostro esporci e partecipare a essa. Il nostro lavoro riguarda quattro paure basilari del bambino interiore, tutte originate da qualche trauma infantile.
Repressione è vivere una vita diversa Da quella per cui sei nato È fare cose che non avresti mai voluto fare È essere qualcuno che non sei tu.
1. la paura delle pressioni e delle aspettative 3. la paura di non avere spazio, di essere fraintesi o ignorati; 4. la paura di essere abusati o violati fisicamente o energeticamente.
Esplorando la mia paura di aprirmi e di fidarmi ho scoperto che si tratta sempre di una di queste quattro Grandi Paure. Ed è così anche per le persone con le quali lavoriamo nei seminari. Queste paure si affacciano in tutte le aree più importanti della nostra vita: la sessualità, la creatività, l’ autoaffermazione, la nostra capacità di sentire e relazionarsi con amanti, amici, conoscenti e figure che rappresentano l’autorità. Ma anziché fermarci e sentirle, siamo abituati a fuggirle in qualsiasi maniera possibile. Per molti aspetti, tanti modi di vivere nel mondo sono una massiccia compensazione per evitare di sentire la paura. Evitiamo di confrontarci con la morte circondandoci di così tanta sicurezza e di così tanto lusso per non sentire quanto siamo vulnerabili di fronte all’inaspettato. E’ un aspetto della nostra cultura che ci viene tramandato da genitori, insegnanti, religiosi e, in genere, da tutte le persone di cui riconosciamo l’autorità. Se vogliamo guarire dobbiamo confrontarci con le nostre paure, tutte le nostre paure. E sono proprio il punto di partenza quelle del bambino interiore ferito.
Maggiore è l’insicurezza, più grande È l’opportunità per la tua anima di espandersi E diventare fiera e impavida. Maggiore è la protezione, più debole Diverrai in ugual misura.
Le nostre paure sono mascherate da rifiuto Per confrontare le nostre paure, comunque, dobbiamo prima convalidarle; dobbiamo riconoscere che ci sono e cercare di scoprire da dove vengano. Nel nostro condizionamento non c’è posto per la paura —. ci hanno insegnato a nasconderla. La nostra cultura non valuta molto l’onestà di chi riconosce la propria paura, non più di quanto riconosca che la paura ci viene inculcata molto profondamente. D’altra parte, come possiamo esprimere qualcosa con cui non siamo in contatto? La mascheriamo con la protezione, il rifiuto e l’inconsapevolezza, nascondendo la vulnerabilità sotto una maschera perché così abbiamo imparato a sopravvivere. In un modo o nell’altro ci siamo arrangiati, facendo finta che tutto fosse a posto. Abbiamo imparato come affrontarla. Rimaniamo ipnotizzati in una sorta di trance di quotidianità, senza riconoscere quanta paura stiamo nascondendo dentro di noi. Fintanto che rimaniamo in questa sorta di trance, ci inganniamo credendo che sia meno doloroso negare la paura piuttosto che lasciarla venire in superficie.
La vita non è un problema, ma un mistero: non lo puoi risolvere, puoi solo diventare il mistero stesso. Lo puoi solo vivere. In questo modo sorgono estasi, gioia, beatitudine.
Non sono soltanto quelli che cominciano ad esplorare le proprie emozioni che scoprono di avere dentro di sé paure più profonde e più nascoste. Anche io, come molti dei miei più cari amici, dovetti arrivare a separarmi da una persona amata per cominciare a percepire l’immensità delle mie paure interiori. Un mio carissimo amico, che ha partecipato a milioni di seminari e ha meditato per più di vent’anni, sta per concludere una relazione che durava da quattordici anni e incomincia a provare un terrore primitivo che neppure pensava potesse esistere. La paura e la vulnerabilità si trovano appena sotto la superficie della mente cosciente, sempre pronte a essere destate. Può succedere ogni qualvolta ci diamo il permesso di avvicinarci a qualcuno, quando dobbiamo correre un rischio ed esprimere la nostra creatività o qualsiasi volta ci esponiamo in qualche modo. La paura si affaccia quando facciamo qualcosa che ci allontana dal familiare, sicuro e conosciuto. L’intimità è forse il luogo in cui maggiormente ci confrontiamo con il nostro bambino in panico ed è per questo che la evitiamo (in qualche modo). Se viviamo nel nostro bozzolo protetto, senza sbrigliare mai la nostra energia, senza arrischiarci mai su territori sconosciuti, potremmo non confrontarci mai con la paura tremenda che ci portiamo sepolti dentro. Ma allora sprofondiamo nella noia, nella frustrazione e nella depressione. Ci vuole un pò di consapevolezza e un po’ d’impegno per uscire dallo schema del rifiuto, spezzando le dipendenze e rituffandosi nell’esperienza di queste sensazioni.
Sii come una nuvola bianca… Una nuvola bianca non ha un percorso proprio. Fluttua. Non ha meta, non ha scopo, non ha Un destino da compiere, non ha un fine. Non puoi frustrare una nuvola bianca, perché Ovunque arrivi, quella è la sua meta.
Da dove nasce la paura? Nasce con noi. Nei primi giorni della mia vita stavo per morire di denutrizione perché, per qualche motivo, non riuscivo a digerire il latte materno. Secondo mia madre avevo “la diarrea del neonato”, mentre probabilmente stavo dicendo: Aiuto! Fatemi tornare al sicuro, nel calduccio dove mi trovavo.” Aggiungiamo a ciò lo shock originario di lasciare il grembo materno nel modo in cui la maggior parte di noi nasce, ed ecco che già abbiamo abbastanza ragioni per essere spaventati. Qualsiasi abuso emozionale, fisico o sessuale riceviamo dopo, non fa altro che sommarsi al trauma della nascita. Le privazioni e le violazioni che proviamo nel corso dell’infanzia — la mancanza di approvazione, di attenzioni, d’amore, di rispetto che tutti abbiamo provato, in un modo o nell’altro — sono chiaramente altre tra le principali fonti del panico. Ora il nostro bambino interiore è sempre in attesa, terrorizzato, di altri abusi e abbandoni. Avevamo dei profondi bisogni di sopravvivenza e d’identità che non sono mai stati soddisfatti, così abbiamo perso la fiducia. I nostri bisogni dì protezione e di approvazione, d’ispirazione e di direzione, di amore tenero e incondizionato, non hanno trovato risposta. Temiamo di non ottenere il minimo indispensabile per il nostro bambino interiore ferito. Il duro colpo subito dalla nostra innocenza e dalla nostra fiducia è arrivato così presto da provocare una paura di fondo di non sopravvivere. Sfortunatamente, da bambini, non eravamo nella posizione di concludere: “Bene, vedo che mamma e papà hanno un vero problema. Non sono neanche capaci di andare d’accordo e non sembrano troppo interessati a me. Prima di tutto, non avrebbero dovuto concepirmi. E ovvio che qui non otterrà ciò di cui ho bisogno, quindi credo che me ne andrò a trovare una situazione migliore.” Probabilmente in qualsiasi altra famiglia la situazione sarebbe stata più o meno identica. Con questo bagaglio di privazione emozionale — comune alla maggior parte di noi — entrare nella nostra vulnerabilità può provocare una confusione tremenda, panico, autocritica, crollo emotivo, e talvolta puro terrore. Perché la nostra vulnerabilità e la nostra innocenza sono state tradire. Sviluppando una maggiore comprensione per la estrema vulnerabilità che è sempre stata sepolta sotto tutti i miei sforzi, sono riuscito ad apprezzare sempre di più le ragioni del mio panico. Ora capisco che la paura di sbagliare, di essere disapprovato, di non soddisfare le aspettative riposte su di me dalla mia famiglia e dalla mia cultura, stavano portando a galla una profonda paura di essere abbandonato e ciò deve aver avuto un effetto devastante sul mio bambino interiore. La parte più consapevole di me non è più coinvolta nel programma di successo del mio condizionamento e riconosce che se qualche persona amata si allontana da me o minaccia di farlo, io starò bene lo stesso. Ma il mio bambino interiore non sa tutto ciò. E ancora impazzisce con i soliti vecchi trucchi. E ben oltre tutte le ragioni psicologiche del nostro panico c’è la ragione più semplice e potente: la consapevolezza del fatto che dobbiamo morire. Non facciamo altro che affrontare l’insicurezza e, in fondo, la morte, nelle mani di forze che sono ben oltre il nostro controllo. Nessuna assicurazione, nessuna protezione può ripararci da quella paura. In fondo in fondo, lo sappiamo: senza una base di accettazione e meditazione, tutto ciò che abbiamo è la nostra paura, coperta dalle “compensazioni”. Dal punto di vista del bambino la vulnerabilità equivale al panico, il panico di essere abbandonato e di scomparire. Soltanto il nostro meditatore interiore ha la capacità e la fiducia per contenere la vulnerabilità, l’insicurezza e l’imprevedibilità; perché la meditazione porta spazio e comprensione. Al nostro bambino interiore mancano semplicemente queste qualità. E per guarirlo dal panico dobbiamo portare queste qualità nella nostra vita. Allora possiamo trasformare la vulnerabilità, da panico in accettazione. Ma prima dobbiamo incominciare a riconoscere questa parte profondamente ansiosa della nostra vita interiore.
Ci sono momenti in cui, senza esserne consapevole Sei in uno stato di totale abbandono: quando stai ridendo, per esempio, sei totalmente rilassato. Non esiste medicina migliore, in grado di aiutarti a restare sano.
Il primo passo è accettare la paura La prima importante guarigione della nostra co-dipendenza e del nostro bambino ferito arriva quando siamo in grado di riconoscere, accettare e dare spazio a questo panico. Normalmente non lo facciamo; anzi evitiamo di sentire la paura in questi modi: 1. facendo finta che non ci sia; 2. bloccandola con le “compensazioni”; 3. facendo la vittima e dimostrando impazienza e rabbia verso l’esistenza, o verso chiunque altro ci stia vicino, perché dobbiamo sentire questa paura e questo panico; 4. astraendoci; 5. giudicandola; 6. entrando inconsciamente in regressione per fare in modo che qualcun’altro si prenda cura del nostro “bambino in panico”.
Ho ancora bisogno di molto coraggio per permettermi queste sensazioni. Ho una paura incredibile di non farcela, di non essere in grado di agire, di essere giudicato debole e impotente. Ho persino paura che la paura non finirà mai. Quando la paura arriva, anche dopo tutto questo tempo dedicato al mio bambino interiore, la mia mente razionale non capisce come possa esserci e vuole che se ne vada. Ho paura di sentirla e di condividerla: ancora mi giudico e mi condanno perché provo queste sensazioni. Fortunatamente il mio Sé più profondo sa che è molto meglio dare spazio a queste sensazioni, così continua a condurmi sempre più verso il mio nucleo centrale, e mi dà un silenzio interiore sempre più profondo.
Essere significa avere una danza nel cuore; avere ogni fibra del proprio essere colma di musica celestiale; sperimentare il flusso eterno della vita nelle proprie vene.
Giudicare: un male dell’anima Perché giudico tanto? E’ una grave malattia. La portiamo con noi di generazione in generazione. Ognuno di noi è allevato in un clima di continuo giudizio, condanna, critica. Questo rende le persone dure, le rende prive di compassione. La società ha bisogno di persone che non abbiano compassione, che siano dure, che sminuiscano sempre gli altri. La tua costante abitudine a giudicare non è altro che uno sforzo per sminuire chiunque, rispetto a te stesso. Quando critichi qualcosa, quando giudichi qualcuno, ti sei già messo più in alto, Non conosci l’altra persona, non conosci la storia della sua vita, puoi averne conosciuto solo un piccolo frammento. In base a questo giudichi l’intera vita di un uomo — e non te ne vergogni. Ma la società ti vuole continuamente in lotta, in competizione, vuole che butti giù gli altri continuamente, tirandoli per le gambe e che cerchi di elevarti sempre più in alto nel mondo del potere e della gerarchia sociale. Questo mondo è in pratica un campo di battaglia. E in atto una perenne guerra fredda, ognuno è nemico di tutti gli altri. Nessuno è un amico. Stavo leggendo la Bibbiae un bambino era seduto accanto a me. Era molto curioso e molto dolce. Ogni volta che mi sedevo in giardino, arrivava e si sedeva di fianco a me — ed era intelligente, mi faceva delle domande. Mi chiedeva di leggergli qualcosa in modo che potesse avere un’idea di ciò che stavo leggendo. Era il figlio di un preside che viveva vicino a me. Gli lessi la frase di Gesù: “Ama i tuoi nemici come te stesso.” E quel ragazzino disse: “E una buona cosa. Però mi piacerebbe sapere... ha mai detto qualcosa sull’amare i propri amici?” Solo un bambino innocente può fare una domanda simile. Una persona colta penserebbe che non è giusto farla — perché farsi deridere da tutti? Ma lui la fece e io dovetti pensarci. Gli risposi: “No, perché non ci sono amici.” Rispose: “Giusto!” E proseguì: “Mi piace farti domande, perché tu dici la verità. Non ci sono amici, in questo mondo non c’è l’amicizia. Ci sono solo nemici. Ecco perché Gesù dice: ‘Ama i tuoi nemici’, perché non ci sono persone di tipo diverso.” E’ semplice. Senza diventare superiore in alcun modo... si diventa superiori solo avendo valori superiori. Se nutri un amore infinito, una compassione illimitata, se sei assolutamente privo di paure — con queste qualità non penserai mai di essere superiore, lo sei. Solo le persone che non sono superiori pensano di esserlo. Le persone superiori non lo pensano mai, esse non diventano mai neppure consapevoli di essere superiori. Sono semplicemente superiori e ne godono. In realtà sentono una profonda pietà per voi che, avendo la capacità di godere di tutte quelle ricchezze, ve le lasciate sfuggire — solo per collezionare conchiglie e pietre colorate, sciupando la vostra vita. Ma conseguire qualità superiori, diventare un super uomo, senza alcuna autocoscienza del fatto che “io sono un superuomo”... Il superuomo di cui io parlo penserà: “io sono solo un uomo comune.” Questa sarà una delle qualità basilari e fondamentali del vero superuomo: non potrà neppure sognare di essere superiore a chicchesia, Uno dei mistici dell’India, Kabir, ha composto un bellissimo canto. Egli era illetterato, non sapeva leggere, non sapeva scrivere. Tutte le sue poesie sono creazioni spontanee. Possono non essere grammaticalmente corrette — non lo sono — ma sono bellissime. Dopo Kabir in India ci sono stati migliaia di poeti che conoscono la lingua, conoscono la grammatica, conoscono l’arte poetica, eppure sono solo dei pigmei. Una volta, a Winston Churchill, un grande oratore, venne chiesto: “Lei è uno degli oratori più grandi, più spigliati e incisivi del mondo. Si ricorda il primo giorno, allorché si trovò di fronte migliaia di persone che la guardavano, mentre lei era in piedi sul palco — si ricorda il panico da palcoscenico?” In tutto il mondo è stato il solo a rimanere membro del parlamento per sessant’anni, senza interruzione. E diceva di avere ancora paura. Allora gli chiesero: “E come fa?” Rispose: “Ho la mia strategia personale. La mia strategia è questa: prima di alzarmi, mi guardo intorno e dico a me stesso: ‘Tutti costoro sono degli idioti, altrimenti perché verrebbero ad ascoltarmi? E non bisogna aver paura di questi idioti, perché cosa possono farmi? La loro opinione non conta affatto.’ Una volta che sono entrato nell’idea che tutti i presenti sono idioti, comincio a parlare senza paura — di cosa potrei aver paura? Chi dei presenti può giudicare ciò che sto dicendo?” Questa è la via più comoda. Ma fanno tutti così — la gente comune e i cosiddetti eroi come Winston Churchill — tutti applicano questa strategia assurda. Ecco perché giudichi. Il tuo giudizio sugli altri è in realtà una forma di autocompiacimento in quanto ti reputi migliore: “Quest’uomo è un ladro. Quello è uno stupratore. Quell’altro è un pazzo.” Puoi continuare a etichettare tutti. Alla fine, rimani solo tu. Ma giudicare è una qualità della persona inferiore.
Esistono due modi per sperimentare la cima Del monte Everest. Il primo è immaginare Di essere arrivati in cima, e stare però sdraiati nel proprio letto; il secondo è scalare letteralmente la vetta: quel procedere opererà in te un cambiamento. Solo con i sogni non si arriva da nessuna parte.
