Psicosomatica Metacorporea Integrata |
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A c c a d e m i a
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B e n e s s e r e
P s i c o s o m a t i c o
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La mente e il corpo al servizio del benessere e dell’armonia
L’Approccio Psicosomatico nella visione simbolico-energetica
“Ama il tuo corpo e rispettalo: è il Tempio in cui vivi, è ciò che ti è più vicino…” Osho
Indice: Introduzione alla Psicosomatica - Discipline del Benessere Psicosomatico - Biodinamica Craniosacrale – Pranoterapia - Zen Massage - Massaggio Psicosomatico - Riflessologia Plantare - Meditazione che guarisce - Respirazione Consapevole - Yoga Integrato - I Cinque Tibetani – Reiki - Training Autogeno - Digitopressione - Bioenergetica Integrata
Introduzione alla Psicosomatica “Nel quotidiano siamo soliti concepire la salute in modo limitato o, meglio, in una modalità di base, cioè come assenza di sintomi e di dolore. Vivere senza guai fisici: la bellezza pura e semplice del “funzionare bene”, del sentire che la macchina-corpo è a posto, così da poterci muovere nel mondo senza limitazioni, facendo quello che vogliamo o che dobbiamo fare. È un bene prezioso questa salute di base, una libertà immensa e cristallina, di cui spesso ci rendiamo conto solo quando ci ammaliamo. E lì, nel momento in cui manca, essa ci si rivela anche nelle sue ulteriori valenze pratiche, racchiuse nella parola latina da cui deriva, salus: salvezza (dal dolore, dalla malattia, dal male) e conservazione (nel tempo, nello spazio, nell’azione). L’idea della non-malattia è alla base del nostro sentirci bene: una sensazione di pienezza, quando riusciamo a coglierla, e un desiderio — quello di “stare bene sempre” — istintivo e legittimo radicato in ognuno di noi. Eppure questa è di fatto una condizione che, per natura, non può essere costantemente presente. Non è la vera Salute: per quanto fondamentale, ne è solo una parte. Basta osservare la propria vita per vedere in atto l’alternanza di periodi senza alcun problema — anche molto lunghi — e di periodi fortemente sintomatici. Non c’è stata forse neanche una singola esistenza, nella storia dell’uomo, in cui la malattia non si sia manifestata almeno una volta nell’arco dell’intera esperienza individuale: lo rivelano i dati clinici attuali, i testi dell’antichità, gli scheletri dell’età della pietra. Sembra esserci una legge di natura per la quale prima o poi qualcosa debba giungere ad alterare il nostro equilibrio vitale, anche quando tentiamo di tutto per evitarlo. Questo qualcosa si chiama “crisi”.
La malattia è un’interruzione del nostro vivere: arriva con la sua forza di rottura e separa il tempo in un “Prima”, dai tratti più svariati, e in un “Adesso”, doloroso e confuso. La nostra vita scorreva tranquillamente quando, all’improvviso, ecco un’influenza che ci butta a terra per un settimana o un’appendicite acuta che ci porta dritti in sala operatoria, oppure un’anemia che ci indebolisce e ci obbliga ad angosciose ricerche diagnostiche. A volte, un’osservazione più attenta può rivelarci che la nostra vita non scorreva proprio del tutto tranquilla, e che, forse, non era del tutto nostra. Quel che conta è che ora stiamo male e ci sentiamo traditi perché la crisi, anche quando è preannunciata da mille segnali, ci coglie sempre di sorpresa. Il corpo ci ha giocato un brutto scherzo.., il corpo può fallire.., non è più una casa sicura. Anzi ci ostacola, ci rovina la giornata. Lontanissimi dall’idea che possa avere un qualsiasi senso, anche solo biologico, viviamo la caduta in crisi con dolore e disorientamento, con rabbia e frustrazione. E spesso con paura. Non potrebbe essere altrimenti. Eppure l’evoluzione naturale non ha eliminato le possibilità di crisi e di malattia, Intere specie viventi si sono estinte, cosa come diversi organi e funzioni si sono atrofizzati nel corso di milioni di anni per ricomparire, in forme diverse, in specie diverse. Ma la malattia no. Se questa fosse solo una dimenticanza o un errore, avrebbe già da tempo impedito la Vita nella sua multiformità. E invece non è così. Anzi, tutto induce a credere il contrario e cioè che proprio attraverso la crisi — nei suoi vari aspetti — la Vita rimescola la sua materia biologica e si afferma in modo sempre più complesso e consapevole. Dunque la malattia, per quanto dolorosa e sofferta, costituisce un momento fondamentale del vivere individuale e collettivo, senza il quale paradossalmente non può esserci salute né evoluzione, sia della materia che della coscienza. Solo così infatti la Natura spezza lo stato di cose precedente, il vecchio schema, e crea lo spazio per ricrearne un altro più adatto al presente. Il problema, per noi che la viviamo sulla nostra pelle, è che la crisi/malattia ci precipita nel disagio, senza darci suggerimenti diretti e leggibili sui cambiamenti da fare per star bene. E la patologia ci appare tanto più ‘muta e oscura” quanto più è grave, invalidante e talora mortale. “Ma come?! — viene da chiedersi — Se essa arriva per farci stare meglio, perché ci fa così male? E come posso attribuire un senso a qualcosa che rischia di farmi morire?”.
Se vogliamo uscire dall’impasse, dobbiamo abbandonare questa comprensibile emotività, acquisendo una visione più ampia. L’uomo è un’entità dinamica e poliedrica, in cui la psiche e il corpo non sono solo collegati fra loro — che è il modo di intendere la psicosomatica da parte della medicina tradizionale — ma esprimono la stessa realtà su piani diversi: uno più sottile (mentale, psichico e talora anche spirituale) e uno più materiale (corporeo). La malattia e i sintomi si collocano su questa complessità in movimento, e perciò per natura sfuggono all’indagine scientifico-razionale basata sui criteri di riproducibilità sperimentale. Tutte le civiltà antiche lo avevano compreso e — anche perché ignare dei meccanismi fisiologici — curavano le patologie basandosi esclusivamente sulla lettura simbolica, impregnata della loro specifica cultura e della religione di riferimento, Lo sciamano guaritore non sapeva nulla del funzionamento del corpo, ma spesso sapeva cogliere i contenuti simbolici profondi di un disturbo. Agiva su questi secondo rituali che, in quel contesto, avevano un’indubbia valenza. Molti morivano, ma la tribù si sentiva al sicuro... La medicina moderna, figlia della rivoluzione scientifica dei secoli scorsi, ha ribaltato questa impostazione: non ha alcuna considerazione dei simboli insiti nel corpo — che non sono “dimostrabili” secondo parametri scientifici — e si concentra solo sul suo funzionamento, privando così un sintomo della sua anima, e separando l’anima dal corpo. Si salvano molte vite eppure c’è tanto malessere e le patologie principali sono tutte in aumento, Entrambi questi approcci sono incompleti, perché non contemplano l’uomo nella sua compresenza di corpo e di anima, e il corpo nella sua doppia valenza di “macchina con automatismi” e di “materia ricca di senso”. E quando la medicina moderna mostra qualche apertura, lo fa sempre in modo riduttivo, ritenendo che si, in effetti, ci sono malattie influenzate in qualche modo dalla psiche, ma solo alcune, e più che altro si tratta di stress.
Per fortuna l’integrazione degli studi di psicologia del profondo (Georg Groddeck, Carl Gustav Jung, Erich Neumann, Maria Louise Von Franz) con le straordinarie intuizioni delle religioni e delle filosofie orientali e con le sempre maggiori conoscenze della fisica moderna (quantistica e sistemica), ha portato lungo il Novecento al concepimento di un nuovo sguardo sull’uomo, nel quale la scientificità dell’approccio medico non esclude, ma anzi ha bisogno della partecipazione dei simboli profondi dell’uomo ai processi di interpretazione, cura e guarigione. Questa visione non prevede affermazioni secche del tipo: «Questa malattia vuol dire che...‘ma è aperta a raccogliere intuizioni di senso, consigli e orientamenti dall’evento-malattia, senza chiuderlo in un significato preciso e immutabile. Così, se è possibile rintracciare tappe psicopatologiche e atmosfere esistenziali comuni a quasi tutti gli individui con quel preciso disturbo, è anche vero che uno stesso sintomo può avere un senso completamente diverso, a volte addirittura opposto, per una persona rispetto a un’altra.