La persona superiore non giudica mai. Prova compassione. Se vede qualcosa di sbagliato in qualcuno, sente compassione. A modo suo tenta di aiutare la persona, senza offenderla. Ma non c’è giudizio. Da professore universitario, mi rifiutai di esaminare le prove d’esame degli studenti. Il vicepreside mi chiamò e mi chiese; “Cosa succede? Prima ti rifiuti di preparare i fogli d’esame, i questionari e ora stai rifiutando di esaminare le risposte.” Risposi: “Certo Non voglio fare domande per il semplice motivo che, secondo me, tutto il sistema educativo è completamente sbagliato. Fai cinque domande e hai giudicato l’intelligenza di una persona? Il fatto che sappia solo quelle cinque risposte può essere del tutto accidentale e il tuo giudizio sulla sua intelligenza è sbagliato. E può anche darsi che non sappia quelle cinque risposte, ma sappia tutto il resto. Anche allora il tuo giudizio sarà sbagliato e inumano. Non esaminerò le loro risposte, perché se vedessi che qualcuno non ha risposto esattamente, proverei una grande compassione per lui. A causa della mia compassione, gli darei voti più alti di quelli che darei a chi ha dato risposte giuste, perché questi non meritano alcuna compassione.” Il vicepreside esclamò: “Cosa stai dicendo? La risposta giusta ottiene meno punti e la risposta sbagliata ottiene più punti?” Confermai: “Sì, Ecco perché mi sto tenendo fuori da tutto, perché altrimenti mi chiameresti e mi chiederesti chiarimenti. E meglio lasciarmi fuori. Non mettermi in questo gioco. Esistono molti pazzi che vogliono preparare i questionari perché ne ricavano denaro, vogliono esaminare le risposte e ne ricavano denaro. Sto semplicemente rifiutando del denaro — chiunque altro sarà felice di guadagnarlo. Rendi felice qualcun altro!” Mi guardò e disse: “Ho sempre pensato che nelle tue eccentricità ci fosse sempre un po’ di verità. Sì, sono d’accordo. Fa male dare zero a qualcuno, se non stai solo giudicando meccanicamente, ma vedi la persona dietro la risposta. Egli ha dato questa risposta con una grande speranza — può essere sbagliata, ma la sua speranza... cosa ne sarà della sua speranza? I suoi genitori possono essere poveri, è possibile che lavori di notte e studi di giorno. Può non avere l’opportunità, il tempo per riposare come gli altri e tu gli stai dando zero.” Dissi; “Mi rifiuto e basta. E se insisti, allora non farmi domande su ciò che farò. Posso preparare dei questionari, ma tu non potrai chiedermi: ‘Che razza di domande sono?’ Perché io cercherò di formulare delle domande che non dipendano dalla memoria. Boccerò tutte le persone che si basano sulla memoria, perché la memoria non è intelligenza. Formulerò domande che richiedano intelligenza — ma l’intelligenza non si trova nei libri di testo universitari. L’intelligenza non viene insegnata. A nessuno è richiesto di esercitarla. E solo la memoria che viene riempita, con un numero sempre maggiore di informazioni. “Formulerò domande che non richiedano informazioni, saranno domande immediate. Che la persona abbia studiato o no, abbia frequentato le lezioni o no, se è intelligente, troverà la risposta. Se non è intelligente, la sua memoria non potrà aiutarla. Ma poi non dirmi che sto mettendo scompiglio nell’intera struttura universitaria. Posso esaminare le prove d’esame, ma non posso essere il giudice degli studenti. Nel primo corso, tutti saranno promossi, perché per quanto mi riguarda ogni essere umano è un essere umano di prima classe. Cosa importa se non ha risposto esattamente a una domanda? “E cosa si intende poi con ‘non esattamente’ — significa che essa non è la copia esatta del libro di testo? Lo studente ha dato prova di non essere un pappagallo.” Egli concluse: “Lascia perdere. D’ora in poi, sarai dispensato da questionari, da esami scritti...” Ma dimenticò qualcosa, e il sovrintendente agli esami mi inviò una lettera che diceva: “Avete l’incarico di supervisore nell’aula degli esami.” Esclamai: “Mio dio! Ho dimenticato di discutere questo punto con il vicepreside.” Perciò andai nell’aula degli esami e all’inizio dissi agli studenti: ‘Fate conto che io non sia presente, perché non ho alcuna intenzione di interferire nella vita altrui. Potete fare tutto ciò che avete stabilito di fare. Se avete portato degli appunti, non temete. Se volete copiare da altri, potete farlo, ma non disturbate — qui ci sono molte persone, perciò state in silenzio. E ci sono professori fuori, in altre aule, perciò dovete stare attenti, non a me, ma a tutti gli altri. Io sono assente e non vi disturberò affatto, sono qui solo per errore.” Gli studenti non avevano mai sentito cose simili. Ciò che feci fu girare la mia sedia, in modo da guardare la lavagna, con la schiena rivolta agli studenti e dissi: “Quando il tempo sarà scaduto, mi sveglierete!” Uno degli studenti si alzò e disse: “Lei ha tanta fiducia in noi?” Risposi: “Non è una questione di fiducia, io amo semplicemente la libertà e non voglio mettermi in alcun modo sulla vostra strada. Siete abbastanza maturi. Dovete sapere cosa state facendo. E giusto? Allora fatelo. Se è sbagliato, allora il farlo o non farlo dipende da voi.” Non ci crederai, ma portarono le loro note e i loro appunti, e ammucchiarono ogni cosa davanti a me. Mi toccarono i piedi e dissero: “Dacci la tua benedizione!” “Ma...” chiesi, “cos’è tutta questa roba?” C’erano perfino libri, libri stampati che avevano nei pantaloni.., un ragazzo portò la sua camicia. Obiettai: “Resterai senza camicia!” Rispose: “Ma devo mettere qui la camicia, perché ci avevo scritto sopra delle note.” E mi mostrò il rovescio della camicia, l’interno. Era fitto di appunti. Dissi: “Puoi tenerla. Ho fiducia in te, tu non guarderai quelle note, Ma stare seduto senza camicia e quei professori... diventerebbe un problema, si chiederebbero cosa succede. Tutto quel mucchio davanti a me... il vicepreside lo venne a sapere, poiché altri professori avevano visto e sentito ciò che dicevo. Gli venne riferita ogni cosa. Alla sera, venne a casa mia e disse: “Dimentichiamo tutta questa storia. E accaduto tutto per un errore, perché è un’altra persona il supervisore agli esami. Non accadrà più. Ma gli studenti che erano nella tua aula d’esame non sono mai stati tanto felici. Nessuno mai aveva avuto tanta fiducia in loro, mai era stata data loro tanta dignità.” Il giudizio è un fenomeno rivoltante. Elevati nel tuo essere interiore — sempre più in alto. Non distruggere questa opportunità, giudicando le persone come inferiori. Stai facendo un male immenso a te stesso, non a qualcun altro.
Tutti cercano la sicurezza, e proprio per questo Si lasciano sfuggire la vita. Più sei sicuro, più sei morto! La vita è pericolo! Dunque esiste un solo stile di vita: vivi pericolosamente. Rischia sempre tutto: il prossimo istante non è certo, perché preoccuparsene? Vivi pericolosamente e con gioia. Vivi senza paura e senso di colpa. Vivi!
La felicità non potrà mai venire da qualcun altro. In quel caso si può solo creare una speranza di essere felici in futuro. Quando ti confronti con te stesso, all’inizio sperimenti l’infelicità, ma con l’approfondirsi di quell’incontro vivi una felicità autentica. Viceversa, nell’incontro con l’altro, vivi una felicità iniziale e un’infelicità alla fine.
“Il segreto dei 15 lumi” 1° lume Un uomo impazzisce e viene messo in un manicomio. Un amico va a trovarlo. L’amico è un professore di filosofia, ha scritto molti libri, è uno studioso molto famoso, ed è anche uno psicologo. Il folle è seduto su una panchina, sotto un albero, in un giardino, circondato da alte mura. Il professore gli si avvicina, si siede di fianco a lui e gli chiede: “Come ti senti, qui?” Il folle ride. Dice: “Mi sento benissimo, come non mi sono mai sentito prima…” Il professore è perplesso. Dice: ”Perché? Perché ti senti così felice in un manicomio?” E il folle: “Manicomio? Chiami questo un manicomio? Ho lasciato il manicomio là fuori… questo è il posto più sano che ci sia al mondo! Il manicomio è là fuori; queste mura ci proteggono dai pazzi. Semmai ti stancherai dei pazzi che ci sono là fuori, qui sarai sempre il benvenuto. Vieni qui! Qui è tutto molto tranquillo… nessuno interferisce nel lavoro altrui, tutto è molto silenzioso. Ci vivono pochissime persone, e non ho mai incontrato persone altrettanto sane… sono tutte come me!”
2° lume …In un villaggio c’era un pover’uomo che tutti consideravano idiota, e visto che tutti gli dicevano: “Sei un idiota!” anche lui cominciò a crederci… Cosa poteva farci? Lo dicevano tutti, non potevano sbagliarsi in tanti. E così aveva accettato l’idea di essere un idiota… Quando apriva bocca, immediatamente qualcuno gli diceva: “Taci! Sei un idiota, non capisci niente. Stai zitto!” Ma la cosa lo feriva profondamente… Un saggio si trovò a passare per il villaggio. L’uomo andò dal saggio e gli raccontò la sua triste storia. Il saggio disse: “ Non preoccuparti figliolo, si tratta di un problema molto semplice. Devi fare solo questo: ogni volta che qualcuno dice qualcosa… tu non dire nulla di tuo, osserva semplicemente gli altri che parlano. Se qualcuno dice: “Guarda che bel tramonto!”, tu criticalo. Chiedi: “Che cosa è la bellezza? Perché dici che questo tramonto è bello? Io non vedo niente di bello. Dov’è bello?”: Tu critica e basta. Se qualcuno dice: “Guarda quella donna!” Tu critica: “cos’ha di buono quella donna? E’ solo uno scheletro ricoperto di carne dentro un sacco di pelle!”…. Il saggio disse: “Ricorda una sola cosa: non fare mai affermazioni tue, altrimenti le criticheranno. Per un mese persisti con le critiche. Vai in giro per la città e, a chiunque dica una qualunque cosa… Qualcuno dice: “Servire i poveri è bene”… Tu chiedi: “cos’è il bene? Perché sono poveri? Cosa intendi con servire?… Per un mese quell’uomo mise in pratica il suggerimento del saggio. L’intera città si stupì di quanto fosse diventato intelligente. “cos’è accaduto? E’ un miracolo! Nessuno è capace di rispondere a tali domande!” E COMINCIARONO A DIRE CHE NON ERA PIU’ UN IDIOTA, ERA DIVENTATO SAGGIO… Dopo un mese il saggio ripassò, chiamò il giovane e gli chiese: “Va tutto bene?” L’uomo rispose: “benissimo! Non va solo bene, è fantastico! Mi avete regalato un segreto meraviglioso. Ho criticato tutti: preti, studiosi, poeti, eruditi, e li ho sconfitti. Ora tutti hanno cambiato opinione. Pensano che mi sia accaduto un miracolo : “La sua personalità è cambiata totalmente, non è più un idiota. E’ il più intelligente fra gli uomini, è un saggio di cui dobbiamo andare orgogliosi.”…Voce di popolo, voce di Dio…
3° lume Un uomo era impazzito… non era pericoloso, però nella sua follia l’uomo era convinto di essere morto. Tutti cercavano di convincerlo: “Tu sei vivo. Mangi, bevi, dormi, vai a passeggio… e dici che sei morto?”. Lui rispondeva: “Io so benissimo di essere morto! Chi vi ha detto che i morti non vanno a passeggio?”. Era un tipo davvero originale. Chiedeva: “Chi vi ha detto che i morti non mangiano? Forse anche voi siete morti, avete solo dimenticato di esserlo! Io me lo ricordo”. Lo portarono dallo psichiatra. Non rimaneva altro da fare. Lo psichiatra disse: “Non preoccupatevi. Ho curato molte persone come lui. Si sieda”. Il morto si sedette e chiese: “Lei pensa di essere vivo?”. Lo psichiatra disse: “E’ venuto per farsi curare o per curare me?”. Il matto rispose: “Così, per curiosità, volevo sapere se lei è ancora vivo. Queste persone pensano di essere vive, e io dico la verità, dal profondo del mio cuore, nell’affermare che sono morto”. Lo psichiatra era molto intelligente e aveva una lunga esperienza. Prese un coltello e fece un taglio sulla mano dell’uomo, un taglio leggero, affinché sanguinasse. Prima di tagliare chiese: “Quando era vivo aveva sentito dire che i morti non sanguinano?”. Il matto rispose: “Si. Da vivo avevo sentito un proverbio che diceva che i morti non sanguinano”. Allora lo psichiatra gli fece un taglio sulla mano e quando vide uscire il sangue esclamò: “Ah ah! E adesso… che mi dice?”. Il morto alzando la voce ribatté: ”Ah ah! Questo vuol dire che il proverbio era sbagliato: i morti sanguinano e questa ne è la prova!”.
4° lume ...Invito della Follia... La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei…Dopo il caffé, la Follia propose: "Si gioca a nascondino?"…"Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità. "Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare"….Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia. "1,2,3. - la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo di alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L'Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era già a novantanove. "CENTO!" - gridò la Follia - Comincerò a cercare. ». La prima ad essere trovata fu la Curiosità, perché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?". Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò a cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido. Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L'Amore accettò le scuse. Oggi, l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.
5° lume In una scuola, una scuola missionaria cristiana, l’insegnante chiede ai bambini: “Chi è l’uomo più grande mai esistito?”. Un americano risponde: “Abraham Lincoln”. Un mussulmano risponde: “Hazrat Maometto”. E così via… finchè tocca a un piccolo ebreo che si alza e dichiara: “Gesù Cristo”. L’insegnante non crede alle sue orecchie… un ebreo che afferma Gesù Cristo? Ed esclama: “Lo intendi veramente?”. E il ragazzino: “Quello non c’entra: nell’intimo del mio cuore so che è Mosè, ma gli affari sono affari”.
6° lume Un uomo segue una prostituta a casa sua, e resta allibito nel vedere lauree e diplomi che tappezzano tutte le pareti della stanza. “Sei laureata?” chiede. “Certo” replica l’altra serafica, “ho una laurea in lettere alla Columbia, e un’altra in arti drammatiche a Oxford, ma non solo…” L’uomo è incredulo: “Ma come è possibile che una ragazza come te faccia una professione come questa?”. “Non lo so”, replica la donna, “semplice fortuna immagino!”.
7° lume In una chiesa, durante la predica, il prete si rivolge ai fedeli: “Per favore, si alzino tutte le vergini presenti!”. Solo una donna, con in braccio un infante, osa alzarsi. Era evidentemente una madre, e il prete disse: “Credi di essere vergine? Tu sei madre!”. E la donna: “Certo io sono madre… ma questa bambina è vergine, e non è in grado di stare in piedi da sola!”.
8° lume Ho sentito di un uomo che non si sposò mai, e mentre stava morendo, a novant’anni, qualcuno gli chiese: “Non ti sei mai sposato, ma non hai mai spiegato perché. Almeno ora che stai morendo, sciogli questa curiosità. Era un segreto, ma ora puoi dircelo, visto che stai morendo… Tra poco non ci sarai più. Se anche il tuo segreto è svelato, non te ne verrà nessun male.”. L’uomo disse: “Sì, un segreto c’è. Non è che io sia contro il matrimonio, ma stavo cercando una donna perfetta. Ho cercato e cercato, e tutta la mia vita è scivolata via…”. Chi lo aveva interrogato chiese ancora: “Ma su questa terra, con tanti milioni di persone, di cui la metà donne, non sei riuscito a trovare una donna perfetta?”. Sul viso del morente scivolarono lacrime calde: “Sì, una l’ho trovata.”. L’amico era sconvolto ed esclamò: “Allora cosa è successo? Perché non vi siete sposati?”. E il vecchio disse: “Quella donna era alla ricerca di un marito perfetto!”.