È proprio questo lo spirito della parola “simbolo”, che deriva dal greco e vuol dire “tenere insieme, nello stesso momento”. Un simbolo psicosomatico che cosa tiene insieme? Tanti aspetti del nostro essere che secondo logica non potrebbero stare assieme Sappiamo tutti che mentre siamo al massimo della felicità può comparire malinconia, che a volte sul fondo della disperazione compare la serenità, che si può essere grati alla vita e al contempo arrabbiati con il destino. Allo stesso modo un sintomo è simbolico nel senso che, per esempio, può esprimere il desiderio e l’avversione per qualcosa, un bisogno di autonomia ma anche di dipendenza, la voglia di amare e l’urlo per non essere stati amati. Il corpo, inteso come simbolo, ritorna così a essere la sede in cui gli opposti sono compresenti, come avviene, in modo sincronico, a livello psichico. E sincronicità è la parola, utilizzata per la prima volta da Jung, che meglio chiarisce questo aspetto: qualcosa che avviene non solo nello stesso tempo, ma che ha pure lo stesso senso. Così, se una persona soffre di gastrite, anche a livello psichico troveremo atteggiamenti che, per analogia, sono simili a quelli dello stomaco infiammato...
Ora, forse, appare più evidente quanto sia importante il modo in cui affrontiamo un disagio psicofisico. La crisi è un momento “sacro” nel quale dobbiamo fare le mosse giuste per sfruttare — ovviamente quando è possibile, e spesso lo è — l’opportunità offerta dal disequilibrio. Allontanare i sintomi con i farmaci, trascurarli, eccedere nel cercare un senso a tutti i costi durante la fase acuta: ecco solo alcuni degli atteggiamenti sbagliati che possono far restare una crisi soltanto tale, e non una rinascita. Serve perciò uno sguardo neutro e aperto, che rifugga da integralismi, e cerchi di cogliere di volta in volta l’atteggiamento migliore per quel sintomo, in quel momento. Una visione davvero psicosomatica, e in tal senso olistica, deve sapersi plasmare sul dinamismo della realtà a cui si applica. Secondo questa chiave di accesso al corpo, ogni organo o tessuto è depositano di immagini arcaiche e di funzioni primarie, presenti in noi fin dalla notte dei tempi, che rappresentano un “modo di essere al mondo”: per esempio, la dimensione della pelle è quella della relazione con il mondo, quella dello stomaco è la disponibilità ad accogliere, quella del sistema immunitario è lo stato di allerta ecc. Ognuno di noi possiede tutte queste dimensioni, ma crescendo ‘abita” preferenzialmente una o alcune di queste: uno può vivere in stato di allerta, un altro agisce in base alle sensazioni “a pelle”, e via dicendo. Ciò significa che chi è calato in una dimensione d’organo, quando ha un problema o un conflitto interiore inconscio potrà esprimerlo più facilmente a livello di questa funzione organica. Al contempo, quando si presenta un sintomo, l’organo in cui esso insorge ci può “raccontare” diverse cose che la persona non sa di se stessa e che possono aiutare a trovare la giusta via di guarigione. Una guarigione, peraltro, che non va intesa solo come “sparizione di sintomi”, ma come l’approdo a un nuovo equilibrio più in sintonia con l’essenza della persona”.
Discipline del Benessere Psicosomatico
“Nella vita il compito principale dell’uomo è dare alla luce se stesso.” Erich Fromm
Biodinamica Craniosacrale "Pensate a voi stessi come a una batteria elettrica. Sembra che l’elettricità abbia il potere di far esplodere o di distribuire l’ossigeno, dal quale riceviamo i benefici che ci danno la vita. Quando esso fluttua liberamente in tutto il vostro sistema corporeo, vi sentite bene. Bloccatelo in una parte del corpo e ne deriverà una congestione". (Dr. A.T. Still, Autobiography of A.T. Still(A.T. Still; ristampato dall’American Aca-demy of Osteopathy, 1981))Dr. A.T. Still. La forza vitale intrinseca al corpo, il Respiro della Vita, fu considerata dal dottor Sutherland l’animatrice o la scintilla che sottende i ritmi involontari che egli scoprì. Alludendo all’origine di questo fenomeno, altri terapeuti professionisti vi hanno fatto riferimento come al “respiro dell’anima nel corpo”. Si ritiene che il Respiro della Vita porti in sé una “Potenza” (Potency) o“Forza” delicata, eppure poderosa, che quando si trasmette al corpo genera dei ritmi sottili. Sutherland si accorse del ruolo importante che ha il liquido cerebrospinale nell’esprimere la potenza del Respiro della Vita e nel distribuirla. Quando la potenza è sostenuta dal liquido cerebrospinale, essa produce un movimento simile alle maree, che è descritto come la sua fluttuazione longitudinale. Questo movimento è molto importante nel veicolare il Respiro della Vita in tutto il corpo e, finché è espresso, significa che c’è salute. Nel lavoro craniosacrale biodinamico, il funzionamento “in salute” del corpo si considera determinato dalla capacità della potenza del Respi-ro della Vita di manifestarsi liberamente per tutto il corpo.
Pranoterapia Concetto fondamentale della moderna pranologia è che tutti gli organismi viventi, e primo fra questi l'uomo, per essere vivi e star bene debbono essere pervasi in maniera ottimale da quella "energia" non quantificabile e non qualificabile, nota da tempo immemorabile come energia pranica e più recentemente come bioenergia o energia vitale. Essa è presente in ogni cosa ed in tutti i corpi, a qualunque regno appartengano, minerale, vegetale, o umano. Compenetra tutto, stando in ogni atomo, in qualsiasi elemento. Pur non essendo materia è tuttavia presente in ogni forma di materia; non è aria, ma si manifesta nell'aria ; non è acqua, ma la troviamo nell'acqua ; è nel calore del sole ma non è nessuna delle sue onde luminose. Laddove non fluisce non vi è vita. Quando le pietre preziose, ad esempio, perdono la loro bellezza, il gioielliere dice che sono morte, inconsapevolmente a significare che i flussi vitali non circolano più in esse. Ne consegue che quando questa energia abbandona un qualunque corpo, sia esso animale o vegetale, esso cessa di vivere e si decompone. Si decompone proprio perché l'energia pranica non lo tiene solamente in vita, ma anche unito. Noi siamo vivi e stiamo bene quando il prana "fluisce" in modo equilibrato. Se c'è una qualsiasi interferenza, un qualsiasi blocco, ecco che si determina la malattia. La guarigione, comunque ottenuta, non è altro che il ripristino dell'armonico rifluire dell'energia vitale. Questa energia può essere gestita. E' quello che fa il pranoterapeuta. Egli, in sostanza, non fa altro che rimuovere con il suo tocco, il suo massaggio o il suo passaggio, tutta quella serie di blocchi che, per un motivo o per l'altro impediscono lo scorrere naturale del prana, il suo calmo pulsare secondo i ritmi della natura in tutta armonia. Il male, qualsiasi ne sia la causa, non importa se determinata da fattori esterni od interni, è sempre causato da qualcosa che scompiglia l'ordinato lavorio degli organi cellulari, un'interferenza o un blocco per cui gli stimoli non arrivano nel modo giusto, così causando disordine ed il proliferare della malattia. Noi siamo strutturati per poter stare "sempre" bene. Abbiamo tali e tante di quelle autodifese capaci di far fronte a qualsiasi evenienza che, se queste non funzionano è perché non sono state "stimolate" a dovere. La cura pranica non fa altro che ovviare a questi inconvenienti, tramite degli input diretti agli organi mal funzionanti, onde ripristinare la loro corretta e piena funzione. Al contrario della medicina tradizionale, per la terapia pranica non esiste la malattia come base di studio, ma il malato. Non ci si sofferma, e tanto meno si cura il solo sintomo. Si va ben oltre, nel più profondo, onde pervenire alla causa.
Zen Massage La stanza silenziosa non parla, sembra immersa in una meditazione profonda. Anche i fiori, sempre presenti sul tavolino a terra, ricevono i raggi solari del pomeriggio che filtra dalle stuoie di paglia alle finestre, senza aggiungere colore. Il colore caldo del pomeriggio si diffonde attraverso la penombra della stanza e disegna sul muro l’ombra dei tralci e delle foglie del rampicante che sale dal giardino. Si respira un’aria dal sapore dolce, piacevolmente calda, come un ricordo gradevole. Il silenzio è diffuso. Un silenzio ovattato, come quello delle orme di una lepre sulla neve bianca, viste dalle finestre accanto alla stufa a legna. Una musica silenziosa passa. Il vento fuori muove le foglie e il sole illumina il volto di una persona distesa a terra sul materassino di cotone, sul pavimento di paglia di tatami. Ma la persona non sembra accorgersene, ha il volto morbido rilassato, è immersa in un viaggio che la porta lontano, lontano dentro di sé. Le mani si muovono da sole accarezzando il corpo della persona, ora veloci, ora pulsano, ora si fermano. Non si distingue più il confine fra le mani e il corpo, tra la mente e il silenzio, tra la persona e l’universo. Come un’unione mistica, come l’airone bianco sulla neve bianca: sono uguali ma distinti. Il tempo non passa, perché non è mai entrato in questa stanza, così la persona distesa, dopo aver viaggiato attraverso la notte per molte notti, quando arriva al suo mattino arriva dolce come la gioia del silenzio nei giorni festivi… e tutto questo è… terapia zen, Ten Shin.