9° lume Un uomo mussulmano venne da me e disse: “Proprio come accadde nella vita di Maometto, così sta accadendo nella mia vita: di notte ricevo dei messaggi; Dio stesso, Allah, mi invia dei messaggi. Ma il problema è che al mattino mi dimentico sempre quale fosse il messaggio”. Gli dissi: “Fa una cosa. Tieni un quaderno e una matita vicino al letto e quando vai a dormire continua a ricordare che quando Dio ti rivela qualcosa il tuo sonno si interromperà immediatamente e sarai in grado di scrivere. E scrivilo, qualsiasi cosa sia”. Mi disse: “Questi messaggi sono verità tremende. Possono trasformare il mondo intero. Il problema è che al mattino me li sono dimenticati”. Gli risposi: “Tu fa come ti ho detto. E qualsiasi cosa sia, portala qui”. Il giorno dopo tornò. Era molto preoccupato e triste, depresso, frustrato. Gli chiesi: “Cosa è successo?”. Rispose: “Non riesco a credere a ciò che è successo. Ho fatto tutto quello che mi hai detto. Mentre mi addormentavo ho continuato a ricordarmi che appena ricevevo il messaggio mi sarei alzato subito e lo avrei scritto. Ed è successo come mi avevi detto”. “Ma allora”, gli chiesi, “Perché sei così triste?”. Rispose: “Il messaggio mi rende molto triste”. “cosa diceva?”. Il messaggio era: “Crodino, l’aperitivo biondo… fa impazzire il mondo!”. Un cartellone pubblicitario si trovava proprio di fronte alla sua casa; probabilmente ci passava davanti, e così… Per cui mi disse: “Ti prego, non dirlo a nessuno, perché mi sento così frustrato. Come è potuto accadere? E’ forse uno scherzo che Dio mi sta giocando?”.
10° lume Un grande Maestro illuminato aveva sempre accanto a sé un librone e non permetteva mai a nessuno di guardarci dentro. Quando non c’era nessuno intorno chiudeva porte e finestre e la gente pensava: “Ora sta leggendo”. Ogni volta che c’era qualcuno presente, metteva il libro da parte. Ed era proibito accedervi, nessuno doveva toccarlo. Naturalmente divenne oggetto di grande curiosità. Quando il vecchio Maestro morì, la prima cosa che fecero i discepoli… si dimenticarono di lui. Era steso lì, morto; ora non c’era nessuno che potesse imporre il suo divieto… Si precipitarono sul libro, doveva contenere qualcosa di straordinariamente significativo. Ma rimasero profondamente delusi: c’era una sola pagina scritta, tutto il resto del libro era vuoto, e anche quella pagina non conteneva granché, soltanto una frase. E la frase era: “Nel momento in cui sei in grado di fare una distinzione tra il contenitore e il contenuto…sarai diventato saggio…”.
11° lume Ero seduto sulla riva di un fiume. Un uomo stava annegando, perciò corsi per buttarmi, ma prima che potessi raggiungere la riva un altro uomo che si trovava lì si buttò. Perciò mi fermai, stavo quasi per buttarmi, ma mi fermai: qualcun altro si era già buttato. Ma poi mi accorsi che il secondo uomo stava anche lui annegando. Mi creò ulteriori problemi. Dovetti buttarmi e salvarli entrambi. Chiesi al secondo uomo: “Cosa è successo? Perché ti sei buttato?”. Rispose: “Mi sono completamente dimenticato! L’uomo stava annegando, non riuscivo a distogliermi da quell’idea… e il desiderio di salvarlo… mi sono completamente dimenticato che non so nuotare”.
12° lume C’era una volta una grande città. Sembrava così ai suoi abitanti, ma in effetti non era più grande di un piattino. Le case della città erano grattaceli e coloro che ci vivevano affermavano che i tetti toccavano quasi il cielo… ma per coloro che non si facevano trarre in inganno la città non sembrava più alta di una cipolla. In quella città erano riuniti gli abitanti di dodici città, milioni di persone… ma per coloro che sapevano contare c’erano soltanto tre idioti, non una persona di più. Il primo idiota era un grande pensatore: un grande creatore di sistemi, un metafisico, quasi un Aristotele. Sapeva parlare di qualsiasi cosa, potevi fargli qualsiasi domanda e lui aveva sempre la risposta pronta. In città si diceva che fosse il più grande dei veggenti. Naturalmente era completamente cieco; non avrebbe visto l’Himalaya di fronte ai suoi occhi, ma sapeva contare le zampe delle formiche che strisciavano sulla luna. Era completamente cieco, ma con la logica tagliava un capello in quattro. Vedeva cose che nessuno aveva mai visto… Era estremamente critico verso la realtà mondana che si poteva vedere e lodava continuamente l’invisibile, che soltanto lui e nessun altro poteva scorgere. Il secondo uomo sentiva la musica delle sfere, sentiva gli atomi che danzavano, l’armonia dell’esistenza… ma era sordo come una campana. E il terzo idiota, il terzo uomo era completamente nudo. Non aveva nulla. Era l’uomo più povero che fosse mai esistito, a eccezione di una spada che portava sempre con sé. Aveva sempre paura, era paranoico; aveva paura che un giorno qualcuno lo avrebbe derubato. Naturalmente, non possedeva nulla. Un giorno si riunirono a conferire, perchè girava voce che la loro città fosse in un momento di grande difficoltà. Era stato chiesto ai tre idioti, che erano ritenuti molto saggi, di andare a fondo nella questione: era vero che la città fosse in pericolo? Era imminente una crisi, una qualche catastrofe? Il cieco fissò l’orizzonte lontano e disse: “Sì. Posso vedere migliaia di soldati del Paese nemico in arrivo. Non soltanto li posso vedere, ma posso anche contare quanti sono. Posso vedere a quale razza e a quale religione appartengono”. Il sordo ascoltò in silenzio, rifletté e disse: “Sì. Posso sentire quello che dicono, e posso anche sentire quello che non stanno dicendo e che nascondono nei loro cuori”. Il mendicante, il terzo idiota, saltò su, prese in mano la spada e disse: “Ho paura. Ci deruberanno tutti”.
13° lume Era un pomeriggio assolato e un uomo camminava tutto solo per la strada. Camminava veloce, cercando di non aver paura… Se c’è qualcuno si può aver paura, ma se non c’è nessuno intorno come si fa a spaventarsi? Quell’uomo era solo, e si spaventò al punto da mettersi a correre. Era un pomeriggio tranquillo e sereno, e non vi era nessuno attorno a lui. Quando si mise a correre, sentì il suono dei passi rimbombare precipitosi dietro di sé, e si spaventò ancor di più: forse qualcuno lo stava inseguendo. Allora, impaurito, si guardò alle spalle con la coda dell’occhio e vide una lunga ombra che lo inseguiva. Era la sua ombra, ma vedendo che gli correva dietro, corse ancora più velocemente. A quel punto non fu più in grado di fermarsi, perché più forte correva e più rapida l’ombra lo seguiva; alla fine impazzì. La gente del villaggio, quando lo videro correre in quel modo, in molti pensarono che stesse seguendo qualche pratica ascetica di grande rilevanza. Non si fermava mai, se non nel buio della notte, quando l’ombra spariva facendogli credere che nessuno lo inseguisse più; all’alba ricominciava a correre. Alla fine non si fermò neanche più di notte: penso che, malgrado la distanza percorsa di giorno, mentre riposava l’ombra lo raggiungesse e ricominciasse a inseguirlo al mattino. Allora si mise a correre anche di notte; impazzi completamente: non mangiava, né beveva. Migliaia di persone lo osservavano, ricoprendolo di fiori o porgendogli pane o acqua. La gente cominciò a venerarlo ancor di più; a migliaia lo rispettavano. Ma lui impazzì sempre più, finchè un giorno stramazzò a terra e morì. Gli abitanti del villaggio in cui morì gli eressero una tomba all’ombra di un albero e chiesero a un vecchio mistico della zona cosa scrivere sulla lapide. Il mistico dettò alcune righe: “Qui giace un uomo che ha sprecato tutta la sua vita fuggendo dalla propria ombra. Un uomo che ne sapeva meno della sua stessa lapide, perché questa è protetta dall’ombra e non corre, quindi non crea ombra alcuna”.
14° lume "Nessuno arriva alla cima della montagna più alta. Nessuno comprende questo luogo misterioso. Né Cristo, né Buddha, né Dio, nessun santo, nessun saggio potrà esprimerlo Con la virtù dell'eloquenza, Neanche con il silenzio. Studiando profondamente e spingendo lontano le nostre ricerche, Arriviamo in questo luogo; Anche se guardiamo tutto il giorno, è come se non avessimo occhi, Anche se ascoltiamo tutta la notte, è come se non avessimo orecchie. Melodia di un'arpa senza corde, Di un flauto senza fori Questa musica solleva i cuori più freddi, La sua armonia sconvolge lo spirito più ironico. Il soggetto e l'oggetto scompaiono entrambi, L'attività dei fenomeni e la profondità della Saggezza si assopiscono. Non più ansietà, progetti, calcoli, Non si pensa più. Il vento cade, le onde scompaiono, L'oceano s'acquieta. Con la sera, il fiore si chiude, le persone se ne vanno; Allora, la pace della montagna diventa profonda".
15° lume ……………………. …………………………… ……………………………………. …………………………………………….. ……………………………………………………… ……………………………………………………………. ………………………………………………………………. ……………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………….. …………………………………………………………………………………….. …………………………………………………………………………………………..
Sufi di ora e di allora. Tanti mondi, un solo mondo.Danzare insieme la fratellanza di donne e uomini di ogni dove Chi sono i Sufi o dervisci? Storicamente legati all'Islam e al mondo musulmano, non vi appartennero allora e non vi appartengono ora in quel modo che il pregiudizio o l'informazione sull'attuale e amplificata intolleranza di quest'ultimo, vorrebbero farci credere. Non esiste miglior manifesto delle parole stesse del mistico derviscio Jalalaldyn Rumi, che tanto ha toccato i cuori e continua a toccarli con il suo insegnamento, per offrirci una piccola comprensione della qualità di questa esperienza:
Non sono cristiano, né ebreo, né mago, né musulmano.
Questo poetico senso di non appartenenza ad uno schema o gruppo prefissato apre la sua individualità e il suo dire all'universo tutto rendendo perciò universale il suo insegnamento. Insegnamento di chi preferisce vivere la religione piuttosto che capirla, e Sufi è colui che realizza la saggezza non importa da quale razza, credo, cultura provenga e lo fa aderendo alla sua propria esperienza piuttosto che a una religione organizzata, a un culto o a una scuola. Anzi il suo cuore e il suo intelletto sono una porta spalancata che si apre oltre qualsiasi frontiera, portando messaggi d'amore, tolleranza e pace all'umanità. Per questo motivo i Sufi o dervisci abbracciano tracce e tendenze così diverse e possono includere credenze di ogni tipo e paese, così come un cuore aperto è in grado di accogliere senza niente escludere. Di sicuro un segno di grande accettazione in una realtà umana segnata da conflitti etnici e di religione, da integralismi in cui i più semplici diritti umani, come per es. quelli delle donne - e chi non è stato raggiunto dal messaggio del disumano trattamento di quest'ultime da parte dei Talibani - sono trascurati in nome di un dio e di una religione che tanto si discosta dal suo significato etimologico originario che rimanda al senso di ri-unire, creare un ponte d'unione tra ciò che apparentemente sembra separato. Se di religione si può parlare la religione del Sufi è quella dell'amore e non è un caso che in quello stesso periodo dello spirito in cui le Crociate giungevano a termine, in cui Rumi finiva di scrivere i suoi versi, mistici di grande risonanza come Francesco d'Assisi facevano propria la radicalità della ricerca di Dio aprendo il cuore a tutte le creature, e non da meno Teresa d'Avila che ardeva nell'”Amato” e cadeva con passo danzante tra le sue ampie braccia come testimonia il suo Diario o in un periodo tardivo il religioso tedesco Echkart che si espresse in maniera molto simile a quella di Rumi dicendo che “se vuoi giungere al seme devi rompere il guscio”, cosa che ovviamente gli costò la scomunica da parte della Chiesa. Le crociate crearono, piaccia o no all'ideologia confessionale, quel fruttuoso incontro tra oriente e occidente che tanto influenzò l'una e l'altra cultura ravvivando il senso della ricerca individuale al di là di ogni estremismo ideologico. E molta della cultura europea successiva risentì della vivacità esperienziale del messaggio d'Amore, dell'Amato e dell'Amante, come il Dolce Stil Novo e particolarmente Dante, che, non ci stupisca in un tempo moderno all'apparenza baciato dal progresso, scelse dopo Virgilio, una figura femminile (Beatrice) come guida al Paradiso, e chi se non una donna può condurti per la prima volta in paradiso? Chi per natura è portatrice dei segreti dell'amore e universalmente creatrice della vita, anche se talvolta stenta, e magari a ragione dato l'”isolamento” prolungato, a riconoscersi tale fierezza? Il mistico è donna di fronte a Dio, al Divino. I Sufi di qualsiasi periodo ed estrazione amano “rompere il guscio”, ovvero quella maschera di ipocrisia, paura, adulazione e perbenismo condizionato che spesso rappresenta la personalità dell'uomo, in quanto essi sono coscienti che essere veramente umani è la realizzazione del seme, della potenzialità che si fa atto: la parola umano, più chiaro nel termine inglese hu-man contiene il mistico suono hu, il suono divino, significando la realizzata natura divina dell'uomo. Amano rompere i confini e le tradizioni obsolete, senza mancare di rispetto al luogo e alla cultura come invece succede negli integralismi, per dare spazio alla ricerca della luce e della forza inferiori nell'abbraccio della polarità, sia essa est e ovest, maschile e femminile, corpo e spirito, uniti da un anelito alla fratellanza che apra gli orizzonti della comunicazione e della condivisione al di là di frontiere e ristretti orizzonti di nazionalità e etnie. Un'altra caratteristica della natura Sufi o per meglio dire autenticamente religiosa è la presa di coscienza della propria responsabilità, esporsi con partecipata responsabilità alla vita significa non continuare a dare colpe a questo e quello ma riconoscersi moventi della realtà che ci circonda. E' educativo prendere atto che l'assunto “io sono responsabile” alla base degli ultimi sviluppi della psicologia umanistica fosse l'unica pratica di un gruppo Sufi detto dei Riprovevoli, vissuti quasi mille anni fa. Ancora alcune parole di Rumi, che ci aiutano a comprendere la continua freschezza e attualità che caratterizza l'autenticità della “ricerca” dell'uomo, non impregnata da ideali e convenienze: “Le orme arrivano fino alla spiaggia che l'oceano bagna: oltre la spiaggia tutto si cancella.” Così non sono le scritture, i vari corano e le varie bibbie, a permettere il “tuffo nell'oceano” che indistintamente lambisce e avvolge i vari continenti del pianeta. L'esperienza diretta nell'inesplorato, nello sconosciuto e quindi diverso, è necessaria, il venire a diretto contatto dell'individuo con l'ignoto e il mistero che avvolgono come un abito il corpo dell'esistenza che i sufi chiamano l'Amato e che più universalmente, denudando il termine da ogni già troppo sofferto orpello ideologico e confessionale, si chiama Dio.