Massaggio Psicosomatico Il massaggio è, per molti versi, il più naturale dei rimedi. Toccarsi il corpo dove fa male sembra un istinto fondamentale, almeno quanto fuggire davanti al pericolo o mangiare quando si ha fame. Secondo gli esperti, per quanto umile o poco tecnologico possa apparire, il massaggio rappresenta una potente forma di terapia. “Il massaggio contribuisce enormemente al processo di guarigione ed è uno dei migliori sistemi per favorire la circolazione sanguigna e dare sollievo a tutta una serie di disturbi, dal mal di testa alla rigidità articolare, dalla sindrome premestruale all’ansia e alla depressione” afferma Vincent Luppo, medico naturopata nonché direttore dell’Istituto Morris per le terapie naturali nel New Jersey. “Il massaggio è un’arte sottile, non si tratta soltanto di abilità tecniche, ma piuttosto di amore e passione per il benessere e l’armonia della persona con la quale si sta trattando. Attraverso il tocco fisico l’anima del massaggiatore penetra nel corpo dell’altro affinché le tensioni più intense si sciolgano… il corpo intero diventa come i tasti di un organo e sentirai in te la creazione di un’armonia, una sinfonia cosmica ti attraverserà…” Afferma Osho, mastro di realtà. Anche se è antico, più di qualunque libro di storia, solo di recente molte ricerche hanno cominciato a svelare i suoi misteri… In primo luogo il massaggio fa rallentare la secrezione di cortisolo (l’ormone dello stress) da parte dell’organismo… inoltre farebbe aumentare la produzione naturale di un altro ormone, la serotonina, che ha notevoli effetti positivi sull’umore, sul sistema immunitario e sulla prevenzione delle emicranie. Una ricerca che è stata svolta su ventotto ammalati di cancro ha mostrato per esempio che i soggetti che ricevevano un massaggio alla schiena di appena dieci minuti riferivano, subito dopo il trattamento, un sollievo significativo dalle sensazioni di dolore. Sulla base di anni di studi e ricerca scientifica il Centro di Psicosomatica Energetica bioFisica mette a punto una tecnica del tutto innovativa e rivoluzionaria… Partendo da un pluralismo teorico radicato nelle più antiche tradizioni, da oriente a occidente, nasce il nostro “Massaggio Psicosomatico bioFisico”: la caratteristica fondamentale che lo distingue è la sua capacità di riequilibrare e rivitalizzare ad un livello molto profondo e sottile chiunque decida di prestarsi alla sua efficacia… La sua applicazione non conosce limiti, è un’onda di benessere che avvolge i corpi e alleggerisce gli animi!
Riflessologia Plantare Li strizziamo nei calzini, li costringiamo in scarpe dalle fogge bizzarre, ci appoggiamo su di loro, li usiamo per spostarci, ci saltiamo sopra e gliene facciamo passare di tutti i colori per ore intere. Nessuno stupore quindi se i nostri piedi, a fine giornata, chiedono insistentemente un po’ di dolcezza. Perché allora non coccolarli un po’? niente è più rilassante di un massaggio ai piedi. Se poi ci prendiamo la briga di imparare qualche tecnica particolare come quella della riflessologia plantare, secondo gli esperti ne trae vantaggio tutto l’organismo. Secondo i principi della riflessologia, certe zone dei piedi sono direttamente collegate con le diverse parti del corpo e strutture anatomiche, compresi i muscoli, le ossa, gli organi. Massaggiare queste zone o punti, dette zone o punti ‘riflessi’, favorisce il rilassamento dei punti collegati e quindi il loro riequilibrio, fornendo così una possibilità di autoguarigione. Dato che in ogni piede si trovano oltre settemila terminazioni nervose, gli esperti ritengono che proprio questo sia il punto ideale dal quale cominciare a offrire sollievo. Secondo i riflessologi il corpo è suddiviso verticalmente in dieci ‘zone energetiche’. Ogni tendine, legamento, organo, muscolo, osso, cellula cerebrale ricade quindi in una di queste zone, che terminano tutte sulla pianta dei piedi. In questa ottica i piedi diventano come specchi che riflettono tutto il resto del corpo. Se le zone riflesse dei piedi corrispondono a ciascuna di queste parti, massaggiarle stimola il processo di guarigione. nelle parti corrispondenti in tutto il corpo. Gli esperti nel settore affermano che la riflessologia funziona, oltre che a stimolare il processo di guarigione, anche nella prevenzione: aiuta l’organismo a funzionare senza problemi, migliora la circolazione sanguigna, stimola l’eliminazione delle impurità, tiene il sistema in equilibrio e dà energia garantendo al sistema immunitario di affrontare meglio qualunque difficoltà.