La mistica secondo le Tradizioni - Per la tradizione Tantra, “àlaya” è la dimora interna, il cielo interno la cui purezza è assoluta. Durante la vita bisogna trovare degli spazi simili a oasi nel deserto, in cui si rientra in sé, nel proprio utero: quegli spazi sono la meditazione. Non c’è bisogno di migliorarsi: entra nella dimora interna e limitati ad aspettare. Non ti preoccupare: nessuna tua azione può macchiare il tuo essere interno. Lascia che le cose seguano il loro corso. E allora galleggi nel cielo come una nuvola bianca. Se resti nella tua dimora interna, vedi ogni cosa dissolvesi nei propri elementi naturali. Non metterti di mezzo. Siedi in te, al tuo interno e lascia che le cose accadano. E raggiungi l’irraggiungibile. - Per il Taoismo, la cavità interiore è femminile, è la Femmina Mistica, la porta del cielo e della terra, la vera casa dell’uomo, la sola abitabile. Dentro non c’è nessuno: l’ego è solo in superficie. C’è precisamente il nulla, perciò l’uomo è vasto, perciò la sua natura è quella di Brahma: Dio è la cavità del tutto, lo spazio, lo spazio in cui l’uomo è nato, lo spazio da cui sorge ogni cosa ed in cui ogni cosa ritorna, cade. Lao-tzu dice che la cavità è la verità dell’uomo: non muta mai, non è mai nata, non può morire. La si realizza con la meditazione:: il fine della meditazione è diventare cavi, senza neppure un pensiero. Budda definisce il vuoto interiore a n a t t a, anatma, non-io. Per Lao-tzu la Femmina Mistica è la r e a l t à u l t i m a : chi trova la chiave che apre la porta della Femmina Mistica, trova il grembo dell’esistenza, la Madre, casa sua, il luogo del risveglio dal sogno collettivo. Quel risveglio è l’illuminazione. E improvvisamente il mondo è maya. - Per il Misticismo Cristiano, l’anima umana è divina nel suo fondo e deve diventare ciò che è. Per mezzo dei sensi e con le sue facoltà inferiori, essa si lega bensì all’esterno, perdendo così la sua libertà e dimenticando se stessa. Per portarla alla sua meta suprema la si deve subordinare all’intelletto, svincolandola da tutto ciò che è immagine, come dall’ “io” e dal “mio”, e da quanto di irrazionale, di sentimentale e di impulsivo pretende di dirigere la sua esistenza. Solo così ritrova la sua essenza, libera la sua cavità e diventa vergine. Ma la verginità non rappresenta la meta ultima per il misticismo cristiano: In questo soprattutto, come avremo modo di vedere, sta la differenza sostanziale fra le tradizioni finora considerate ed il misticismo cristiano.
Parole di Osho… Osho è stato un Maestro illuminato dei nostri tempi. I suoi insegnamenti comprendono l'essenza di tutte le grandi religioni, pertanto egli non appartiene a nessuna di esse. Egli afferma, infatti, che la religione non è qualcosa di separato dalla vita, ma è la vita stessa; pertanto vivere in maniera religiosa è vivere la vita nella sua pienezza, celebrare la propria esistenza come un rito sacro. Egli ha sempre vissuto in libertà, fuori da ogni contesto socio-culturale. All'età di ventun anni egli visse "l'illuminazione" cioè "l'erompere dell'individuo fuori da ogni mappa mentale, nel libero e infinito territorio della realtà del vivente". Da allora ha dedicato la sua vita all'evoluzione della consapevolezza.
Il tuo potenziale Io sollevo domande concrete, esistenziali, che riguardano te, rendo la gente consapevole dei conflitti che porta dentro di se’. Se ne restasse incosciente, potrebbe fare finta di niente fino al giorno in cui muore. Se viceversa ne diventa cosciente, deve pensarci sopra. E io non faccio che questo: rendo la gente consapevole di avere un potenziale naturale a cui non e’ stato permesso di crescere, a causa di stupide idee imposte da altri e che nessuno riesce a seguire, perche’ contrastano con la natura dell'essere umano, e allo stesso tempo gli impediscono di rispettarla, in quanto creano in lui la sensazione di essere colpevole, un peccatore, e lo costringono a vivere nella tensione.
La meditazione L'evoluzione non ha scopo. L'idea stessa di scopo e' mediocre, frutto di uno stereotipo comune, in base al quale tutto e' "merce" da vendere o da comprare: e' la logica della piazza del mercato! L'esistenza e' puro gioco, non ha interessi: e' viva, non e' lavoro. La gente mi chiede: "A cosa serve la meditazione?" Si da' per scontato che In essa si nasconde un fine. Non ve n'e' alcuno. La meditazione e' fine a se stessa; non esiste alcuno scopo al di la' di questo. A che cosa serve l'amore? l'amore e' un fine per qualcos'altro, oppure e' fine a se stesso? "Scopo" implica divisione, divisione tra il mezzo e il fine. A cosa servono questi alberi verdi, a cosa serve il canto di un uccello, a cosa serve il sorgere del sole, a cosa serve una notte stellata? Che scopo ha tutto cio'? No, non esiste uno scopo. Per questo la vita e' cosi' bella. Nessun limite Non esistono limiti alle capacita' dell'uomo. I nostri limiti sono dati Dalle nostre convinzioni; nella realta' non esistono limiti. L'uomo e' una goccia di rugiada, l'uomo contiene il tutto: non esistono limiti. Ma se tu credi ai limiti... allora esistono: la tua convinzione li crea. Tu sei tanto vasto quanto credi di esserlo... E se non credi in nulla, sei infinito, poiche' nessun credo puo' essere infinito. Ogni convinzione sara' necessariamente limitata. Ogni credo ha bisogno di una definizione, quindi sara' finito; per quanto sia grande, sara' comunque finito. Per questo insisto nel ripeterti: lascia cadere ogni convinzione, ogni professione di fede, ogni credo. In questo modo, abbandonerai ogni definizione, ogni confine, ogni limitazione. E quando una persona ha lasciato cadere ogni credo, ogni pensiero, ogni desiderio, non esiste piu' nulla che possa creare confini. Un simile essere umano e' il tutto. "Se sei in grado di fare anche una sola cosa, perfino una sola, per la pura e semplice gioia di farla, rimarrai sorpreso: la beatitudine si riverserà in te con naturalezza. Vivere senza motivazioni è la via della beatitudine."
Osho e lo Zen"I tempi sono maturi per un Manifesto dello Zen. L’Occidente ha acquisito familiarità, ma cerca di avvicinarsi allo Zen con la mente: ancora non ha compreso che lo Zen è pura non-mente! L’incredibile compito dello Zen è farvi uscire dalla prigione della mente. Non si tratta di filosofia, di intellettualismi. Non è neppure una religione, perché non presenta finzioni, né menzogne, né consolazioni: è il ruggito di un leone. La cosa grandiosa che lo Zen ha introdotto nel mondo è la libertà da se stessi. Questa è l’unica ribellione contro la mente, contro il sé, la sola ribellione che cancella ogni limite che vi imprigiona e che fa compiere un balzo quantico nel nulla. Ma questo nulla è assolutamente vivo, è la vita stessa, è l’esistenza. Il Manifesto dello Zen è semplicemente a favore di questa esistenza. Forse lo Zen è l’unico sentiero che non rifiuta nulla. Si rallegra di ogni cosa, senza condizioni: non ha comandamenti. Lo Zen conosce solo una vita senza confini che assorbe in sé ogni tipo di contraddizione, in una profonda armonia. La notte è in armonia con il giorno, la vita è in armonia con la morte, la terra è in armonia con il cielo. Questa immensa armonia è l’essenza di questo Manifesto che si addice a tutti: uomini e donne, bianchi e negri, hindu e mussulmani, cristiani e buddisti. È un’esperienza, è il risvegliarsi della luce interiore..."I sogni La notte i sogni sorgono dal nulla, e sembrano realtà; di giorno i sogni emergono dal nulla, e sembrano realtà. La sola differenza fra notte e giorno è che il sogno notturno è privato, e quello diurno è pubblico. Nel sogno diurno puoi invitare gli amici: è un sogno pubblico, la tua casa diurna è pubblica. Come esiste la possibilità di sognare privatamente, così esiste la possibilità di sognare pubblicamente. Se noi tutti, qui presenti, ci addormentassimo, ci sarebbero tanti sogni diversi quanti individui. Sogni privati. Nessun sogno entrerebbe nel sogno di un altro, nessun sogno entrerebbe in conflitto con un altro sogno; ciascuno si dimenticherebbe di tutti gli altri, vivrebbe nel proprio sogno e nella propria realtà onirica. ...E c’è un risveglio più grande: è q u a n d o c i s i r i s v e g l i a a n c h e d a l s o g n o c o l l e t t i v o. Q u e l r i s v e g l i o è l ‘ i l l u m i n a z i o n e. Vedo la gente così presa da se stessa che mi fa pietà. In queste persone non vi è nessuno spiraglio di apertura, nessuno spazio vuoto. Come può essere liberato chi non ha alcuno spazio dentro di sé? Perché avvenga una liberazione è essenziale avere spazio dentro di sé, non al di fuori. Colui che ha spazio dentro di sé, ha spazio anche al di fuori. Quando lo spazio interiore è collegato allo spazio dell’universo, quella comunione, quell’incontro, quella trasformazione è liberazione. Infatti là si realizza Dio. Nella stagione delle piogge, quando le nuvole si sciolgono in pioggia, i terrapieni restano secchi, ma i fossati ne vengono riempiti. Siate come fossati e non come terrapieni. Non riempite il vostro essere. Conservatevi vuoti. Il divino si riversa ovunque, in ogni momento. Chi è vuoto per riceverlo ne viene inondato e ne è ricolmo. Il crepuscolo s’è mutato nella notte. Alcune persone son venute da me. Mi dicono che insegno il nichilismo, l’annullamento. Ma al solo pensiero del vuoto si spaventano. (…) Racconto loro una storia. Una notte senza luna un viaggiatore, trovandosi a passare in una strana regione attraverso montagne desolate, s’avvide di essere caduto in un burrone. I piedi scivolarono, si afferrò ad un arbusto e restò là sospeso. Intorno a lui era oscurità. E oscurità era nell’abisso sottostante. Per ore rimase sospeso a quel modo. E per tutto il tempo soffrì le pene di una morte prematura. Era una notte invernale, e pian piano le mani divennero fredde e intirizzite. Alla fine incominciò a mollare la presa. Stava per precipitare nell’abisso. Nessuno sforzo lo poteva aiutare. Si vide precipitare negli artigli della morte. Cadde, ma di fatto non precipitò. Non c’era affatto un burrone. Quando cadde si ritrovò in piedi. Anch’io mi sono trovato nelle stesse circostanze. Cadendo nel vuoto ho scoperto che il vuoto stesso era il terreno d’appoggio. Colui che abbandona gli appoggi e gli aiuti della mente ottiene l’appoggio del divino. L’unica meta nella vita dell’uomo è diventare vuoto, e coloro che non trovano il coraggio di diventarlo, si svuoteranno con le loro mani. Ho sentito questa storia. Un fachiro chiedeva l’elemosina. Era molto vecchio e ci vedeva poco. Si fermò di fronte ad una moschea e chiamò a gran voce. Un passante gli disse: “Và via. Questa non è la casa di un uomo che ti possa dare qualcosa”. Il fachiro chiese: “Ma, dimmi, come si chiama il padrone di questa casa, così avaro da non dare nulla nessuno?”. E l’altro: “Pazzo, non sai che questa è una moschea? Il padrone di questa casa è il Sommo Padre: Dio, l’Anima Suprema” Il fachiro alzò la testa e diede un’occhiata alla moschea. Il suo cuore si colmò di una sete ardente. (Aveva trovato la casa di Dio !). La sua voce interiore parlò: “Ahimè, è una sofferenza atroce allontanarsi da questa porta. Questa è l’ultima soglia. Dove potrei trovare un’altra porta simile a questa?”. Simile ad una solida roccia il suo cuore esplose in questa decisione: “ Da qui non me ne andrò a mani vuote”. Il coraggio di impegnare se stessi. Colui che è disposto a morire consegue la propria realizzazione. Colui che è disposto a morire consegue la vita.
Il vuoto interiore Alaya è un termine buddista. Vuol dire “la dimora”. E’ la dimora interna, il vuoto interno, il cielo interno. Poichè àlaya non è mai nata non conosce macchia né ostruzione La tua purezza interna è assoluta! E’ impossibile macchiarla. Perciò non preoccuparti! Il tuo essere interno non è mai nato (e) non può morire. Dalla sorgente viene ogni cosa. E’ inutile che tu ti intrometta. Non cercare di spingere il fiume, che già scorre per conto suo verso il mare. Lascia che le cose succedano. Non c’è bisogno di migliorarsi, non c’è bisogno di cambiare. Resta sciolto e naturale, e i miglioramenti verranno da sé. Sarai trasformato, ma non per opera tua. Se tu (in quanto “io”) cerchi di trasformarti, è come se cercassi di sollevarti da solo tirandoti su per i lacci delle scarpe. Non provarci neppure. Entra nella “dimora interna” e limitati ad aspettare, consapevole che non è possibile migliorare nulla. Le cose sono già al meglio delle loro possibilità. Non devi far altro che goderne. Tutto è pronto per la celebrazione, non manca nulla: non farti prendere dalla smania di assurde attività. E lavorare alla propria crescita, alla crescita spirituale dell’io è una delle attività più assurde. ...Non conosce né macchia né ostruzione. Puoi aver fatto milioni di cose. Non preoccuparti: nessuna tua azione può macchiare il tuo essere interno o renderlo impuro. Qualsiasi cosa tu faccia, la tua cavità ne resta al di fuori. Nessuna tua azione lascia una cicatrice: è impossibile. E quando ti rilassi te ne rendi conto; perciò smetti di preoccuparti di cosa fare e di cosa non fare, e lascia che le cose seguano il loro corso. Allora galleggi nel cielo come una nuvola bianca, senza andare da nessuna parte, godendoti semplicemente il movimento: il viaggiare in se stesso è bello. ...Non conosce macchia né ostruzione; Dimorando nella sfera dell’innato le esperienze si dissolvono nel Dharmata. ... Il Dharmata è la natura elementare propria a ogni cosa. Le azioni passano, i pensieri passano, succedono molte cose; ma dentro, in profondità, non succede nulla: le azioni, i pensieri non scendono a quella profondità. Dharmata è la natura elementare propria a ogni cosa.; quando tu torni alla tua dimora, ogni cosa spontaneamente torna alla propria, e non c’è più alcuna turbolenza. Quando la Luce dello Spirito colma di sé una cavità vi resta come nella propria dimora. Allora, se il corpo ha fame, il corpo va alla ricerca del cibo. Il corpo ha fame, lo Spirito osserva; il corpo mangia, Lui osserva. Lui si limita a guardare, non fa nulla: sono le forze elementari che agiscono. Quando dici: “ho sete”, fai confusione. Non sei tu che hai sete: il corpo ha sete, e agisce di conseguenza, va verso l’acqua. Restando all’interno scopri che le cose accadono da sé. Gli alberi trovano le sorgenti nascoste nel terreno pur non avendo ego né mente C’è un albero; e trenta metri più a nord c’è una piccola sorgente nascosta. Come fa l’albero a sapere dove spingere le proprie radici ? Non ha nessun indizio a disposizione: e del resto non ha né ego né mente. Ma, per azione delle forze elementari, le sue radici si estendono verso il nord e arrivano all’acqua. Quando siedi tranquillo nella tua dimora interna, le forze elementari funzionano nella loro cristallina purezza. N o n m e t t e r t i d i m e z z o ! Il corpo ha fame e si muove verso il cibo: è una delle esperienze più belle, vedere il proprio corpo muoversi da sé, e trovare acqua e cibo, o amore. Tu continui a sedere nella tua dimora interna, e assisti ad azioni che non ti appartengono, non sei attore ma spettatore. Quando arrivi a questa consapevolezza, hai raggiunto l’irraggiungibile “Hai attraversato la porta, anche se nessuno ha attraversato la porta, anche se non c’è stata mai una porta da attraversare”. ...Dimorando nella sfera dell’ignoto le apparenze si dissolvono nel Dharmata, e volontà autonoma e orgoglio svaniscono nel nulla. Quando ti accorgi che le cose accadono da sé, come puoi inorgoglirti, come puoi servirtene per alimentare il tuo ego? Come puoi dire “io” , quando ti sei accorto che la fame segue il suo corso, si soddisfa da sé e diviene sazietà? ; quando ti sei accorto che la vita segue il proprio corso e diventa morte, riposo?
L’orgoglio, l’io, la tua volontà si dissolvono. Non fai più nulla, non vuoi più nulla; ti limiti a sedere nel profondo del tuo essere; e l’erba cresce da sé. Le cose accadono da sé: ti riesce difficile capirlo, perché sei stato educato ad agire, a lottare. Il Maestro di Lin Chi morì. Era un Maestro famoso, ma Lin Chi era più famoso del suo Maestro, perchè il Maestro viveva in silenzio, ed era stato Lin Chi a farlo conoscere alla gente. Si radunò una folla di diverse migliaia di persone, per rendere omaggio al morto, che, come il suo discepolo era un Illuminato. E al funerale trovarono Lin Chi che piangeva a dirotto, come un bambino cui è morta la madre. La gente non credeva ai propri occhi. Era un comportamento ammissibile in un ignorante; ma in un Illuminato, in uno che insegna che l’essere interno è immortale? Se l’essere interno è immortale perché piangi? Alcuni intimi andarono da Lin Chi e gli dissero: “Smetti di piangere ! Non è bene; cosa penserà la gente di te ? Si sta già spargendo la voce che non sia vero che sei un Illuminato; è in gioco il tuo prestigio. E un uomo come te non ha bisogno di piangere”! Ma Lin Chi disse loro “Cosa posso farci? Le lacrime sgorgano da sé, è il loro Dharmata. Chi sono io per fermarle? Lasciate pure che la gente pensi che non sono un Illuminato. Cosa posso farci? Non c’è più nessuno in me che agisce; succede, semplicemente. I miei occhi piangono per conto loro. Non vedranno più il Maestro, che era il cibo di cui vivevano. Lo so che l’anima è immortale, che in verità nessuno muore ! Ma come farlo capire a questi miei occhi ? Essi non ascoltano, non hanno le orecchie! Come si fa a insegnar loro a non piangere, perché la vita è eterna? E chi sono io per insegnar loro qualcosa? Se hanno voglia di piangere, piangano”. Questo è restare sciolti e naturali: le cose succedono da sé, non sei tu che le fai. E’ difficile capire un Illuminato; le rappresentazioni mentali non servono. Cosa pensare di Lin Chi, che dice: “Lo so, ma i miei occhi piangono ugualmente. Lasciateli piangere; li aiuta a rilassarsi. Non vedranno più quest’uomo, il suo corpo sta per essere bruciato. E i miei occhi erano abituati a nutrirsi di lui, non conoscevano altra grazia, altra bellezza che la sua. Per troppo tempo si sono nutriti della forma di quest’uomo: è naturale che ora si sentano mancare il terreno sotto ai piedi. Perciò piangono”. Un uomo naturale siede al proprio interno e lascia che le cose succedano. Non fa! Solo allora appare Mahamudra, l’orgasmo ultimo con l’esistenza. Allora non si è più separati; il cielo interno si fonde con il cielo esterno e non ci sono più due cieli, ma uno solo. Tutti nasciamo liberi ma moriamo in schiavitù...! Il bambino è malleabile, può essere plasmato in qualsiasi modo. La società, i genitori, gli insegnanti lo plasmano e ne fanno un personaggio con una certa struttura caratteriale. A poco a poco impara le regole della convivenza civile, e diventa un conformista, che è una forma di schiavitù; oppure un ribelle, che è un’altra forma di schiavitù: i reazionari e i rivoluzionari sono nella stessa barca; viaggiano schiena a schiena, senza guardarsi in faccia, ma sono sulla stessa barca, dipendono entrambi dalla stessa cosa. L’uomo religioso (nel senso di ri-legato alla dimora interiore), non è reazionario, né rivoluzionario. L’uomo religioso è semplicemente sciolto e naturale. Non è pro né contro nulla; è solo se stesso, non obbedisce ad alcuna regola e non si ribella ad alcuna regola; si limita a non avere regole, è libero nel proprio essere. Non è il prodotto di una cultura. Tuttavia non è primitivo, incivile; anzi, è la possibilità più alta della civiltà e della cultura; ma non è “educato”. Non ha bisogno di regole perché la sua consapevolezza è cresciuta, e ha trasceso le regole. Dice la verità, ma non per obbedienza ad una regola. Essendo sciolto e naturale, è anche sincero: è una cosa che viene da sé. Ha compassione, ma non perché segua un precetto. Essendo sciolto e naturale, diffonde la propria compassione su tutto ciò che lo circonda. Lui non ci può fare nulla, è un effetto della sua accresciuta consapevolezza. Non è né pro, né contro la società: è al di là della società. E’ tornato bambino; è il bambino di un mondo sconosciuto, di una nuova dimensione; è rinato. Ogni bambino nasce sciolto e naturale, poi interviene la società a plasmarlo. E’ inevitabile che intervenga, non c’è nulla di male. Lasciato a se stesso il bambino non crescerebbe e non sarebbe mai in grado di diventare religioso. Resterebbe un animale. E’ necessario passare attraverso la società. Basta ricordare che è solo un passo da attraversare, e che non si dovrebbe costruire lì la propria dimora. Una società che non insegna la trascendenza è una società puramente secolare e politica, priva di religione. Fino a un certo punto bisogna ascoltare gli altri; poi bisogna cominciare ad ascoltare se stessi. Alla fine bisogna tornare al proprio stato originario. Prima di morire bisogna tornare all’innocenza, ridiventare sciolti, naturali; con la morte si rientra nella dimensione della solitudine, proprio come nell’utero; la società non c’è più. E durante la vita bisogna trovare dei momenti, degli spazi simili a oasi nel deserto, in cui si chiudono gli occhi e si va al di là della società, s i r i e n t r a i n s é, n e l p r o p r i o u t e r o: q u e g l i s p a z i s o n o l a m e d i t a z i o n e . Fuori la società continua ad esistere; ma tu te ne dimentichi e torni ad essere solo. Non ci sono più regole, né morale, né linguaggio, e non c’è bisogno di armatura caratteriale: dentro di te puoi essere sciolto e naturale: e s s e r e a c a s a è l a m e d i t a z i o n e. Siamo tutti diventati eccentrici. Questa è una parola molto bella: significa fuori dal centro e la si usa per indicare i pazzi. Ma tutti siamo eccentrici, fuori dal nostro centro. E’ la dimensione in cui ci troviamo; e non può che durare finché continuiamo a dar retta a tutto fuorché a l n o s t r o c e n t r o i n t e r n o . Tutta la meditazione serve per centrarsi, per arrivare al proprio centro p e r n o n e s s e r e e c c e n t r i c i ! Lo scopo di questi discorsi “Il modo in cui parlo è un po' strano. Nessuno al mondo parla come faccio io. Tecnicamente è sbagliato; ci vuole quasi il doppio del tempo! Ma chi parla ha di solito uno scopo diverso - il mio scopo è assolutamente diverso dal loro. Gli altri parlano perché si sono preparati a farlo; non fanno che ripetere qualcosa che hanno preparato in anticipo. In secondo luogo, parlano per importi una certa ideologia, una certa idea. E in terzo luogo, per loro parlare è un'arte che continuano a raffinare. Per quanto mi riguarda, non sono ciò che si definisce un oratore. Per me non è un'arte o una tecnica; tecnicamente continuo a peggiorare di giorno in giorno! Ma i miei scopi sono del tutto diversi. Non voglio far impressione su di te per poterti manipolare. Non parlo per convincerti e poter raggiungere qualche obiettivo. Non parlo per convertirti in un cristiano o un indù o un musulmano, in un teista o in un ateo. Queste cose non mi interessano. Il mio parlare è in realtà uno dei miei espedienti per la meditazione. Parlare non è mai stato adoperato in questo modo: non parlo per darvi un messaggio, ma per far fermare il funzionamento della mente. Non mi preoccupo di essere coerente, perché lo scopo non è quello. Una persona che vuole convincerti e manipolarti con le sue parole dev'essere coerente, dev'essere logica, dev'essere razionale, per poter sopraffare il tuo intelletto. Vuole dominarti tramite le parole. Il mio scopo è unico:Io uso le parole solo per creare pause di silenzio. Le parole non sono importanti, quindi posso dire cose contraddittorie, cose assurde, del tutto slegate tra di loro, perché il mio scopo è solo di creare silenzio. Le parole sono secondarie; i silenzi tra le parole sono il fatto primario. È semplicemente un espediente per darti un'intuizione momentanea della meditazione. Quando sai che per te è possibile, hai già fatto molta strada in direzione del tuo essere. La maggior parte della gente pensa che non sia possibile che la mente sia silenziosa. Proprio perché pensano che sia impossibile, non provano neppure. Dare alla gente un assaggio della meditazione è la mia ragione fondamentale per parlare, quindi posso andare avanti a parlare per l'eternità. Ciò che dico non ha importanza; ciò che conta è darvi qualche possibilità di essere silenziosi, una cosa che all'inizio potete trovare difficile da fare da soli. Io non posso costringervi a essere silenziosi, ma posso creare un meccanismo in cui spontaneamente dovete diventare silenziosi. Io parlo, e nel mezzo di una frase, quando stai aspettando che segua un'altra parola, non arriva nulla, solo una pausa di silenzio. La tua mente voleva ascoltare, e aspettava che arrivasse il seguito, e non voleva perderlo - quindi è diventata silenziosa. Cosa può fare la povera mente? Se si sapesse prima in quali punti sarò in silenzio, se ti fosse stato dichiarato che in questo o in quel punto sarò in silenzio, allora potresti riuscire a pensare; non saresti silenzioso. Allora sapresti: 'Questo è il punto in cui rimarrà in silenzio; ora posso fare una bella chiacchierata con me stesso'. Ma dato che arriva proprio all'improvviso... Io stesso non so perché in alcuni punti mi fermo. Una cosa del genere in qualsiasi oratore sarebbe condannata, perché quando un oratore continua a fermarsi vuol dire che non è ben preparato, che non ha fatto i suoi compiti a casa. Vuol dire che la sua memoria non è affidabile, che a volte non riesce a trovare la parola da usare. Ma dato che non è oratoria, non mi preoccupo di chi mi condannerà - io mi preoccupo di voi. E non solo qui, ma anche in posti distanti... dovunque ci saranno persone che ascolteranno dal video o dall'audiocassetta, arriveranno allo stesso silenzio. Il successo per me non è quello di convincerti, il successo per me è di darti un assaggio autentico della meditazione in modo che tu possa aver fiducia nel fatto che non è una favola, che lo stato di non-mente non è solo un'idea filosofica, ma una realtà; che ne sei capace e che non richiede qualifiche particolari. Con me, essere silenziosi è più facile anche per un'altra ragione. Io sono silenzioso. Il mio essere più profondo non è affatto coinvolto con voi. Ciò che vi dico non è per me un disturbo o una tensione o un compito oneroso; io sono quanto più rilassato si possa essere. Parlare o non parlare per me non fa alcuna differenza. Dato che non posso parlare tutto il giorno per mantenervi in questi momenti meditativi, voglio che siate voi a prendervi la responsabilità. Accettare che siete in grado di essere silenziosi, vi aiuterà quando mediterete da soli. Conoscere la vostra capacità... e si può arrivare a conoscere la propria capacità solo attraverso il farne esperienza. Non c'è altro modo. Non rendermi completamente responsabile del tuo silenzio, perché ciò creerà per te una difficoltà. Da solo, cosa farai? Allora diventerà una specie di droga, e io non voglio che tu sia assuefatto a me. Non voglio essere una droga per te. Voglio che tu sia indipendente e fiducioso di poter ottenere questi momenti preziosi anche da solo. Dovunque tu sia - a casa, al lavoro, o sulla strada per andare dall'uno all'altro - puoi usare la presenza di qualunque suono, di qualunque rumore, come opportunità per andare dentro di te fino a uno spazio di silenzio e di quiete interiore." "Non sono qui per spiegarti certe cose, ma per creare nel tuo essere una certa qualità. Non sto parlando per dare spiegazioni; il mio parlare è un fenomeno creativo. Non cerco di spiegarti qualcosa - quello puoi farlo con i libri e in mille altre maniere - sono qui per trasformarti." "Sono qui per sedurti all'amore per la vita, per aiutarti a diventare un po' più poetico; per aiutarti a morire alle cose ordinarie del mondo in modo che lo straordinario possa esplodere nella tua vita." "Sì, sono l'inizio di qualcosa di nuovo, ma non l'inizio di una nuova religione. Sono l'inizio di un nuovo tipo di religiosità che non conosce aggettivi, né confini; che conosce solo la libertà dello spirito, il silenzio del tuo essere, la crescita del tuo potenziale e, alla fine, l'esperienza del divino dentro di te - non di un Dio al di fuori di te, ma di una qualità del divino che trabocca dal tuo essere." "Non sono un santo, non ho niente a che fare con la spiritualità. Tutte quelle categorie per me sono irrilevanti. Non puoi assegnarmi ad una categoria, non puoi incasellarmi. Una cosa soltanto si può dire, e cioè che tutto il mio lavoro è quello di aiutarti a liberare quell'energia chiamata intelligenza dell'amore. Se l'intelligenza dell'amore inizia a scorrere, sei guarito." "Non sono un'idea e non sono sempre uguale - continuo a cambiare. Sono assolutamente d'accordo con Eraclito che non è possibile entrare due volte nello stesso fiume. In altre parole, non puoi incontrare due volte la stessa persona. E non solo sono d'accordo con lui; io vado persino un passo più in là: dico che non puoi entrare nello stesso fiume nemmeno una volta. Tradotto di nuovo nei termini dell'umanità, non puoi incontrare la stessa persona nemmeno una volta, perché mentre la incontri, sta già cambiando, tu stai cambiando, il mondo intero sta cambiando." Non voglio che nessuno sia attaccato a me in alcun modo. Il mio lavoro è quello di darti libertà totale e metodi tali che, qualsiasi cosa tu voglia, potrai crearla all'interno di te stesso. Non serve nemmeno dio, non serve nulla - tu sei sufficiente." "Sono qui per darti libertà... Non dico di imitare me o di essere come me. Non ti do un ideale o un'ideologia da seguire. Ti libero da ogni ideologia e da ogni ideale... da ogni condizionamento." "Divertiti! A me non piacciono la tristezza e le facce lunghe. Non sono qui per renderti più infelice, sei già troppo infelice. Non sono qui per renderti ancora più triste. Sono qui per risvegliarti all'estasi che è un tuo diritto di nascita, che è naturalmente disponibile per te." "Il mio messaggio è troppo nuovo. L'India è troppo vecchia, antica, tradizionale. Sono un ribelle. In realtà, non sono un indiano. Se fossi un indiano, avrei già un pregiudizio a favore dell'India. Allora il mio messaggio non potrebbe essere universale. In profondità sarebbe indiano, fondamentalmente indiano - camuffato, nascosto dietro belle parole, astrazioni - ma rimarrebbe essenzialmente indiano. Non potrebbe essere universale. Non sono indiano. Non appartengo ad alcuna nazione. Il mio messaggio è universale."
Cosa dicono i dottori sulle meditazioni dinamiche di Osho Il dott. Joachim Galuska dirige in Germania la Fachlklinik Heiligenfeld, un istituto psichiatrico che adopera un approccio olistico alla malattia mentale. Sin dall'inizio ha usato le meditazioni di Osho come parte dei suoi metodi clinici. "La Dinamica è una delle tecniche più potenti che conosca" dice Galuska. "Mette a nudo vaste aree della mente inconscia." Il dott. Galuska usa le meditazioni di Osho con una certa attenzione: "Dopo tutto l'uomo non è un'isola, ma parte di un'unità organica. La Dinamica è eccellente per personalità sufficientemente mature, nevrotiche solo entro certi limiti. Persone di questo genere farebbero bene a provare questa tecnica per vedere quali sono i suoi effetti su di loro. Per le personalità borderline o psicotiche, invece, potrebbe essere eccessivo. Proprio perché è uno strumento così potente, i dottori dovrebbero considerare bene e raccomandarla alle persone a cui può giovare". Il dott. Galuska d'altra parte raccomanda la Osho Meditazione Kundalini anche a pazienti con gravi disturbi psicotici: "È un marchio di tutte le meditazioni di Osho il fatto che esse mettono in moto l'intero sistema energetico corporeo, e la Kundalini in particolare fa sì che questo accada in modo dolce e armonioso". "I pazienti che vengono da me appartengono a due categorie" ci spiega. "Alcuni soffrono di emicranie, problemi di stomaco, dolori cardiaci, dolori alla schiena, disordini psicosomatici di tutti i tipi, tutti quei disturbi di fronte ai quali i medici si sentono piuttosto impotenti. Gli altri soffrono di depressione o di aggressività latente. Entrambi i gruppi ricavano un grosso beneficio dalla Dinamica". La Falk fa fare la Meditazione Dinamica non per motivi di ricerca ma perché piace farla anche a lei. Da quello che le dicono i pazienti, con la meditazione accadono molte cose. Nel suo ultimo workshop, per esempio, un uomo aveva una sindrome dolorosa alla spalla che lo costringeva a fare un'iniezione tutti i giorni altrimenti il dolore forte gli impediva i movimenti del braccio. Una mattina scoprì di poter muovere di nuovo il braccio. Un altro paziente che aveva sofferto di depressione le disse dopo la prima settimana di meditazione di aver danzato tutta la notte con sua moglie. "Era davvero esultante" ricorda la Falk "anche se ora ha un po' paura di tutta questa nuova energia e dell'effetto che avrà sulla sua vita."