Meditazione che guarisce La pace della mente fa guarire. L’idea è antica quanto la stessa civiltà, e moderna quanto le prove che la dimostrano. “La meditazione ha un’azione potente sull’organismo”, afferma Steven Fahrion, direttore delle ricerche presso l’Istituto di salute psico-fisica ‘Scienze della Vita’ nel Kansas. “Può aiutare ad affrontare qualsiasi problema di salute collegato allo stress, dall’emicrania alle ulcere gastriche fino agli attacchi di panico. Penso che chi è capace di raggiungere la pace della mente faccia spesso l’esperienza di una guarigione a livello fisico e mentale”. In effetti diversi ricercatori hanno scoperto che le tecniche di meditazione incrementano le difese immunitarie, riducono la collera, fanno fumare di meno e danno sollievo all’insonnia, al mal di schiena, all’ipertensione, al mal d’auto, all’impotenza, alla sindrome premestruale, ai problemi della menopausa e alla sindrome del colon irritabile. Associate alle terapie classiche, queste tecniche aiutano anche a controllare il diabete, la psoriasi, l’artrite reumatoide, le fobie e la depressione… Di solito la nostra consapevolezza è sovraccarica di scorie, assomiglia a uno specchio coperto di polvere. La mente è un traffico continuo, un estenuante flusso di pensieri, di desideri, di ricordi, di ambizioni: è un traffico inarrestabile! Giorno dopo giorno, perfino quando dormiamo, la mente è sempre in funzione, sogna. Continua a rimuginare, è sempre immersa in ansie e preoccupazioni. Si prepara per il domani: preparativi segreti sono in atto. Questa è una condizione non meditativa. La meditazione è esattamente l’opposto. Quando il traffico si è dissolto, non vi è più un agitarsi di pensieri e siamo in un vero silenzio… questa è meditazione! Una vera e propria trascendenza dal traffico della mente. La meditazione è una condizione naturale che abbiamo perso. E’ come un paradiso perduto, ma il paradiso può essere riconquistato. Guarda negli occhi di un bambino, osserva e vedrai un silenzio straordinario, vedrai l’innocenza. Ogni bambino nasce in uno stato meditativo. Ma deve essere iniziato agli schemi della società: gli si deve insegnare come pensare, come fare i suoi calcoli, come ragionare, come discutere; gli si devono insegnare le parole, il linguaggio, i concetti. E pian piano, egli perde il contatto con la sua innocenza. Viene contaminato, corrotto dalla società, diventa un meccanismo efficiente: non è più un uomo! Occorre riconquistare quello “spazio”. L’abbiamo conosciuto in passato, per questo, spesso capita che chi si affaccia per la prima volta alla meditazione rimane sorpreso: ha una fortissima sensazione di aver già conosciuto quello “spazio”… Ed è una sensazione vera: l’abbiamo conosciuto in passato, l’abbiamo solo dimenticato. Il diamante si è smarrito sotto un mucchio di rifiuti. E se riusciamo a portarlo su alla luce, lo riavremo… ci appartiene! In un giorno qualsiasi, basta scavare un poco per ritrovare la sorgente che ancora fluisce, la sorgente di fresche acque. E questa riscoperta è la gioia più grande della vita.
Respirazione Consapevole Per sostenere la vita abbiamo bisogno di cibo e di acqua, ma più indispensabile ancora per noi è il respiro, il vero nutrimento della vita. Non soltanto siamo quello che mangiamo, ma, se cambiamo il modo con cui respiriamo, modifichiamo anche la nostra persona. Per esempio, se siamo spaventati il respiro si fa meno profondo (si chiama ‘respiro clavicolare’). Se prolunghiamo la pratica del respiro clavicolare, potremmo avere un attacco di panico. Noi obbediamo al respiro, e il respiro obbedisce a noi. Il controllo consapevole del respiro è una parte essenziale del processo di guarigione. Il respiro contiene il prana, o Forza vitale, che determina il flusso energetico, la salute fisica e il benessere psicologico di una persona. La scienza della respirazione è chiamata pranayama, che significa ‘condurre o guidare la Forza vitale’. I polmoni e la pelle sono le nostre superfici di scambio con il mondo esterno. Facciamo uno scambio di prana mediante la nostra pelle e i nostri polmoni, che sono delle vere e proprie spugne, e conduciamo questo prana fino alle nostre cellule. Dobbiamo tener conto di quanto precede nel nostro comportamento quotidiano; sarebbe un grave errore disconoscerlo. La scienza del respiro ci dà le tecniche psicofisiologiche necessarie al controllo e all’utilizzazione cosciente di queste energie per la nostra fioritura fisica e psichica, fronteggiando in tal modo qualunque tipo di disagio si presenti nel nostro quotidiano.