Io insegno un uomo nuovo, una nuova umanità, un concetto nuovo di stare al mondo. Io proclamo l'Homo Novus. Il vecchio uomo sta morendo, e non è affatto necessario aiutarlo a sopravvivere. Il vecchio uomo è sul letto di morte: non piangere per lui, aiutalo a morire. Perché solo con la morte del vecchio può nascere il nuovo. La fine del vecchio è l'inizio del nuovo. Il mio messaggio all'umanità è un uomo nuovo. Nient'altro basterà! Non un semplice ritocco, non una continuità col passato, ma qualcosa che rompa completamente con il passato. Fino ad oggi l'uomo ha vissuto in modo non vero, non autentico: ha vissuto una vita molto falsa. L'uomo ha vissuto vittima di una grande patologia, di una malattia molto grave. E vivere nella malattia non è necessario: possiamo uscire dalla prigione perché la prigione è fatta con le nostre stesse mani. Siamo in prigione perché noi stessi abbiamo deciso di restarci, perché abbiamo creduto che la prigione fosse la nostra casa.
E per creare l'uomo nuovo devi cominciare proprio da te. ”L'uomo nuovo sarà un mistico, un poeta e uno scienziato, tutto quanto insieme. Non guarderà la vita attraverso divisioni vecchie e marce. Sarà un mistico, perché sentirà la presenza di dio. Sarà un poeta, perché celebrerà la presenza di dio. E sarà uno scienziato, perché ricercherà questa presenza attraverso un metodo scientifico. Quando un uomo è tutte e tre queste cose insieme, è un uomo integro. L'uomo vecchio era represso, aggressivo. Era portato a essere aggressivo perché la repressione comporta sempre aggressione. L'uomo nuovo sarà spontaneo, creativo. L'uomo vecchio ha vissuto sulla base di ideologie. L'uomo nuovo non vivrà affatto sulla base di ideologie, o di precetti morali, ma attraverso la consapevolezza. L'uomo nuovo vivrà solo attraverso la consapevolezza. Sarà responsabile, responsabile nei confronti di se stesso e dell'esistenza. L'uomo nuovo non sarà morale nel vecchio senso della parola, sarà amorale. L'uomo nuovo porta con sé un mondo nuovo. In questo momento l'uomo nuovo è inevitabilmente una minoranza in trasformazione, ma è il portatore di una nuova cultura, né è il seme. Aiutalo. Annuncia il suo arrivo dai tetti delle case: questo è il mio messaggio per te. L'uomo nuovo è aperto e onesto. È trasparente, autentico e disponibile. Non è un ipocrita. Non vive per raggiungere degli obiettivi: vive qui ed ora. Conosce solo un tempo, l'adesso, e conosce solo uno spazio, questo! Attraverso questa presenza, saprà cos'è dio. Gioisci! L'uomo nuovo sta arrivando e il vecchio sta scomparendo. Il vecchio è già sulla croce, e il nuovo è all'orizzonte. Gioisci, lo ripeto ancora: gioisci!”
Una nuova educazione per l’uomo nuovo “L'educazione che in passato ha predominato è assolutamente carente, incompleta e superficiale: non ha fatto altro che creare persone in grado di procacciarsi da vivere, senza offrire loro nessuna intuizione della vita in quanto tale; e non solo è inadeguata, è anche pericolosa, in quanto si fonda sulla competizione. Fino a oggi l'istruzione è stata finalizzata a uno scopo: non importa ciò che impari, ciò che importa è l'esame che dovrai superare alla fine dell'anno o del corso. Questo rende importante il futuro, lo rende più importante del presente; porta a sacrificare il presente in nome del futuro. E questo diventa il tuo stile di vita: arrivi a sacrificare in continuazione il momento presente per qualcosa che presente non è. Nella tua vita si crea un vuoto tremendo. La comune che io prospetto avrà un'educazione a cinque dimensioni. Prima che parli di queste cinque dimensioni, è necessario annotare alcune cose: la prima è che l'istruzione non dovrebbe presupporre nessun tipo di esami; viceversa ogni giorno, ogni ora, gli insegnanti dovrebbero fare delle osservazioni, e le loro annotazioni nel corso dell'intero anno scolastico decideranno se l'allievo è pronto a proseguire, oppure se deve restare un po' più a lungo nella stessa classe. Nessuno è bocciato, nessuno è promosso. Si tratta solo di questo: alcune persone vanno un po' più veloci, altre sono più pigre. Nessuno è inferiore, e nessuno è superiore: ognuno è semplicemente se stesso, non può essere paragonabile a un'altra persona. Dunque, i vostri esami non hanno ragione di essere. Questo sposterà l'intera prospettiva dal futuro al presente: ciò che fate adesso sarà determinante, non quelle cinque domandine alla fine dei due anni di corso. Ognuna delle migliaia di cose che affronterete in quei due anni sarà determinante; in questo modo, l'istruzione non sarà più finalizzata a uno scopo. Il modo in cui gli studenti sono istruiti è assolutamente vecchio: ancora si fonda sull'accumulo di nozioni nella memoria, ma, più la memoria è colma, minori sono le possibilità di chiarezza e di intelligenza. Io considero il computer come un'opportunità grandissima per liberare gli studenti dalla necessità di memorizzare ogni sorta di informazioni: potranno portarsi dietro piccoli computer che conterranno tutte le informazioni di cui avranno bisogno, in qualsiasi momento. Questo aiuterà le loro menti a essere più meditative, più limpide, più innocenti. Oggigiorno le loro menti sono troppo ingombre di pattume assolutamente inutile. In futuro l'educazione sarà centralizzata su computer e schermi televisivi, poiché ciò che può essere visualizzato graficamente è ricordato più facilmente di ciò che viene letto o ascoltato. Gli occhi sono strumenti di gran lunga più potenti delle orecchie o di altri. E questo annullerà la noia di leggere e di ascoltare; al contrario, la televisione è un'esperienza divertente. La geografia potrà essere insegnata con pienezza di colori... Dovremmo insegnare le conquiste positive del nostro genio, lasciando solo alcune note riguardanti coloro che fino a oggi sono stati considerati insigni dal punto di vista storico, persone come Adolf Hitler; questi non possono avere altro posto che le note o le appendici, e si deve spiegare con chiarezza che erano pazzi, soffrivano di qualche complesso di inferiorità, o di qualche turba psichica. Dobbiamo rendere pienamente consapevoli le future generazioni che in passato è esistito un lato oscuro, che ha dominato a lungo, ma che ora tale oscurità non ha più spazio. A questa prima dimensione appartengono anche le lingue. Ogni persona del mondo dovrà conoscere come minimo due lingue: la sua madrelingua, e l'inglese come veicolo di comunicazione internazionale. E anche le lingue possono essere insegnate con maggior precisione attraverso la televisione; la pronuncia, la grammatica possono essere insegnate con maggior correttezza. Possiamo creare nel mondo un'atmosfera di fratellanza: le lingue avvicinano i popoli, ma li possono anche allontanare. Oggi non esiste una lingua internazionale, a causa dei nostri pregiudizi. L'inglese andrà benissimo, perché è la lingua conosciuta dal maggior numero di persone nel mondo, su vasta scala. della realtà, la parte esteriore. Anche queste conoscenze possono essere trasmesse tramite la televisione e il computer, ma essendo più complicate, necessitano della presenza di una guida umana. La quarta dimensione dovrebbe includere l'arte e la creatività in tutti i loro aspetti: pittura, musica, lavori di artigianato, ceramica, costruzione di case... si dovrebbe dar spazio a tutte le aree della creatività, e gli studenti potranno scegliere. Solo alcune materie saranno obbligatorie: l'apprendimento di una lingua internazionale, di un mestiere che permetta di guadagnarsi da vivere, di una delle arti creative. Ma sarà possibile scegliere all'interno dell'intero arco delle arti creative, perché se un uomo non impara a creare, non entrerà mai a far parte dell'esistenza, che è un processo di costante creazione. Diventando creativi si diventa divini; la creatività è la sola preghiera che esista. E la quinta dimensione dovrebbe essere l'arte di morire. In questa quinta dimensione saranno incluse tutte le meditazioni, in modo che si possa sapere che non esiste la morte, e si possa arrivare a essere consapevoli della vita eterna che esiste dentro di noi. Tutto questo dovrà essere assolutamente essenziale, perché tutti devono morire; nessuno può evitare il trapasso. E sotto il grande ombrello della meditazione potrete essere introdotti allo Zen, al Tao, allo Yoga, allo Chassidismo, a tutte le possibili discipline esistite, ma di cui l'istruzione non si è mai preoccupata. La nuova comune avrà un'istruzione completa, totale, integra. Io stesso sono stato professore e ho dato le dimissioni dall'università con un appunto in cui dicevo: Questa non è istruzione, questa è pura stupidità; non insegnate nulla che abbia valore. Ma questa istruzione tanto insignificante è diffusa in tutto il mondo, senza differenze: in Russia quanto in America. Nessuno ha mai cercato un'educazione che fosse integra, globale. Da questo punto di vista quasi tutti sono analfabeti; perfino coloro che hanno tante lauree, sono analfabeti per ciò che concerne la sfera più ampia della vita. Alcuni sono più analfabeti di altri, ma nessuno ha un'istruzione, in quanto un sistema di istruzione globale non esiste da nessuna parte.”
La psicologia della rabbia “La psicologia della rabbia è: volevi qualcosa, e qualcuno ti ha impedito di ottenerlo. Qualcuno ha creato un blocco, un ostacolo. Tutta la tua energia era lanciata a ottenere qualcosa, e qualcuno l’ha bloccata. Non hai potuto ottenere ciò che volevi. Quest’energia frustrata diventa rabbia… rabbia contro la persona che ha distrutto la possibilità di soddisfare il tuo desiderio. Non puoi prevenire la rabbia, perché è un sottoprodotto, ma puoi fare qualcos’altro per far sì che questo sottoprodotto non venga creato affatto. Ricordati di una cosa nella vita: non desiderare nulla con un’intensità tale da renderla una questione di vita o di morte. Sii un po’ giocoso. Non sto dicendo di non desiderare, perché quella sarebbe repressione. Sto dicendo di desiderare, ma di fare in modo che il desiderio sia giocoso. Se si realizza, bene. Se non si realizza, magari non era il momento giusto; si vedrà la prossima volta. Impara un po’ dell’arte di giocare. Noi siamo così identificati col desiderio che, quando qualcosa blocca o impedisce la sua realizzazione, la nostra energia prende fuoco e ci brucia. In questo stato vicino alla follia, puoi fare cose di ogni genere, delle quali ti pentirai in seguito. Puoi creare una catena di eventi nei quali sarai intrappolato per tutta la vita. Per questo motivo, per migliaia di anni si è detto: “Lascia andare i desideri”. Ma questo è chiedere qualcosa d’inumano. Persino quelli che hanno detto: “Lascia andare i desideri”, ti hanno dato un motivo, un desiderio e cioè che se diventi privo di desideri, raggiungerai la libertà suprema del moksha, del nirvana. Anche questo è un desiderio. Puoi reprimere un desiderio per uno ancora più grande, e puoi dimenticarti persino che sei ancora la stessa persona – hai solo cambiato obiettivo. Certo, non ci sono molte persone che stanno cercando di arrivare al moksha, quindi non ci sarà tanta competizione. In effetti, la gente sarà molto felice se cerchi di ottenere moksha – uno di meno con cui competere. Ma, per quanto ti riguarda, non è cambiato nulla. Se accade qualcosa che disturba il tuo desiderio per moksha, la rabbia divamperà un’altra volta. E questa volta sarà ancora più forte, perché ora il desiderio sarà molto più grande. La rabbia è sempre in proporzione al desiderio.
Il conflitto religioso Perchè ci sono tanti conflitti tra gente di religione diversa? Il mondo sembra stia diventando ogni giorno sempre più folle. Nessuno sa cosa stia accadendo e tutto è confuso e sottosopra. Questo è ciò che si dice nei giornali. È vero? E se è così, c’è qualche principio intrinseco di equilibrio nella vita che sta mantenendo tutto stabile?
“Il mondo è lo stesso; è sempre stato lo stesso – sottosopra, folle, squilibrato. In realtà c’è una sola cosa nuova che è accaduta nel mondo ed è la nostra consapevolezza del fatto che siamo folli, che siamo sottosopra, che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato in noi. E questa consapevolezza è una gran benedizione. Naturalmente è solo un inizio, solo l’abc di un lungo processo; è solo un seme, ma di gran significato. Il mondo non è mai stato consapevole come lo è oggi dei modi folli in cui funziona. È sempre stato così. In tremila anni l’uomo ha combattuto cinquemila guerre. Puoi dire forse che quest'umanità è sana di mente? Non possiamo ricordarci nemmeno di un momento nella storia umana in cui le persone non si sono distrutte a vicenda in nome della religione o in nome di dio o persino in nome della pace, dell’umanità, della fratellanza universale. Parole grosse che nascondono realtà molto brutte! Cristiani che ammazzano musulmani, musulmani che ammazzano cristiani, musulmani che ammazzano gli indù, indù che ammazzano musulmani. Le ideologie politiche, religiose e filosofiche sono solo facciate per nascondere gli omicidi – per uccidere con una giustificazione. Tutte queste religioni promettevano alla gente: “Se morite in una guerra religiosa, il paradiso sarà assicurato. Uccidere in guerra non è peccato, essere uccisi in guerra è una gran virtù”. Questa è pura stupidità! Ma diecimila anni di condizionamenti sono penetrati profondamente nel sangue, nelle ossa, fino nel midollo dell’umanità. Ogni religione, ogni nazione, ogni razza affermava: “Siamo il popolo eletto di dio. Siamo i più grandi; gli altri sono tutti inferiori”. Questa è follia, e tutti hanno sofferto per questo motivo. Gli ebrei hanno sofferto immensamente per un’unica follia che hanno commesso e cioè l’idea di essere il popolo eletto. Quando hai l’idea di essere il popolo eletto, tutti gli altri non possono perdonarti perché anche loro sono il popolo eletto di dio, e come si fa a decidere? Nessun argomento può essere conclusivo, e nessuno sa dove dio si nasconda quindi non puoi nemmeno chiedere a lui; non può essere portato in tribunale come testimone. Solo la spada può decidere. Chi è più potente, ha ragione. Il potere è diritto. Gli ebrei hanno sofferto per secoli, ma la sofferenza non li ha trasformati. Anzi ha rafforzato l’idea che sono loro il popolo eletto. Le stesse persone che dicono loro: “Siete il popolo eletto”, dicono anche che proprio per questo devono affrontare molte prove, devono passare attraverso il fuoco per provare di che metallo sono fatti. Questo è vero non solo per i cristiani, gli ebrei, i musulmani e gli indù; lo stesso vale per tutta la gente esistita finora. L’ego razziale, l’ego religioso, l’ego spirituale sono molto più pericolosi dell’ego individuale, perché quest’ultimo è molto grossolano. Puoi vederlo – può vederlo chiunque, perché è là visibile in superficie. Ma quando l’ego diventa razziale – “l’induismo è grande” – non pensi di star proclamando qualcosa che riguarda te. Indirettamente però stai affermando: “L’induismo è grande, e io sono grande perché sono un indù”. È un modo indiretto, sottile, astuto: “Sono grande perché sono giapponese, perché i giapponesi sono i discendenti diretti di dio”, oppure: “Sono cinese e i cinesi sono il popolo più civilizzato, il più ricco di cultura”. Quando gli occidentali hanno raggiunto la Cina per la prima volta e hanno visto i cinesi, sono scoppiati a ridere. Sembravano delle caricature, dei personaggi dei fumetti, non delle persone – con quattro o cinque peli che gli crescevano sulla faccia e quella era tutta la barba che avevano! Che gente era questa? I primi europei scrissero nei loro diari: “Sembra che abbiamo scoperto l’anello mancante tra la scimmia e l’uomo”. E che scrivevano i cinesi nei loro diari? Persino l’imperatore della Cina era molto interessato a vedere gli europei perché aveva sentito molte storie su di loro. Li invitò a corte, non perché li rispettasse, ma solo per vedere che gente fossero. Mai prima…! Non riusciva a contenere il riso, appena li vide scoppiò a ridere. Chiese alla sua gente: “Li avete trovati nelle giungle africane? Sembrano scimmie!” L’ego funziona così: l’altro viene sempre messo più in basso possibile; paragonandosi all’altro, ci si sente superiori. Tu dici: “Sembra che il mondo stia diventando ogni giorno sempre più folle”. Non è vero; è sempre stato così. C’è solo una cosa nuova, ed è una benedizione, non una maledizione. Per la prima volta in tutta la storia dell’umanità, alcune persone stanno diventando consapevoli che il modo in cui siamo vissuti finora è sbagliato, che manca un elemento di base nelle nostre fondamenta. C’è qualcosa che non ci permette di crescere e diventare esseri umani sani. Il seme della follia si trova nei nostri condizionamenti. Ogni bambino nasce sano di mente, e poi piano piano lo ‘civilizziamo’ – con quello che chiamiamo il processo di civilizzazione. Lo prepariamo a diventare parte della grande cultura, della grande chiesa, del grande stato a cui apparteniamo. Tutta la nostra politica è stupida, e così lui diventa stupido. Tutta la nostra educazione è brutta. La nostra politica non è altro che ambizione, ambizione nuda e cruda, desiderio di potere. Solo le persone di tipo inferiore hanno interesse per il potere. Solo le persone che soffrono di un profondo complesso d'inferiorità diventano politici. Vogliono dimostrare che non sono inferiori; vogliono provare agli altri e a se stessi che non sono inferiori, che sono superiori. Ma, se sei superiore, che bisogno c’è di provarlo? L’uomo superiore non deve provare nulla, è completamente a suo agio con la sua superiorità. Ecco cosa dice Lao–Tzu: l’uomo superiore non è nemmeno cosciente della sua superiorità, non ne ha bisogno. È solo la persona malata che si mette a pensare alla salute; la persona sana non pensa mai alla salute. Una persona sana non è consapevole della sua salute; solo il malato lo è. Una persona bella, una persona veramente bella non è consapevole della sua bellezza. È solo una persona brutta che si preoccupa costantemente di questo e fa ogni sforzo per provare di non essere brutta. Nel dimostrare ad altri che non è inferiore, non è brutta, sta cercando di dimostrarlo a se stessa. L’altro è uno specchio. Se l’altro dice: “Sì, sei grande…”. Ma lo dirà solo se sei ricco, se sei potente, altrimenti non lo farà. I politici sono malati di mente, eppure insegniamo ai nostri figli a essere dei politici. Insegniamo ai nostri figli la stessa cultura che ci ha torturato, gli stessi valori che sono stati così opprimenti per noi, che si sono dimostrati essere solo sottili catene, prigioni. Ma noi continuiamo a condizionare i nostri figli. La stessa educazione che ha distrutto la nostra grazia e innocenza, la inculchiamo nelle teste dei nostri bambini. E raccontiamo menzogne ai nostri figli come i nostri genitori hanno fatto con noi. Questo è andato avanti per secoli. Come può l’umanità essere sana, integra, rilassata? Sarà di sicuro folle. L’umanità è stata sempre folle. È sempre rimasta sottosopra e confusa, perché è stata allevata con le bugie. Ma oggi sta accadendo una cosa buona: almeno alcune persone giovani e intelligenti si stanno rendendo conto che tutto il nostro passato è sbagliato e che occorre un cambiamento radicale. “Abbiamo bisogno di rompere con il passato. Vogliamo ricominciare dal principio, dobbiamo farlo. Il passato è stato un esperimento assolutamente inutile!” Quando accettiamo la verità così com’è, l’uomo può diventare sano. L’uomo nasce sano. Siamo noi a farlo impazzire. Quando accetteremo che non ci sono nazioni e non ci sono razze, l’uomo diventerà calmo e tranquillo. Tutta questa continua violenza, queste aggressioni, scompariranno. Se accettiamo con naturalezza il corpo dell’uomo, la sua sessualità, tutte le stupidaggini scompariranno. Dobbiamo trasformare tutta la terra in una festa, ed è possibile perché l’uomo ha con sé tutto ciò che occorre per trasformare questa terra in un paradiso.”
L’evoluzione “L’evoluzione è inconscia, è qualcosa di inconsapevole. Non richiede alcuna volontà, alcuno sforzo consapevole, è semplicemente naturale. Ma una volta formatosi la consapevolezza, è tutta un’altra storia. Nel momento in cui esiste la consapevolezza, l’evoluzione si arresta. L’evoluzione arriva solo fino alla consapevolezza, il suo compito è creare la consapevolezza. A quel punto l’intera responsabilità ricade sulla consapevolezza stessa. E’ qualcosa che si deve comprendere da prospettive diverse. Attualmente l’uomo non si sta evolvendo. Da millenni l’uomo non si sta evolvendo: per quanto lo riguarda, l’evoluzione si è fermata. Il corpo è giunto al suo apice, non si è più evoluto da secoli. Le ossa e i corpi umani preistorici che sono stati ritrovati non sono fondamentalmente diversi dai nostri, non ci sono differenze sostanziali. Se un corpo umano preistorico potesse essere riportato in vita e messo in forma, sarebbe esattamente come il tuo, non ci sarebbe alcuna differenza. Il corpo umano ha smesso di evolversi. Quando si è fermato? Nel momento in cui la consapevolezza ha fatto la sua comparsa, il lavoro dell’evoluzione è finito. Ora tocca a te evolverti. Pertanto, l’uomo rimane statico, nel senso che non si evolve, a meno che non si metta all’opera personalmente: tutto ciò che verrà dopo l’uomo sarà consapevole, tutto ciò che si trova prima dell’uomo è inconsapevole… Con l’uomo è emerso un fattore nuovo: il fattore della consapevolezza, il fattore della presenza consapevole. Con questo fattore il compito dell’evoluzione è concluso. L’evoluzione esiste per creare una situazione in cui possa evolversi la consapevolezza, allorché la consapevolezza si è formata, tutte le responsabilità ricadono su di essa. Pertanto l’uomo non si evolverà più in maniera naturale, in questo senso non ci sarà alcuna evoluzione. La consapevolezza è l’apice dell’evoluzione, l’ultimo stadio, ma non è l’ultimo stadio della vita. La consapevolezza è l’ultimo stadio dell’evoluzione, dell’intero retaggio animale. E’ l’ultimo stadio – il climax, il culmine – ma per una crescita ulteriore deve rappresentare il primo passo. E quando dico che l’evoluzione si è fermata, intendo sostenere che ora è necessario uno sforzo interiore: se non fai nulla in prima persona, non ti evolverai! La natura ti ha portato all’ultimo livello della crescita inconsapevole, adesso sei consapevole, adesso sai. E quando sai, diventi responsabile. Un bambino non è responsabile dei suoi atti, un adulto sì; con la consapevolezza, con la facoltà di sapere, diventi responsabile di te stesso. Sartre ha detto che la responsabilità è un fardello unicamente umano. Nessun animale è responsabile, l’evoluzione è responsabile per tutto ciò che riguarda l’animale. L’animale non è responsabile di nulla, l’uomo lo è, quindi cosa farai, adesso sarà responsabilità tua. Se vuoi creare un inferno e andarci a vivere, è una tua scelta. Se vuoi evolverti, se vuoi crescere e creare uno stato di beatitudine, è una tua scelta, dipende da te. Gli esistenzialisti, hanno fatto una distinzione molto sottile, e bellissima, che è anche molto pregnante. Affermano che per gli animali prima viene l’essenza, l’esistenza è una crescita successiva. Cerca di comprendere: dicono che per gli animali, per gli alberi, l’essenza è primaria e l’esistenza segue. C’è un seme: il seme, in essenza, è l’albero. L’essenza è presente e l’esistenza seguirà. La parte essenziale esiste già e di certo si esprimerà, si manifesterà. L’albero seguirà! L’albero non sarà una cosa nuova, in un certo senso era già presente; quindi, in realtà, il seme non ha libertà: l’albero esiste dentro di lui. E anche l’albero è privo di libertà: è predestinato dal seme. Ecco cosa si intende affermando che, prima dell’uomo, l’essere essenziale è primario e l’esistenza segue. Con l’uomo l’intera situazione è esattamente l’opposto: prima viene l’esistenza, poi segue l’essenza. Tu non sei nata con un futuro prestabilito, te lo devi creare. Sei nata, quindi hai un’esistenza, una semplice esistenza priva di essenza, adesso sarai tu a creare l’essenza. L’uomo dunque crea se stesso. L’uomo nasce come semplice esistenza priva di essenza. Qualunque cosa faccia successivamente, creerà l’essenza: saranno le tue azioni a crearti e la libertà è multidimensionale. Un uomo può diventare qualunque cosa, oppure può non diventare nulla. Può rimanere un’esistenza priva di essenza, può rimanere un corpo privo di anima. L’anima, in un certo senso, deve essere creata. Gurdjieff era solito dire che noi non abbiamo l’anima, ne siamo privi. Finché non la crei, come fai ad averla? Sembra in contraddizione con tutti gli insegnamenti religiosi, ma non lo è. Quando la religione dice che ogni individuo ha un’anima, vuole semplicemente dire che ognuno ha la possibilità di avere un’anima, è una potenzialità: puoi crescere e diventare un’anima. Se l’avessi già, non ci sarebbe alcuna differenza tra te e un seme. E se ti evolvessi come un seme che diventa un albero, se crescessi come un seme e diventassi un uomo, non ci sarebbe alcuna differenza tra l’uomo e tutto ciò che esiste sotto di lui. L’uomo è libertà: libertà di essere. Può essere tante cose, può essere qualunque cosa, ma può accadere che rimanga solo una potenzialità, senza essere nulla, senza diventare nulla… Questo crea inquietudine e paura. Kierkegaard ha formulato il concetto di “terrore”: dice che l’uomo vive nel terrore. Cos’è questo terrore, questa paura? La paura è questa: tu sei semplicemente una potenzialità e nulla di più. Hai soltanto esistenza, non essenza; puoi crearla, ma puoi anche non farlo. La responsabilità è tua: è una situazione terrificante. Nulla è certo, l’uomo è insicuro. In ogni momento si aprono molte vie e tu devi muoverti in qualche modo, andare da qualche parte, senza sapere dove stai andando in realtà, senza sapere quale sarà il risultato, senza sapere cosa accadrà domani. Il tuo domani non si evolverà automaticamente dal tuo oggi, il domani del seme invece, si evolve in maniera automatica dal suo oggi. La morte di un animale sarà il risultato automatico della sua vita, ma questo non vale per te: la differenza è qui. La tua morte sarà una tua conquista, tu ne sarai responsabile. Ecco perché ogni uomo muore in modo del tutto individuale: la morte di nessun essere umano è simile a quella di qualcun altro, non può esserlo! I cani A, B o C muoiono tutti allo stesso modo, la loro morte è semplicemente parte della loro vita: essi non sono responsabili della loro vita e non lo sono della loro morte. E quando qualcuno dice: “morirò come un cane”, sottintende che morirà senza essersi evoluto, senza aver conseguito alcuna essenza. Rimarrà una mera possibilità: nessun uomo potrà morire come qualcun altro, se accade, significa che entrambi si sono lasciati sfuggire l’opportunità di evolvere. Con la comparsa della consapevolezza tu sei responsabile di tutto (rispetto alla tua vita), non importa cosa; si tratta di un pesante fardello, di un’angoscia profonda. Fa paura. Sei sospesa sopra un abisso. E’ questo che intendo quando dico che l’uomo ora ha bisogno di uno sforzo consapevole. Essere un uomo significa entrare nel campo dell’evoluzione consapevole. Milioni e milioni di anni hanno condotto alla tua creazione, adesso però la natura non ti sarà di alcun aiuto. Questo è il culmine dell’evoluzione naturale, ora la natura non può fare nulla per te: ha già fatto tutto quello che poteva. Per questo è inevitabile che in ogni momento della vita sia presente una profonda tensione interiore. L’uomo è in tensione. Ciò è naturale ed è ottimo; cerca di non dimenticarlo: usalo! Puoi cercare di dimenticarlo e perdere così un’opportunità. Ogni sforzo per dimenticare il tuo stato mentale di tensione è sbagliato, pericoloso; stai ricadendo all’indietro. Usa questa tensione interiore per crescere, per progredire. Adesso non puoi evolverti ulteriormente nel corpo, il corpo è arrivato a un punto morto, a un vicolo cieco: non esiste evoluzione ulteriore. Il corpo si muove sul piano orizzontale. E’ simile a un aeroplano che corre rasente al suolo, su una pista, per decollare; poi arriva un momento in cui il movimento orizzontale si interrompe. Deve correre per tre o quattro chilometri solo per acquistare energia, poi arriva un momento in cui nessun movimento orizzontale può essere d’aiuto. Se continua a muoversi sulla terra, non è un aeroplano, si comporta come un automobile. Quando ha raccolto la quantità di moto necessaria, l’aeroplano lascia la terra e compie un balzo verticale. Questo è accaduto con l’uomo. Fino all’uomo, l’evoluzione ha continuato a correre sulla terra, per così dire, ora con l’uomo ha raggiunto una velocità tale per cui un movimento verticale verso l’alto è l’unico possibile. Se osservi lo stato attuale delle cose e pensi: “Dobbiamo continuare a correre sulla terra, perché lo stiamo facendo da milioni di anni”, sei completamente fuori strada; infatti tutto questo correre aveva il solo scopo di portare al punto in cui puoi decollare!!! Gli animali stanno correndo verso l’uomo, gli alberi stanno correndo verso gli animali, la materia sta correndo verso gli alberi, tutto, su questa terra, sta correndo verso l’uomo. Ebbene, verso cosa può correre l’uomo? L’uomo è il centro, il punto focale: tutto si sviluppa verso l’uomo. Orizzontalmente per l’uomo non è possibile alcun movimento. E se prosegui sul piano orizzontale, la tua non sarà una vita realmente umana, sarà una serie di strati che non sono umani. A volte ti comporterai come un animale. Se continui sul piano orizzontale, a volte sarai solo un vegetale e a volte solo materia inerte, mai un essere umano. Pertanto, io ti invito a scrutare in profondità nella tua vita: non hai fatto quel balzo in verticale. Cosa stai facendo allora? Se pensi a ogni tua azione specifica, potrai vedere che una appartiene al mondo animale, un’altra al regno vegetale e così via… Considera le tue attività, la tua vita, e riuscirai a vedere che qualcosa è solo materia inerte, qualcosa assomiglia solo a una crescita vegetale e qualcos’altro è semplicemente animale. Dov’è l’essere umano? Con la spinta verticale, l’uomo fa la sua entrata nell’esistenza… e questo dipende da te! L’evoluzione consapevole è ora l’unica evoluzione. Ecco perché la religiosità diventa ogni giorno più significativa. Ogni giorno, ogni momento, la religiosità diventa sempre più importante (ovviamente non come viene concepita dalla nostra società), perché dal punto di vista della scienza non sembra esserci alcuna possibilità di movimento. Naturalmente sul piano orizzontale non c’è movimento, non puoi spingerti oltre, tutto si è fermato. Quindi la scienza non ha fatto che operare in funzione di un’espansione dei sensi. Gli occhi si sono fermati, quindi puoi usare degli strumenti per potenziare la vista. Il cervello si è fermato, e quindi adesso puoi usare il computer. Le gambe si sono fermate, e quindi puoi usare le automobili. La scienza non fa che creare strumenti supplementari a una crescita che si è arrestata! L’uomo non sta crescendo, stanno crescendo solo gli strumenti! Naturalmente ogni strumento accresce il tuo potere, ma non c’è crescita alcuna attraverso di esso; anzi, accade proprio il contrario. Le automobili hanno aumentato la velocità, ma hanno distrutto le gambe. E’ un peccato, ma è ciò che accadrà: se i computer sostituiranno la mente umana – e lo faranno, perché la mente dell’uomo non è efficiente come un computer – saranno di grande aiuto, ma finiranno per distruggere la mente dell’uomo, perché tutto ciò che non viene usato va in rovina, si atrofizza. Per tanto la scienza attualmente sembra non fare altro che creare una falsa nozione di evoluzione. Se diamo uno sguardo al passato, la massima velocità che potevamo raggiungere era quella del cavallo: quaranta chilometri circa l’ora. Adesso abbiamo toccato i quarantamila chilometri all’ora. La velocità si è evoluta in un modo vertiginoso, non l’uomo, ma la velocità! Anzi, l’uomo è regredito, perché un uomo che va a cavallo è un individuo più forte di quello che vola su un aeroplano. Dunque, la velocità si è sviluppata, si è evoluta, ma l’uomo è regredito. Esiste un gruppo di scienziati che ritiene che l’uomo è in una fase di regressione, non di evoluzione. Potrebbe esserlo, perché la vita non può rimanere statica. Se non ti evolvi, regredisci automaticamente. Un passo avanti mancato è un passo indietro assicurato! Nella vita non c’è momento di stasi, non si può rimanere fermi in un punto. Non puoi dire: “Non sto crescendo, quindi rimarrò quello che sono, conserverò lo status quo”. Non puoi conservarlo! O vai avanti o torni indietro. Questo gruppo di scienziati pensa che l’uomo stia regredendo di giorno in giorno, che sia in atto una infantilizzazione. L’uomo si comporta più come un eterno fanciullo che come un adulto, in ogni angolo del globo. Se osserviamo la realtà dell’uomo nel suo insieme, molte cose ci appariranno ovvie ed evidenti. Cosa è successo? In realtà la crescita dell’uomo si è interrotta: la crescita mossa dall’evoluzione si è arrestata; adesso abbiamo solo un surrogato di essa: l’accumulazione scientifica. L’uomo si è fermato, le cose crescono. Le case diventano sempre più grandi e tu rimani la stessa. Le ricchezze crescono e questa loro crescita ti fa pensare che tu stai crescendo. Il sapere cresce, le informazioni aumentano, senza alcuna maturità. Naturalmente, un Buddha sa meno di te, ma questo non significa che sia cresciuto meno. Un Gesù sa meno di te, era solo il figlio di un falegname, eppure tu non sei più evoluta di lui. Maometto non sapeva né leggere né scrivere e Kabir era una nullità, nondimeno erano più evoluti. Dunque l’evoluzione è qualcos’altro: un’evoluzione