Yoga Integrato Che cosa c’è di più naturale di un profondo respiro? O di stiracchiarsi piacevolmente dalla testa alla punta dei piedi? O di fare colazione a letto il sabato mattina, lasciando che i pensieri della settimana trascorsa entrino ed escano tranquillamente dalla mente? Questo è lo Yoga: non i contorsionismi o una segreta filosofia orientale. Fare yoga significa prima di tutto imparare a collegare corpo e mente, per darsi un’opportunità di guarire. La pratica dello yoga si compone di quattro parti: la respirazione, il rilassamento, la meditazione e le posizioni. Tutte insieme, queste pratiche rilassano il corpo e danno chiarezza alla mente, lasciandovi più energetici e vigorosi, con una sensazione di contentezza e pace interiore. Gli esperti e ricercatori scientifici affermano di aver innanzitutto sperimentato di persona i potenti effetti dello yoga e di aver osservato miglioramenti in problemi come la sterilità, l’artrosi, il colesterolo alto, il mal di schiena e molto altro. Ormai diverse ricerche vanno sempre più dimostrando tutte queste affermazioni. Alcuni ricercatori britannici, per esempio, hanno studiato gli effetti dello yoga su diciotto soggetti asmatici, di età compresa tra i diciotto e i cinquantaquattro anni. Il risultato è stato che tutti e diciotto hanno riportato un notevole miglioramento del disturbo grazie all’uso delle tecniche di respirazione yoga. I ricercatori hanno anche scoperto che, mentre eseguivano gli esercizi di respirazione, i soggetti mostravano un aumento della resistenza nei confronti dell’istamina, una sostanza chimica prodotta dall’organismo, implicata nello scatenamento degli attacchi di asma. Lo yoga solleva anche lo spirito e riduce lo stress. Gli scienziati della City University di New York hanno effettuato una ricerca su sessantatre studenti che si erano offerti volontari per una lezione di yoga per principianti. Alla fine della lezione tutti gli studenti si sentivano meno ansiosi, meno tesi, meno depressi arrabbiati e stanchi. E i risultati si stabilizzarono nelle lezioni successive.
I Cinque Tibetani Da migliaia di anni, i mistici orientali affermano che il corpo possiede sette centri energetici principali che corrispondono alle sette ghiandole endocrine. Gli ormoni secreti da tali ghiandole regolano tutte le funzioni corporee. Di recente la ricerca medica ha reso noto con prove attendibili che persino il processo di invecchiamento è regolato dagli ormoni. Sembra che la ghiandola pituitaria inizi a produrre un “ormone della morte” al principio della pubertà. A quanto pare, l’”ormone della morte” interferisce con l’abilità delle cellule di utilizzare ormoni benefici come quello della crescita. Di conseguenza cellule e organi a poco a poco si deteriorano e, infine, muoiono. In altre parole, il processo di invecchiamento esige il proprio tributo. Lo scopo delle Cinque pratiche psicocorporee Tibetani è quello di modulare lo squilibrio dei sette centri energetici del corpo in modo tale che anche lo squilibrio ormonale ne viene, di conseguenza, normalizzato. In tal modo le cellule possono replicarsi e prosperare come quando eravamo molto giovani. Potremmo davvero sentirci, vederci diventare più giovani giorno dopo giorno. C’è solo un modo per scoprire se i Cinque riti psicocorporei hanno effetti benefici su di voi, è quello di provarli! Metteteli in pratica e offrite loro una possibilità di riuscita...
Reiki In Giappone tutti conoscono il Reiki. Il Reiki è energia della vita, un’energia che viene onorata e che viene usata come guida per la vita quotidiana. Ogni aspetto della vita ha la sua cerimonia, la sua tradizione fondata sulla comprensione del Reiki come energia vivente. Questo atteggiamento nei confronti dell’esistenza ha creato all’interno della cultura giapponese delle discipline, ovvero dei modi di vivere fra cui il Sistema di Guarigione Naturale di Usui. Questo Sistema è l’arte della guarigione, un modo per riconquistare l’unità fondamentale adottando un tipo di vita particolare. Per quanto oggi il termine “Reiki” sia usato per identificare il Sistema di Guarigione Naturale di Usui, è più preciso dire che si studia tale sistema per diventare Uno con il Reiki nella Vita. Il dono del reiki al mondo occidentale è un semplice sentiero per vivere la vita come un’esperienza sacra ed onorevole. L’essenza della tradizione orale e il legame costante tra lo studente e il suo Maestro e mentore, fonte della tradizione. Da questo legame non derivano conferme, controlli o garanzie di una qualsiasi sicurezza, ma una guida, una pietra di paragone, mentre lo studente cerca la sua via personale attraverso i labirinti della mente e delle credenze… Lasciate fluire le storie in quel vostro luogo interiore in cui abita la saggezza; lasciate che sia la vostra saggezza a guidarvi nella vita quotidiana.
Training Autogeno Vi sembrerà strano, forse banale, ma molta gente non conosce le sensazioni che prova se non in modo molto generico e superficiale… Ciò che importa non è “quanto” si sente, bensì il sentire che sono “Io” ad agire, a provare la sensazione… E’ il risveglio dei sensi che porta spontaneità e apertura di percezione, per questo dobbiamo recuperare il contatto e la consapevolezza del nostro corpo. Imparare ad ascoltare il nostro corpo significa conoscere, per esempio, quando è il momento di lavorare e quando invece quello di riposare… Stare in sintonia con le reazioni di tutto il corpo significa essere sulla Via della Salute… Nella società contemporanea le sollecitazioni provenienti dal mondo esterno aumentano continuamente; si sente sempre più il bisogno di scaricare le tensioni accumulate; diventa sempre più difficile dedicarsi uno spazio per rigenerare il corpo e la mente… Il Training Autogeno è appunto un mezzo per calarsi dentro di sé e permette a ciascuno di noi, attraverso tecniche di distensione, una presa di coscienza e un’accettazione del proprio Io. Solo nella consapevolezza di questa realizzazione si potranno sviluppare le infinite energie che ognuno di noi possiede e che utilizza normalmente in ridottissima parte.
Digitopressione Quasi certamente avete sentito parlare dell’agopuntura. Magari avete visto qualche fotografia con persone trasformate in puntaspilli, trafitte da decine di aghi in ogni parte del corpo. Ma che cosa sapete della digitopressione? In questa tecnica di guarigione al posto degli aghi si usano le dita, o le mani, per esercitare una pressione. L’obiettivo è identico: stimolare ciò che in oriente chiamano il qi, ovvero l’energia di base dell’organismo. Secondo molti medici è una tecnica molto efficace nel trattamento di alcune malattie e nella terapia del dolore. “La digitopressione può essere ancora più potente dell’agopuntura nel dare sollievo ai dolori, ai piccoli disagi e allo stress della vita quotidiana”, sostiene Michael Reed Gach, direttore dell’ Istituto di Digitopressione di Berkeley (California), secondo il quale può essere usata vantaggiosamente per disturbi assai comuni quali cefalea, mal di schiena, sinusite, dolori cervicali, affaticamento oculare e crampi mestruali. La digitopressione può inoltre attenuare il dolore di molte lesioni, favorire la guarigione di traumi sportivi, dar sollievo all’insonnia, alla stitichezza e ad altri disturbi digestivi.
Bioenergetica Integrata Gli esercizi di Bioenergetica sono nati negli anni Sessanta grazie all’esperienza dello psicoterapeuta americano Alexander Lowen. Egli ritiene che pensare (mente) e sentire (corpo) sono due azioni legate tra loro da processi energetici; ad esempio, se una persona è depressa e nutre pensieri di disperazione e fallimento, anche il suo corpo si mostrerà analogamente poco vitale e scarico energeticamente. Quando il nostro corpo non produce energia, significa che i processi energetici, quali la respirazione e il metabolismo sono bloccati. Se la mente può influenzare il corpo, è vero anche il contrario e ciò significa che aiutare una persona a migliorare direttamente la respirazione, l’autoespressione e la percezione delle sensazioni corporee può produrre un effetto positivo e duraturo sul suo atteggiamento mentale.
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