della consapevolezza non solo della materia. Puoi sostituire l’avere con l’essere. L’essere è una diversa dimensione di crescita, una crescita verticale, l’avere è orizzontale. Le cose non fanno che crescere: sempre più informazioni, sempre più conoscenze, sempre più ricchezze, sempre più diplomi o lauree, sempre più onori e glorie. Ma questa è accumulazione ed è orizzontale! Non c’è alcuno scatto verticale e tu rimani la stessa, ma, di fatto, tu non puoi restare la stessa perché, se non cresci, inizi a comportarti in maniera infantile: regredisci. Questo è uno dei problemi più gravi che l’umanità di oggi deve affrontare. L’evoluzione spinge con forza affinché ogni cosa cresca. Ma con l’uomo ha finito: ora sei diventata consapevole e puoi fare quello che vuoi, sei tu che scegli. Sartre dice che l’uomo è condannato a essere libero, “condannato” a essere libero! La natura intera è rilassata perché non c’è libertà. La libertà è un peso enorme, per questo non la amiamo. Per quanto fiato si sprechi a parlarne, nessuno ama la libertà, tutti ne hanno paura: è pericolosa! In natura non esiste libertà, ecco perché esiste un silenzio sconfinato! Non puoi dire a un cane: “Sei imperfetto…”. Ogni cane è perfetto, lo è perché un cane non è libero di essere: è spinto dall’evoluzione, è prefabbricato, non si è fatto da solo ne può scegliere quale università sarà più adatta alla sua crescita. Una rosa è una rosa. Per quanto bella, non è libera, è solo una schiava. Osserva la rosa: è bella, ma è schiava, è spinta dalla natura, non ha la libertà di fiorire o di non fiorire. Non ci sono problemi, non ha scelta: un fiore deve fiorire. Il fiore non può dire: “non mi piace fiorire…” oppure “mi rifiuto”, non ha voce in capitolo. Per questo la natura è così silenziosa: è succube. Non può errare, non può fare qualcosa di sbagliato. E se non puoi sbagliare, se fai tutto “giusto” non dipende da te, sei solo spinta da forze esterne a te. La natura è in uno stato di profonda schiavitù. Con l’uomo, per la prima volta, entra in gioco la libertà. L’uomo ha la libertà di essere o non essere. Ed ecco che subentra l’angoscia, il timore rispetto alla possibilità di farcela, alla possibilità di essere o non essere, la paura di ciò che accadrà. Esiste un tremore profondo, ogni momento è un attimo di sospensione: non c’è nulla di fisso o di certo, nulla con l’uomo è scontato, tutto è imprevedibile. Noi tutti parliamo di libertà, ma a nessuno piace, quindi continuiamo a parlarne, ma poi creiamo forme di schiavitù. Ogni nostra singola libertà è solo un cambiamento di catene. Continuiamo a passare da una forma di schiavitù a un’altra, da un vincolo a un altro: a nessuno piace la libertà, perché fa paura. Adesso tocca a te decidere e scegliere; invece, noi chiediamo sempre a qualcun altro o a qualcos’altro di dirci cosa fare: la società, il maestro, i testi sacri, la tradizione, il buon costume, i genitori. Qualcun altro dovrebbe dirci cosa fare, qualcuno dovrebbe mostrarci il cammino, in quel caso potremo seguirlo, da soli, invece, non riusciamo a muoverci. C’è libertà e c’è paura. Ecco perché esistono tante religioni… a causa di una paura della libertà profondamente radicata. Tu non puoi essere un semplice essere umano, devi essere un cristiano, un hindu o un musulmano. Per il solo fatto di essere un cristiano perdi la libertà, essendo un hindu non sei più un uomo, perché ora dici: “Seguirò la tradizione. Non mi avventurerò nell’ignoto, nell’incerto, nell’inesplorato, mi muoverò lungo un cammino ben tracciato. Mi muoverò dietro a qualcuno, non mi muoverò solo. Sono un hindu, mi muoverò con una folla, non mi muoverò in quanto individuo. Se mi muovessi come un individuo, da solo, ci sarebbe libertà. In quel caso, in ogni istante dovrei decidere, in ogni istante dovrei dare alla luce me stesso, in ogni istante dovrei creare la mia anima. E nessun altro ne sarebbe responsabile, alla fine sarei io l’unico responsabile”. Nietzsche ha detto: “Ora Dio è morto e l’uomo è totalmente libero”. Se Dio è davvero morto, allora l’uomo è totalmente libero. E l’uomo non teme tanto la morte di Dio, teme molto di più la sua libertà. Se esiste un Dio, va tutto bene, se Dio non esiste, tu sei totalmente libero, condannato a essere libero. Adesso fai ciò che vuoi e soffrine le conseguenze: nessun altro ne sarà responsabile. Erich Fromm ha scritto un libro dal titolo Fuga dalla libertà. Ti innamori e cominci a pensare al matrimonio. L’amore è libertà, il matrimonio è una schiavitù, ma è difficile trovare una persona che si innamora e non pensi al matrimonio. Poiché l’amore è libertà, nasce la paura. Il matrimonio è una cosa fissa, non fa tanto paura. Il matrimonio è un’istituzione, è morto, l’amore è un evento, è vivo: si muove, può cambiare; il matrimonio non si muove mai, non cambia mai. Per questo il matrimonio rappresenta una certezza, una sicurezza – con il matrimonio nasce anche la più grave forma di prostituzione legalizzata: “il sesso è un dovere coniugale”, che tristezza…- L’amore non ha certezze né sicurezze… e nemmeno doveri e obblighi… l’amore rende liberi… l’amore è incerto. In qualsiasi momento potrebbe svanire nel nulla, così come dal nulla è comparso. Potrebbe scomparire in ogni istante! E’ qualcosa di ben poco terreno, non ha radici nella Terra, non ha a che fare con il calcolo e la razionalità: è del tutto imprevedibile. Pertanto: “Meglio sposarsi, così da mettere radici. Di certo questo matrimonio non può evaporare nel nulla… è un’istituzione!” E come nell’amore, in ogni altro ambito, nel momento in cui ci imbattiamo nella libertà, la trasformiamo in una schiavitù. Prima lo si fa, meglio è! Così ci si tranquillizza. Ogni istituzione sarà inevitabilmente qualcosa di orribile, perché è solo la carcassa di qualcosa che era vivo. Ma con qualunque cosa viva è inevitabile che ci sia incertezza. “Vivo” significa che può variare, che può cambiare, che può diventare diverso. Ti amo e l’istante successivo potrei non amarti, ma, se sono tuo marito o tua moglie, tu puoi essere sicuro che anche il prossimo istante sarò tuo marito o tua moglie. E’ un’istituzione. Le cose morte sono permanenti, le cose vive sono momentanee, variabili, transitorie. L’uomo ha paura della libertà e la libertà è l’unica cosa che fa di te un uomo, una donna. Quindi, distruggendo la nostra libertà, manifestiamo in realtà tendenze suicide. E con questa distruzione, distruggiamo tutte le nostre possibilità di essere, a quel punto va bene avere, perché avere significa accumulare cose morte!!! Puoi continuare ad accumulare senza fine, e più accumuli, più ti senti sicuro… Quando dico: “Ora l’uomo deve muoversi in maniera consapevole”, intendo proprio questo: devi diventare consapevole della tua libertà e anche della tua paura della libertà. In che modo puoi utilizzare la tua libertà? La ricerca interiore non è altro che questo: uno sforzo per evolvere consapevolmente, uno sforzo per utilizzare questa libertà. Adesso i tuoi gesti fatti con consapevolezza, in quanto scelte consapevoli, acquistano rilievo. Qualsiasi cosa tu faccia in modo inconsapevole è soltanto parte del tuo passato: il tuo futuro dipende da azioni consapevoli. Anche il più piccolo atto, il gesto più semplice, fatto con consapevolezza, con presenza attenta e cosciente, ritma una crescita. Perfino l’azione più semplice, quella più comune, fatta con presenza attenta e consapevole, comporta una crescita.” “Ciò che il bruco chiama ‘fine del mondo’ per il resto del mondo È una bellissima farfalla.” Lao Tzu
“Ti domanderanno come si traversa la vita. Rispondi: come un abisso, su una corda tesa, in bellezza, con cautela, oscillando.” Agni Yoga
“L’uomo perfetto usa la mente come uno specchio. Non afferra nulla, non rifiuta nulla. Riceve ma non conserva.” S. Tierno – Bokar
“Ogni essere umano ha due gruppi di forze dentro di sé. Un gruppo si attacca alla sicurezza e al difensivismo, per paura tende a regredire, ad avvinghiarsi al passato; l’altro gruppo di forze spinge l’uomo verso la pienezza e l’unicità del Sé, verso il funzionamento totale di tutte le sue capacità…” A.Maslow
“In ultima analisi, noi contiamo qualcosa solo in virtù dell’essenza che incarniamo, se non la realizziamo, la vita è sprecata.” C.G. Jung
“L’amore è una conseguenza della libertà: ne è la fragranza. Prima devi essere libero, poi l’amore seguirà.” Osho
“Come potrai mai conoscere l’altro? Amalo semplicemente per ciò che è, senza alcun giudizio, e avverrà un miracolo.” Osho
“A volte sii profondamente radicato alla terra, altre volte vola alto nel cielo: pian piano diventerai l’orizzonte in cui quegli estremi si incontrano.” Osho
E’ facile rinunciare all’amore, essere celibi. Ma amare e non essere gelosi, amare e non essere possessivi, amare e dare all’altro assoluta fiducia e libertà è la grande realizzazione. L’amore dovrebbe essere come il respiro: una qualità implicita. Non si tratta di essere innamorati di qualcuno, si deve essere amore… Tu Sei Amore
“Essere vivi significa avere una danza nel cuore; avere ogni fibra del proprio essere colma di musica celestiale; sperimentare il flusso eterno della vita nelle proprie vene.” Osho
Non esiste il paradiso e non esiste l’inferno. Non esistono geograficamente, fanno solo parte della nostra psicologia. Sono realtà psicologiche. Vivere una vita di spontaneità , verità, amore e bellezza significa vivere in paradiso. Vivere una vita di ipocrisia, menzogne e compromessi – vivere una vita seguendo le aspettative altrui – significa vivere all’inferno. Vivere liberi è il paradiso, vivere limitati è l’inferno. La mia idea del paradiso non è ultraterrena. Il paradiso è qui – dobbiamo solo conoscere il modo per viverci. Anche l’inferno è qui – e noi conosciamo benissimo il modo per viverci. Dobbiamo solo cambiare la nostra prospettiva, il nostro approccio alla vita. La terra è bellissima. Se cominciamo a vivere la sua bellezza e a godere delle sue gioie, senza sensi di colpa nel cuore, siamo in paradiso. Se condanniamo ogni cosa e ogni piccola gioia – se diventiamo un censore, un avvelenatore – allora questa stessa terra diventa un inferno. Dipende da noi dove vivere, dipende dalla nostra trasformazione interiore. Non è solo un cambiamento del luogo esterno, ma soprattutto è un cambiamento del nostro spazio interiore. Vivi con gioia, vivi senza sensi di colpa, vivi totalmente, vivi intensamente: allora il paradiso non è più un concetto metafisico, ma diventa la tua esperienza personale.
U.G.K. Uppaluri Gopala Krishnamurti - Il coraggio di essere liberi dal passatoSe raggiungete tutti gli obiettivi che vi siete posti, il successo, il denaro, la fama, una buona posizione, il potere, allora siete felici. Nel ricercare queste cose, lottate duramente. Ci mettete una grande quantità di volontà e di sforzo. Se avete successo, non avete problemi. Ma non è possibile avere sempre successo, lo sapete, no?! Ma, in qualche modo, c’è sempre in voi la speranza di un possibile successo futuro. Quando capite che non potete riuscire sempre in tutto, cadete nella frustrazione. Ma, nonostante ciò, vi rimane la speranza. Sia in ambito materiale, sia in quello spirituale, rimane sempre il desiderio di riuscire a raggiungere l’obiettivo che vi siete preposti. Dovete darmi una mano. Non sono qui per tenere un discorso. Io chiedo sempre alle persone che vengono a trovarmi di essere molto chiare riguardo ciò che vogliono. “Voglio questo”, “Non voglio quello”. Va bene. Una volta che sapete esattamente ciò che volete, sarete in grado di trovare i modi e i mezzi per soddisfare i vostri desideri. Sfortunatamente la gente vuole un mucchio di cose nello stesso tempo. Cristallizzate tutti i vostri desideri in un unico desiderio basilare, dato che tutti i vostri desideri sono una variante dello stesso desiderio. Voi rifiutate il mio avvertimento che l’uomo vuole essere sempre felice, senza neanche un raro momento di infelicità, o vuole un piacere permanente senza il dolore, ma questo come dicevo poc’anzi è fisicamente impossibile. Il corpo non può trattenere troppo a lungo nessuna sensazione, sia piacevole sia dolorosa. Se lo fa, distrugge la sensibilità degli organi di percezione e del sistema nervoso. Nell’attimo in cui riconoscete una particolare sensazione come piacevole, subentra subito la richiesta che questa possa durare a lungo. Ma tutte le sensazioni, la cui intensità dipende dall’importanza che vi date, hanno una durata limitata. Quando separate voi stessi dalle sensazioni piacevoli, nasce la richiesta di estendere il limite di quelle sensazioni, o dei vostri momenti di felicità, e iniziate a pensare a come poterlo fare. Questo pensiero ha mutato in un problema quella particolare richiesta di far durare questa sensazione piacevole più a lungo. L’ha trasformata in un problema per il funzionamento del corpo e di conseguenza diventa una nevrosi. Il corpo fa l’impossibile per gestire questi problemi, ma il pensiero gli rende difficile trattare la cosa in modo naturale, perché tenta di risolverla a livello psicologico o religioso. In realtà, questi problemi sono di tipo neurologico, e se lasciate fare al corpo farà un lavoro migliore di quanto state facendo voi cercando soluzioni a livello psicologico o religioso. Tutte le soluzioni che ci sono state offerte e le soluzioni che abbiamo adottato per secoli non hanno portato niente di buono tranne un po’ di sollievo. Sono state un palliativo per aiutarci a sopportare il dolore. Ma non ci siamo liberati affatto da questo dolore, perché speriamo ancora di risolvere il problema con lo stesso strumento che lo ha creato. Però l’unica cosa che questo strumento può fare è creare problemi. Ma non può mai, dico mai, risolverli.
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